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La politica e l'arte del compromesso spiegati da Verdini

L'intervento integrale del senatore di Ala durante le dichiarazioni di voto sul Rosatellum: “Oggi la sfida delle democrazie occidentali non è più fra destra e sinistra, ma fra apertura alla modernità e chiusura nel passato”

26 Ottobre 2017 alle 13:10

La politica e l'arte del compromesso spiegati da Verdini

Denis Verdini (foto LaPresse)

Signor Presidente,

intervengo questa mattina perché nel dibattito sulla riforma elettorale sono stato “tirato per la giacca”, da chi mi ha evocato e da chi mi ha insultato. A chi mi insulta non rispondo, perché voglio parlare solo ed esclusivamente di politica. Dovrei dire ecce homo, con tutto quello che ho ascoltato.

 

Credo che sia giusto e opportuno essere qui per rispondere, spiegare e chiarire. Prima di tutto voglio dire che, a mio parere, questa è una buona legge elettorale; non è un colpo di mano, tantomeno un colpo di Stato. Le parole in politica sono pietre e dovrebbero essere soppesate prima di gettarle nelle arene popolari. Ovvio, non è la migliore legge elettorale, perché leggi perfette in questo ramo del Parlamento e nell'altro non esistono. Ma è la migliore possibile in questo momento storico e in questo Parlamento. 

 

Dicono che la legge sia figlia mia, il che non mi dispiace, però direi che forse è nipote, perché era un'idea che è stata poi sviluppata. È una legge necessariamente frutto di un compromesso, ma onestà intellettuale vorrebbe che si aggiungesse a ciò che tutta questa legislatura è stata un compromesso, un grande compromesso. Troppo spesso si finge di dimenticare il risultato del 2013: elezioni che non produssero una maggioranza politica. Le alternative - è presente il Presidente della Repubblica di allora in Aula - erano: o sciogliere le Camere o cercare un punto d'incontro tra le forze politiche responsabili. Ebbene, c'è stato quel compromesso e oggi si dice che si è realizzata una maggioranza con l'uscita di Articolo 1 - MDP e con il nostro ingresso. Non è vero. Non è vero, perché noi c'eravamo, ci siamo stati e ci saremo fino all'ultimo giorno della legislatura (applausi ironici dai Gruppi Art. 1-MDP e Misto-SI-SEL ndr).

 

Gli applausi fanno sempre piacere. Certo, ricordo a chi applaude che siamo 14 "Ministri senza portafoglio", a differenza di tanti altri, e questo lo rivendichiamo. Nel silenzio, ci è sempre risultato incomprensibile questo atteggiamento sofistico dei pitagorici di quest'Assemblea, i quali sono specializzati nella semplice aritmetica e non hanno mai compreso la politica; o forse hanno fatto finta di non comprenderla. La nostra scomoda presenza ha sterilizzato i massimalismi post-comunisti e gli integralismi cattolici, che vivono ancora con la testa nel passato e i piedi nel trapassato, condizionando la vita interna dei loro partiti.

 

Ho molto rispetto per la sinistra e per la sua storia; pertanto, gli applausi di stamani e tutto quello che è stato detto nei nostri e nei miei confronti li valuto soltanto come atti politici. Come ho detto, non rispondo alle offese, perché al di là dei retaggi e delle nostalgie, in fondo, per la storia, la sinistra rispetto alle idee si confronta anche in modo polemico e in modo forte.

Capisco l'amarezza dei cosiddetti bersaniani (verdiniani, bersaniani). È un'amarezza che dovrebbero rivolgere a se stessi prima che agli altri, al fatto che non comprendono i tempi che viviamo, rivendicando una gloriosa storia, senza però averci mai fatto bene i conti.

 

In quest'Aula, quando si è trattato di contare i nostri voti, si è rinnegata persino l'aritmetica (a qualcuno regalerò un abaco). Ma questo consente di rivendicare con orgoglio a me stesso e al mio Gruppo tutto quello che abbiamo fatto, a partire dal ruolo di supplenza politica che abbiamo svolto, tutelando la stabilità e l'interesse del Paese. Ogni volta che un provvedimento ci è sembrato giusto e andare nella giusta direzione lo abbiamo sostenuto, ignorando gli stupidi strali che ci venivano quotidianamente rivolti.

 

Noi siamo quelli che hanno consentito al Paese di fare uno scatto in avanti sul fronte dei diritti, rendendo possibili le unioni civili, e avremmo votato anche la stepchild adoption, così come voteremo il testamento biologico, quando e se arriverà in Aula. Siamo quelli che hanno contribuito a mettere in sicurezza i conti pubblici, votando i DEF senza essere in maggioranza, "Ministri senza portafoglio".

E poi siamo stati leali con Letta, con Renzi e anche con Gentiloni, nonostante la sua costante indifferenza.

 

Signor Presidente, vengo a un argomento per me indubbiamente scomodo. Io ho problemi giudiziari. Ho sempre rispettato i giudici e la giustizia. Mi sono difeso nei processi e non dai processi e pretendo, come tutti, il rispetto costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Ma in quest'Aula, stranamente, la grande difesa della bellissima Costituzione talvolta si dimentica e si approfitta strumentalmente delle mie questioni giudiziarie, che nulla hanno a che spartire con la mia e con la nostra azione politica, rendendo inefficace la fattiva presenza in Parlamento, che è stata costantemente derubricata, osteggiata e vilipesa.

