D’Alema-Grillo, diversi ma uguali

La piazza di sinistra e le analogie indicibili tra Mdp e M5s

Marianna Rizzini

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D’Alema-Grillo, diversi ma uguali

Mdp e Articolo1 al Pantheon contro la legge elettorale (foto LaPresse)

Roma. La piazza è diversa: il Pantheon per Mdp, Sinistra italiana, Possibile, civici del “no” al Referendum e seguaci di Giuliano Pisapia in pace momentanea con coloro con cui Pisapia ha litigato l’altroieri; Montecitorio per i Cinque stelle. L’orario anche: le 17 e 30 nel primo caso, dalle 13 a oltranza nel secondo (con idea di “vegliare” sulla legge elettorale sui cui è stata posta la fiducia). Ma la cosa che fa sobbalzare il militante di Mdp che ascolta da vicino Massimo D’Alema, giunto al Pantheon per il bagno di folla con sorriso sbieco da Stregatto, lo dice un Candide casuale, pensionato campano in trasferta: “Ma non sarebbe stato auspicabile fare una manifestazione congiunta con i Cinque stelle?”.

 

E il militante dalemiano dice che no, macché, è “pericoloso”. Eppure quel pensiero attraversa i duecento metri che separano le due piazze assieme ai manifestanti con bandiera rossa di Rifondazione comunista, gli unici a sdoppiarsi apertamente. E dunque restano sospese nell’aria quelle analogie indicibili tra una protesta e l’altra; e resta sospeso il sospetto che possa crearsi, nella mente della base a sinistra del Pd, una sorta di asse naturale e un ancora più indicibile D’Alema-Grillo. Un asse che non è soltanto suggestione del manifestante semplificatore, tantopiù che, la sera prima, Luigi Di Maio, a “DiMartedì”, ha definito la scelta di porre la fiducia “una scelta oltre i limiti della democrazia”, e D’Alema dice che questa legge “è pessima, inaccettabile”, e che il Pd renziano, “logora” la democrazia. E meno male che D’Alema dice anche “così apre la strada i populismi”, mettendosi verbalmente al riparo dalla voglia di una parte della sua piazza di unirsi a quella meno educata dei grillini, intenti a urlare “vergogna”.

 

Tuttavia, a voler cercare le differenze tra il qui e il lì, non sempre si trova la sostanza. Dice Alfredo D’Attore, deputato di Mdp, interpellato in proposito, che “c’è una diversa esasperazione nei toni. Noi non parliamo di fascismo ed eversione, ma condividiamo con i Cinque stelle un giudizio molto critico sulla gravità dello strappo e sulla prepotenza del governo. Dopodiché noi al voto di fiducia votiamo no e i Cinque stelle oggi sono rimasti fuori dal palazzo”. E certo è passato molto tempo dai giorni dello scouting pro-grillini del Pierluigi Bersani che mercoledì, sul Corriere, sconsolato, definiva anche lui “vergognosa” la scelta della fiducia e lamentava il silenzio “dei liberali”. Ed è passato del tempo da quando, nella primavera del 2013, il Bersani segretario del Pd sognava il governo di cambiamento, a partire da otto punti che, in teoria, non potevano dispiacere al M5s, tanto erano modellati su alcuni concetti chiave echeggianti, con termini più truculenti, sui palchi a cinque stelle: da onestà-onestà a “no all’austerity”.

E dunque, partendo dalle due piazze diverse ma forse un po’ uguali di oggi, si potrà arrivare, domani, alla Nemesi, con Bersani che non dal Pd, ma da Mdp, riesce ad avvicinare i Cinque stelle sdegnosi che gli sbattevano porte in faccia? “Domani? Chi vivrà vedrà” dice D’Attore. E il senatore di Mdp e storico Miguel Gotor dice che “il passato – almeno in politica e per fortuna – non esiste. Di acqua sotto i ponti rispetto ad allora ne è passata tanta e troppa: il problema di oggi è che la sommatoria di due crisi (Renzi e Berlusconi) stanno distruggendo il ponte”. Da Possibile, intanto, il deputato ex pd Pippo Civati, che nel dialogo con i Cinque stelle nel 2013 aveva creduto, così riflette: “Ci accomuna soltanto la prepotenza del Pd, di Renzi e di Gentiloni. E speriamo che accomuni anche altri, visto che la legge” è targata “Pd, FI e Lega. Mi preoccupano i loro otto punti, diciamo così”. Al Pantheon, nel frattempo, tra gente dai capelli bianchi che ha attraversato tutta la storia ex Pci-Pds-Ds, c’è chi il passato se lo tiene stretto: sotto la bandiera con sopra scritto “Marziani in movimento”, infatti, il militante che si “ispira alle politiche dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino” ora riabilita pure D’Alema: “Prima nun lo potevo vede’, ma da quando s’è deciso…”. E quando appare un Nichi Vendola in occhiali scuri, il segretario di Si Nicola Fratoianni dice cose che fanno ripensare, nonostante tutto, a quelle strane, suddette analogie: “Con la piazza dei Cinque stelle c’è sintonia in una battaglia per difendere la qualità democratica”.

Marianna Rizzini

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Commenti all'articolo

  • mario.patrizio

    12 Ottobre 2017 - 12:12

    Non so i 5 stelle che, comunque, hanno da fare con le scatolette. Da loro possiamo apprezzare le uscite estemporanee di manovratori e manovrati. Per i post-comunisti il discorso è un tantino diverso. Non può sfuggire, nemmeno a loro, i limiti numerici. La rivoluzione è tramontata, la breve stagione maggioritaria ha messo in crisi il consociativismo e neppure la via giudiziaria gode buona salute. S'impone la guerra d'interdizione con l'obiettivo di arrivare a patti. E' così da almeno quarant'anni ed ha funzionato, lo prova il debito pubblico.

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