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Salvini e l'epidemia post comunista

Gli “obblighi sovietici” sui vaccini spiegati all’ex comunista padano

8 Settembre 2017 alle 06:16

Salvini e l'epidemia post comunista

Foto LaPresse

Alla fine il presidente del Veneto Luca Zaia, dopo le polemiche, ha rinunciato alla moratoria sui vaccini: non verranno sospesi i nuovi obblighi previsti dal decreto Lorenzin. Una decisione di buon senso che poteva essere presa prima, perché avrebbe evitato di disorientare ulteriormente le famiglie a pochi giorni dalla riapertura delle scuole e politicamente perché avrebbe risparmiato una brutta figura al segretario della Lega nord.

 

Matteo Salvini ha difeso a spada tratta la sospensione inizialmente decisa da Zaia, insinuando addirittura – come un Imposimato qualsiasi – che dietro alla legge ci sia un complotto mondiale: “Non vorrei che qualche multinazionale o casa farmaceutica avesse preso l’Italia come paese cavia, per sperimentare quello che succede sulla pelle dei bambini”. In realtà, siccome i vaccini sono sperimentati da un pezzo, sulla pelle dei bambini non bisognerebbe soprattutto fare speculazione politica per raccattare i voti di qualche estremista Anti Vax. Salvini ha poi aggiunto che il tema delle vaccinazioni non deve essere fondato su “obblighi sovietici”. La questione può essere liquidata dicendo che se non ci fosse la propaganda anti vax a delegittimare la sicurezza e l’efficacia dei vaccini la gente si vaccinerebbe volontariamente e non ci sarebbe bisogno di obblighi. Ma il passaggio sugli “obblighi sovietici” è interessante perché involontariamente ricorda la recente epidemia di difterite in Russia.

 

Salvini, che era pur sempre un “comunista padano”, dovrebbe ricordare che dopo il crollo dell’Unione sovietica e il collasso di tutto il sistema tra cui quello sanitario si verificò un brusco calo delle vaccinazioni che causò la più devastante epidemia di difterite degli ultimi trent’anni nei paesi sviluppati: all’inizio degli anni 90 tra Russia, Ucraina e Bielorussia i casi di difterite aumentavano in percentuali spaventose ogni anno. Alla fine dell’epidemia sono stati contati oltre 150 mila casi e più di 5 mila morti (nei due decenni precedenti si contavano poche centinaia di casi) e ancora oggi l’83 per cento di casi di difterite in Europa avviene in Russia e Ucraina. Questo per dire che le vaccinazioni di massa sono una di quelle cose di cui abbiamo la certezza che funzionano, persino in un sistema fallimentare come quello sovietico.

 

Insomma i comunisti mangiavano i bambini, ma per essere sicuri che fossero sani, prima li vaccinavano.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    09 Settembre 2017 - 01:01

    Salvini e` un ex comunista padano. Ferrara e` un ex comunista cosmopolita infatti e` vissuto a Mosca insieme alla famiglia comunista di Prima Classe. Dopo l`istruzione a Mosca ha iniziato la carriera nel PCI sotto lo sguardo benevolo e amorevole di BABBO e MAMMA comunisti. L`informazione deve essere completa e imparziale.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    08 Settembre 2017 - 10:10

    Un po' più di precisione non guasterebbe: Salvini, fra le altre cose ha detto che ha fatto vaccinare i suoi figli (intervista al tg), quindi non è sicuramente contrario ai vaccini, al massimo al metodo coercitivo della legge, metodo che comunque ci può stare visto la scarsa sensibilità di alcuni genitori verso bambini che non possono essere vaccinati. Poi qui non si dice che Zaia, pur rinunciando alla moratoria, ha portato la quastione al consiglio di stato, essendo la saintà materia concorrente stato-regioni. Infine, come diceva un lettore in un post pubblicato, il Veneto è già la regione col più alto tasso di vaccinazione, quindi è pure probabile che in quella regione non sia proprio necessario applicare da subito la tempistica prevista dalla legge.

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