Via libera al Rosatellum. Cronaca di una giornata tra gli sfascisti

Un pomeriggio da intrufolati in mezzo al surreale situazionismo grillino

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Via libera al Rosatellum, l'emergenza democratica era uno scherzo

Ettore Rosato (foto LaPresse)

Roma. I Cinque Stelle avevano bisogno di uscire dal Palazzo, tornare in piazza, far vedere alla gggente che li chiama per nome (“Grande Virginia! Grande Ale! Grande Nicola!”) e chiede l’autografo e fa firmare a tutti una bandiera del movimento che niente è cambiato. Che nonostante le diete (Vito Crimi è un figurino), i capelli stirati (Paola Taverna ha presenza telegenica) e pure una certa scioltezza da cultura alta non del tutto compresa (Nicola Morra cita sempre Weber ma i casi sono due: o non l’ha letto o si riferisce all’ex difensore centrale tedesco del Colonia degli anni Sessanta e Settanta), nonostante tutta questa istituzionalizzazione ostentata, il Movimento non s’è imborghesito. Poco importa in fondo della legge elettorale, che giovedì è passata alla Camera con 375 voti a favore, magari a molti fa pure comodo non avere le preferenze, l’importante è avere un palcoscenico per autorivitalizzarsi.

 


Ma quale legge elettorale, Dibba rivuole i soldi dell'Unità

  

È tutto teatro; mentre gridano al colpo di Stato, Alessandro Di Battista, Roberto Fico, il filosofo Morra e gli altri convenuti in difesa della democrazia in realtà ridono, scherzano con i giornalisti, è tutta una finzione. L’indignazione, i toni drammatici contro la mafia fuori dallo Stato, “onestà, onestà” (Eia! Eia!, Alalà!), i vari “vaffanculo” distribuiti a Salvini, “ladri” un po’ a tutti i parlamentari, sonori fischi a Giorgio Napolitano, finito in mezzo a un elenco di longevi deputati e senatori gridato dal palco. E’ emergenza democratica ma si cazzeggia e si va oltre il situzionismo: il babbo di Di Battista, Vittorio, scende in piazza per provare a tirare un manrovescio al generale Pappalardo, il cui pubblico aveva osato fischiare il figlio Alessandro. Sicché Di Battista senior, fascista, interviene in difesa del figlio che aveva evocato Mussolini in termini deteriori per dire che neanche quando c’era Lui l’Italia era messa così male. Se non è avanspettacolo sublime questo che altro potrebbe essere? “Ringrazio mio padre. Sono fiero di essere suo figlio perché c’è chi come padre ha Tiziano, io ho uno che a 73 anni non ha mai mollato”, dice Dibba arringando la folla. Poi aggiunge: “È successo come nel film Compagni di Scuola, con Verdone che sbaglia festa… I cittadini hanno comunque diritto di fischiare”.

   


Vincere e vinceremo. Tra vaffa e liste di proscrizione la piazza di Grillo è un film già visto

 

È un friccicore, questa piazza che testimonia quanto il M5s sia rimasto in realtà simile a se stesso. Lo garantisce anche il senatore Crimi: “Sento gli stessi brividi di 5 anni fa quando nel 2013 eravamo in piazza a dire Rodotà (freddezza della piazza, ndr) e loro hanno risposto Napolitano (un mare di fischi, ndr). Oggi ci danno il Merdellum, una legge elettorale truffa che permette a chi vince di perdere e viceversa”. Si attende Grillo, che è arrivato a Roma la mattina e si è presentato al solito Hotel Forum con un piede finto, “e scusate, avete un portapiede?”, chiede alla reception. Si attende, è atteso per le tre di pomeriggio, poi è atteso per le sei e mezzo, è insomma sempre atteso ma non si palesa, riceve il deputato Alfonso Bonafede, aspirante ministro della Giustizia. Morra nell’attesa intrattiene il pubblico, dal palco dice che Nicola, il suo nome, viene dal greco e significa “vittoria”, in piazza spiega invece ai militanti che lo ascoltano con occhi sognanti come comportarsi: “Se noi non ragioniamo e noi spesso non ragioniamo, facciamo cazzate. Ogni volta ci provocano – dice rivolto verso Montecitorio – affinché noi facciamo una cappellata”. Quindi occhio: “Circolano tante castronerie”. Esperienza personale, verrebbe da dire. 

  

E i militanti ascoltano il Morra filosofo, battono le mani, gridano, strepitano, alzano il dito medio quando viene pronunciato il nome di Napolitano, e un giorno varrà per loro quello che diceva Nanni Moretti di certa sinistra imbruttita: “Voi gridavate cose orrende e violentissime, e voi siete imbruttiti. Io gridavo cose giuste, e ora sono uno splendido quarantenne”. Giustappunto, dice una signora con aria solenne: “Il popolo come siamo noi qui, oggi, è pronto a una rivolta contro quei mafiosi, e noi possiamo portare la nostra legge lì dentro e non dobbiamo subire la loro”. E mentre Paola Taverna filosofeggia, “non possiamo aspettare sempre, non c’è domani perché domani saremo già morti”, l’aula, dentro, vota. Il deputato Cristian Invernizzi della Lega difende il voto favorevole al Rosatellum bis, dopo giorni di accuse grilline di essersi venduti al maggior offerente, “vogliamo andare al voto e vogliamo che anche in Italia i cittadini decidano chi mandare al proprio governo”.

  

La posizione leghista non ha però suscitato solo la reazione dei grillini, con Dibba che ha accusato Salvini di aver rotto le scatole con le ruspe e le felpe e poi fa gli accordicchi con gli acerrrimi nemici Pd e Forza Italia. Persino l’alleata Giorgia Meloni è parecchio accigliata, “la legge è uno schifo”, “no al Rosatellum perché quella che ci propongono è una democrazia finta: gli italiani possono si votare, però il loro voto non deve contare niente”, ma non si capisce se sia tutta una finta, come per gli indignati grillini, oppure se la leader affratellata sia sinceramente adirata. Ma che importa, tanto è tutto teatro. Un piede finto. Un assalto alla democrazia, un golpe. Babbo Dibba contro Pappalardo. Ma prima tutti dal parrucchiere e dagli igienisti dentali. Un rutto ci seppellirà.

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Commenti all'articolo

  • plutotto

    13 Ottobre 2017 - 12:12

    Ormai il 5 stelle e MDP cantano all’unisono quindi gratta il 5 stelle e sotto ci trovi sempre loro, i comunisti !

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  • Giovanni

    12 Ottobre 2017 - 21:09

    Finalmente!!!!

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