Matteo Renzi (foto LaPresse)

Le parole di Renzi sul lavoro spiegano il futuro della legge elettorale

David Allegranti

“Un milione di posti di lavoro”. Così il segretario del Pd punta agli elettori del Cav. spaventati da Salvini 

Roma. Puntare sull’elettorato di centrodestra, a dicembre, è stato un azzardo costato caro a Matteo Renzi, che fin dall’inizio della sua carriera politica ha sempre cercato i consensi dei “delusi” berlusconiani. Solo che, dopo averlo intercettato in una fase iniziale, quell’elettorato vicino al Cav. alla fine dell’anno scorso si era già ritirato. L’ex presidente del Consiglio però sembra voler recuperare uno schema analogo in occasione delle prossime elezioni politiche.

 

Ci sono tracce evidenti di questa rinnovata caccia al voto berlusconiano nel ritorno di Renzi sulla scena dopo le ultime settimane di silenzio mediatico, a partire dalla propaganda elettorale a tweet unificati. “Dati ISTAT: +918MILA posti lavoro da feb 2014 (inizio #millegiorni) a oggi. Il milione di posti di lavoro lo fa il #JobAct, adesso #avanti”, ha twittato ieri Renzi rispolverando “IL MILIONE” come lo chiama su Facebook abbondando con il caps-lock caro al Cav. Nel 1994 Berlusconi, ospite di Porta a Porta, mise nero su bianco nel suo celebre contratto con gli italiani, a sua volta mutuato dal repubblicano Contract with America di Newt Gingrich, l’obiettivo di un milione di posti di lavoro. Nel suo ultimo libro, “Avanti!”, Renzi sostiene continuamente di aver abbassato le tasse a Palazzo Chigi e così vorrebbe proseguire qualora riuscisse a tornare al governo. “Non voglio rassegnarmi alla visione ideologica di chi a sinistra vorrebbe aumentare ancora le tasse. La strada del Pd è segnata, anche per il futuro: abbiamo e continueremo a farlo”, scrive il segretario del Pd nel suo libro pubblicato da Feltrinelli. A luglio ha proseguito con lo storytelling del taglio dei tributi. “Vogliamo continuare ad abbassare le tasse, perché abbiamo iniziato ma ancora non è che si veda granché; e quindi di conseguenza raccontiamo come fare per abbassare 30 miliardi di tasse”. L’ottimismo berlusconiano da sempre pervade Renzi, ma nelle prossime settimane l’impostazione della campagna elettorale potrebbe risentirne ancora di più. Se Giuliano Pisapia, potenziale alleato alle prossime elezioni politiche, chiede a Renzi di fare autocritica sull’eliminazione dell’Imu, il segretario preferisce tenere il punto, insieme a tutte le altre “abolizioni che rivendico con forza. Tutti ne parlavano, noi le abbiamo fatte”, scrive Renzi nel suo libro. E nel giro di feste de L’Unità prima della pausa d’agosto, il segretario del Pd metteva qualche paletto sulla questione delle alleanze. Pisapia sì-Pisapia no. “Il tema dell’anno è la coalizione. Con chi la facciamo? Vediamo come saranno le regole. Io sono per farla con chi dice che vogliamo abbassare le tasse”.

 

C’è poi la questione dell’immigrazione, tema che sarà al centro della campagna elettorale. Qui il concorrente diretto è Matteo Salvini, nei panni di imprenditore della paura. L’elettore di centrodestra potrebbe però essere attirato dalla linea minnitiana del Pd. Renzi lo sa e già a luglio aveva svoltato sulla questione, prima nella direzione del Pd, poi in “Avanti!”, dove ha sviluppato il ragionamento, a partire dall’“aiutiamoli a casa loro” che ha fatto arrabbiare diversi elettori di centrosinistra. “Dobbiamo avere uno sguardo d’insieme uscendo dalla logica buonista e terzomondista per cui noi abbiamo il dovere di accogliere tutti quelli che stanno peggio di noi”. Insomma, ha detto Renzi, “vorrei che ci liberassimo da una sorta di senso di colpa. Noi non abbiamo il dovere morale di accogliere in Italia tutte le persone che stanno peggio. Se ciò avvenisse sarebbe un disastro etico, politico, sociale e alla fine anche economico. Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ripetiamocelo. Ma abbiamo il dovere morale di aiutarli. E di aiutarli davvero a casa loro”.

 

A Renzi conviene che Berlusconi si tenga stretto Salvini, anzi che il leader leghista condizioni quanto più possibile il centrodestra con la linea politica del rutto. In questo modo un elettore di centrodestra moderato potrebbe essere tentato dall’altro schieramento. Certo, Renzi negli ultimi anni ha davvero perso molto terreno tra i berlusconiani e pare difficile recuperare, ma tra tasse da abbassare, posti di lavoro da promettere e bonus vari, il segretario del Pd almeno ci (ri)prova. L’alternativa, finora, è stata la linea grillina anti Casta e anti vitalizi. Alla fine, insomma, pare aver ragione Berlusconi: “A scuola i miei compagni mi copiavano i compiti. Renzi mi ha copiato il Ponte sullo Stretto, l’innalzamento dei limiti al contante. Quando mi copiano sono sempre stato contento”.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.