 

Un tempo, esisteva l'appoggio esterno ai Governi. Adesso c'è l'appoggio fantasma: un neologismo tartufesco coniato appositamente per noi, perché sanno anche i sassi che qui dentro non c'è mai stata una vera maggioranza politica con la quale tutti devono fare i conti. Ma questo teatrino degli equivoci, questo gioco ipocrita ha fatto comodo un po' a tutti. Pazienza, noi guardiamo avanti. Siamo stati accusati di essere traditori per convenienza, ma in quest'Aula siamo arrivati a 20, oggi 14, nell'altro ramo a 16, rispetto agli oltre 300 cambiamenti di Gruppo, che diventano oltre 500 se si considerano i parlamentari che hanno cambiato più volte Gruppo. Tutti, fra deputati e senatori che hanno cambiato Gruppo, sono traditori o è l'effetto dei mutamenti politici e della stagione politica? Perfino gli amici di Articolo 1 hanno cambiato maglia, ma li capisco. Anzi, noi siamo stati il grillo parlante del riformismo, aiutando spesso il PD a compiere scelte difficili, mettendo a nudo le contraddizioni fra le sue due anime, sull'innovazione costituzionale, sulle politiche del lavoro, sul jobs act, con l'abolizione dell'articolo 18, sull'IMU prima casa - un bene inestimabile per tutti, poveri e ricchi - sull'IRAP, sul superammortamento e sulla rottamazione delle cartelle. Quando sosteniamo questo, ci chiamano renziani.

 

Abbiamo dato fastidio a tutti e qualcuno ha tentato di schiacciarci e non c'è riuscito, ma forse perché abbiamo capito la nuova fase politica prima di altri e lo vedremo. Fa scandalo affermare che non ci sono più destra e sinistra e - per dire la verità - suona strano anche a me. Ma è difficile negare che oggi la sfida delle democrazie occidentali sia non più fra destra e sinistra, ma fra apertura alla modernità e chiusura nel passato. E lo dimostra questa drammatica legislatura: abbiamo eletto due Presidenti, abbiamo votato tre Governi, varato due leggi elettorali, l'antipolitica ha gonfiato le vele, Berlusconi è stato espulso infaustamente da questo Senato, il patto del Nazareno è fallito, la riforma costituzionale è stata bocciata; una navigazione davvero difficile per tutti.

 

Berlusconi, che ho ricordato, è stato il grande innovatore della politica e la storia glielo riconoscerà, ma mi pare che in questi tempi lo riconosca anche la cronaca. Noi lo abbiamo seguito con convinzione nella sua lotta riformista, credendo e sperando poi nella forza innovativa di Renzi, per portare a conclusione l'indispensabile trasformazione e transizione del Paese. Ma, se anche il patto del Nazareno è imploso, noi abbiamo continuato a lavorare e a credere nell'unione delle forze migliori del Paese, per ostacolare le derive i cui esempi si possono leggere in tutta Europa e in tutto il mondo. È una necessità storica, determinata dalla globalizzazione, dalla crisi economica, dalle migrazioni impetuose: un fenomeno che è illusorio voler fermare alzando muri, ma che va governato con politiche di sicurezza e di integrazione e con una grande coesione nazionale.

 

Per quel che mi riguarda, ma lo dico a titolo strettamente personale, io sarei pronto a votare lo ius soli, anche domani, in coerenza con quanto già fatto per la legge sui minori non accompagnati.

Sono costretto, Presidente, a chiudere questo intervento - annunciando il mio voto favorevole al disegno di legge al nostro esame - facendo riferimento ancora una volta alla mia persona. Con questa riforma viene consentito di candidarsi all'estero ed è stata avanzata una delle tante, stupide, falsità dette sul mio conto. Io non so se mi ricandiderò ma, se lo farò, lo farò sicuramente in Italia. Se mai un giorno, e non lo auspico, il Veneto e la Lombardia conquistassero l'indipendenza, forse potrei candidarmi là, per battermi, da vecchio repubblicano, per l'unità del Paese.

  

*senatore del gruppo ALA - Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare

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Commenti all'articolo

  • ANIWAY75

    27 Ottobre 2017 - 12:12

    Sarà anche un pochino "chiacchierato" ma il suo intervento è di molto superiore a quelli dei vari Bersani, Speranza, Fratoianni e compagnia cantante.

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  • DBartalesi

    26 Ottobre 2017 - 15:03

    Discorso dai toni risorgimentali. Bravo! Viva Verdi! Anzi no... Viva Verdini!|

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  • balestrazzi

    26 Ottobre 2017 - 15:03

    La tempesta perfetta, scatenata dall'unione della bassa pressione pentastellata con la corrente dei neomovimentisti progressisti da bocciofila, è riuscita a far apparire Verdini un gigante della politica. Un'isola di buon senso in un oceano di pazzi.

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