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"Sì, vogliamo impedire a Berlusconi di candidarsi". M5s allo scoperto sulla legge elettorale

Parla Sibilia, deputato grillino. E confessa che l'emendamento presentato in commissione Affari costituzionali è pensato proprio per colpire il Cav. "Una legge contra personam? Esatto"

29 Settembre 2017 alle 19:11

"Sì, vogliamo impedire a Berlusconi di candidarsi". M5s allo scoperto sulla legge elettorale

Carlo Sibilia (Foto LaPresse)

“E certo che l'abbiamo fatto per colpire Berlusconi”. Carlo Sibilia, deputato ed esponente di spicco del Movimento 5 stelle, al Foglio lo ammette con un candore disarmante. Sì, l'emendamento appena presentato dai pentastellati alla legge elettorale è pensato apposta per impedire al leader di Forza Italia di partecipare alle elezioni. “Ci sembra sacrosanto che chi non può sedere in Parlamento in base alla legge attuale non possa presentarsi come capo di un partito alle elezioni”.

 

L'emendamento, messo nero su bianco da M5s in commissione Affari costituzionali, recita così. “A pena di inammissibilità della lista non può essere indicato quale capo della forza politica ai fini della presente dichiarazione chi in base alle leggi vigenti al momento del deposito del programma elettorale non possa essere candidato e non possa comunque ricoprire la carica di deputato”. Tradotto: se questa proposta passasse, Silvio Berlusconi non potrebbe correre come leader di Forza Italia, altrimenti il suo partito verrebbe escluso dalla competizione elettorale. E che proprio al Cav. mirassero i grillini, mentre scrivevano quelle righe, lo conferma lo stesso Sibilia. Che parla di una sorta di legge del contrappasso: “L'eroe delle leggi ad personam viene ora colpito da una legge contra personam. Proprio così”.

  

Si tratta di un piano studiato. Lo ammette lo stesso deputato pentastellato: “Ci siamo consultati e confrontati insieme, e alla fine abbiamo dato il via libera ai nostri colleghi della commissione Affari costituzionali della Camera”. Quella, cioè, dove si sta discutendo per l'ennesima volta la legge elettorale da varare – possibilmente – entro la fine della legislatura.

 

Il testo base adottato è quello del cosiddetto Rosatellum Bis, riedizione modificata del progetto elaborato a maggio scorso da Ettore Rosato, capogruppo del Pd a Montecitorio. Sostanzialmente è un sistema misto: 36 per cento di seggi assegnati su base maggioritaria con collegi uninominali, 64 per cento col proporzionale. Una legge, dunque, che prevede e incentiva le coalizioni tra partiti.

 

Tutti elementi, questi, che al M5s non vanno affatto a genio. Di Maio, col garbo istituzionale che gli è proprio, ha definito la proposta di legge “un attentato alla volontà popolare”. Il Rosatellum Bis, secondo la narrazione grillina in voga, avrebbe come scopo esclusivo quello di “far fuori il Movimento 5 stelle”. Ed è per questo che i deputati grillini alla Camera hanno presentato ben 39 emendamenti, alcuni dei quali molto invasivi. L'obiettivo dei Cinque stelle in commissione Affari costituzionali, sotto la guida di Danilo Toninelli, è quello di riscrivere quasi per intero il testo base fino a tornare a un proporzionale con voto disgiunto. Si ripiegherebbe così al cosiddetto modello tedesco votato in rete sul sacro blog a fine maggio e naufragato a inizio giugno a Montecitorio.

 

Ma le proposte di correzione presentate alla Camera dal M5s sono le più disparate, e tutte di fatto finalizzate a impedire la formazione di ampie coalizioni, vero spauracchio per un partito che fa del rifiuto all'accordo e alla contaminazione con altre forze il proprio feticcio. Si va quindi dall'innalzamento della soglia di sbarramento dal 3 al 5 per cento per i partiti che si coalizzano fino all'obbligo per le liste collegate di presentare un programma e un “capo” unico. E poi niente scorporo e niente redistribuzione dei voti “dispersi” nelle liste che non superano l'1 per cento.

 

“Vedremo come andrà a finire”, conclude Sibilia, che si dice scettico sulla possibilità di trovare sponde nel Pd. Soprattutto sull'emendamento che al M5s sta più a cuore: quello sull'incandidabilità di Berlusconi. Che, secondo Sibilia, è nient'altro che “un emendamento di buon senso”. Bontà sua.

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