I Radicali rieleggono Magi senza affrontare il dramma della scissione di fatto

Ma è tutto a posto? Forse solo apparentemente

Marianna Rizzini

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I Radicali rieleggono Magi senza affrontare il dramma della scissione di fatto

Riccardo Magi (foto LaPresse)

Roma. Non è finito come sembrava stesse per finire due giorni fa, il XVI congresso di Radicali Italiani che ha seguito la convention radicale sull’Europa. Non si è cioè riprodotto a livello visibile, con candidature contrapposte, lo scontro tra il segretario uscente e ieri rieletto Riccardo Magi e il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni Marco Cappato sulla “natura” del movimento radicale. E però il tema – farsi (o rifarsi) partito elettorale o no? – resta sottotraccia, chiuso per ora nel cassetto (ma fino a quando?). Nella mozione finale, infatti, non resta traccia di quello che Magi aveva inizialmente proposto: una modifica statutaria per abolire il divieto, per Radicali italiani, di presentarsi in quanto tali e con il proprio simbolo alle competizioni elettorali. Proprio su questa proposta Cappato aveva contestato il segretario, in nome del no assoluto al “partito nazionale elettorale e proporzionalista dei radicali che beneficia del finanziamento pubblico” e del sì alla lista di scopo europeista. Poi aveva parlato una diplomatica Emma Bonino: “Siamo disposti a confrontarci con il Pd ma non siamo in svendita”. Prima del voto finale la rottura era stata evitata: niente proposta di modifiche statutarie, e mozione firmata Magi, e approvata a larga maggioranza, che impegna Radicali italiani a muoversi, in vista delle prossime elezioni, nella direzione di una lista “a cui lavorare insieme ai promotori di Forza Europa, connotata dall’obiettivo prioritario del federalismo europeo e aperta a tutte le forze politiche che vorranno condividerne gli obiettivi”. Sulla legge elettorale, la mozione recepisce un emendamento presentato dall’ex segretario Mario Staderini riguardo alla rimozione degli “ostacoli” all’esercizio dei diritti politici di elettorato attivo e passivo (a partire dalle norme sulla raccolta firme). Altre urgenze: ius soli e fine vita.

   

E’ stata insomma schivata la scissione nella scissione (c’è già stata, un anno fa, la frattura con i radicali detti “ortodossi” di Maurizio Turco e Rita Bernardini). Ma è tutto a posto? Forse solo apparentemente. Il segretario rieletto Magi si dice “soddisfatto” di aver ricevuto mandato pieno per “procedere nel tentativo di creare un’offerta politica con obiettivo federalista europeo e per andare a vedere, insieme a Forza Europa, chi la condivide”. E Cappato saluta con favore la mozione che dà “priorità” al tema “federalista europeo. Ma di fatto i due non pensano e non dicono la stessa cosa. E, come dice a riflettori spenti un radicale-Cassandra, “il problema del partito elettorale si ripresenterà”.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    02 Novembre 2017 - 11:11

    Il partito Radicale fu sciolto alla fine degli anni ottanta da Marco Pannella dopo aver nei 25 anni precedenti eliminato i fondatori ,tutti con una forte impronta liberale. Distrutto il partito storico radicale Pannella costruì il suo partito personale ,inventandosi una radicalità tutta sua mescolando liberalismo anarchismo socialismo .non violenza,pacifismo .antimilitarismo internazionalismo e decine di altri ismi o visioni fino all'ultima presa per il sedere del partito ossimorico radicale e liberale ed altre e molteplici visioni del mondo. Si è intromesso per oltre mezzo secolo in tutte le vicende italiane e talvolta anche internazionali ,ma nella vita di fattuale non ha combinato una sega, in compenso nulla ha lasciato di scritto ma solo miliardi e miliardi di parole a ruota libera . Morto lui i radicali in Italia sono pupazzetti che giocano a fare i pannelliani. Ciò che è a modo suo Marco fu un genio nel contesto dell vicenda storica italiana del secolo scorso.lds

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