Matteo Renzi (foto LaPresse)

Renzi ha bisogno di alternative (e di una legge tedesca) per non inseguire più Casalino e Sibilia

Claudio Cerasa

Prima il segretario del Pd lo capirà e prima sarà possibile spostare il terreno della lotta politica su un fronte diverso rispetto a quello di oggi, in cui i deputati della Repubblica, in nome dell’anticasta, scelgono di competere per mostrarsi più credibili del M5s

Il problema è tutto lì e si chiama concorrenza, ma non nel senso che credete. Se rimarrà qualcosa del Partito democratico dopo l’incredibile e suicida dibattito sui vitalizi – durante il quale i deputati del Pd hanno deciso in modo scellerato di rincorrere Grillo sull’orrendo terreno dell’antipolitica, rinunciando a combattere una battaglia di civiltà in difesa del diritto a considerare il mestiere del parlamentare non un mestiere come tutti gli altri solo per cercare di essere più credibili di Rocco Casalino e di Carlo Sibilia nella lotta contro i privilegi della casta – occorrerà fermarsi un attimo, riflettere con calma, rimettere insieme i cocci della politica e concentrarsi su una parola magica, che ci aiuterà a capire bene cosa c’è in ballo nei prossimi mesi da qui alle prossime elezioni: “Concorrenza”. La concorrenza, intesa come legge annuale per il mercato, in discussione in Parlamento ormai da più di mille giorni, è uno dei punti deboli di questa legislatura, ma l’assenza di un meccanismo capace di innescare una nuova e virtuosa forma di competizione, prima ancora che l’ambito economico, riguarda soprattutto l’ambito delle politiche di partito.

 

Forse può sembrare paradossale ma una delle ragioni per cui oggi Matteo Renzi fatica a ritrovare il passo di un tempo è che nonostante tutto – ovvero nonostante il referendum perso, le scissioni subite, le comunali perse, i sondaggi in calo – il segretario del Pd si trova ancora in un regime di monopolio assoluto. Il centrodestra unito, per fare qualche esempio, ha sondaggi da sballo, sì, ma non ha un leader candidabile, e chissà quando ce lo avrà, e a livello nazionale, al momento, resta una splendida invenzione giornalistica, che semplicemente non esiste in natura. La sinistra a sinistra del Pd, per proseguire, è riuscita a scindersi senza neanche essere nata (D’Alema resta un fuoriclasse) lacerandosi in modo doloroso, drammatico, per una foto in cui il suo (ex) candidato premier ha scelto di abbracciare in modo troppo caloroso, senza darle neppure un ceffone, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. La destra a destra di Forza Italia, la Lega, per fare un altro esempio, ha un candidato premier che il suo principale alleato considera un fake candidato, e che si ritroverà in una qualche difficoltà a portare avanti una campagna elettorale all’insegna dell’onestà con un partito che, grazie a una allegra gestione precedente, rischia di dover restituire allo stato 49 milioni di euro a causa di una condanna per truffa sui rimborsi elettorali. Il 5 stelle, infine, ha sondaggi da sballo, ok, ma resta un partito guidato da un clown e diretto da un concorrente del Grande Fratello, che si ritrova come pezzi da novanta (a) un sindaco che nella Capitale d’Italia considera come suo più grande successo l’aver sostituito con una botticella elettrica le botticelle a cavallo, (b) un leader che non sa scrivere Pinochet (Pino Chet) e che confonde il Cile con il Venezuela (il Cile è quello a sinistra) e un altro che confonde Austerlizt con Auschwitz e che è riuscito a far rimpiangere l’italiano di Nichi Vendola (“Io voglio che i cittadini devono votare”).

 

Per quanto possa sembrare paradossale, dunque, se il segretario del Pd ha un problema è che oggi non esistono valide alternative a Renzi. L’assenza di una concorrenza virtuosa non produce un effetto benefico, ma al contrario alimenta una grande illusione: l’idea che per raggiungere un buon risultato, ed essere considerati “l’unica alternativa”, sia sufficiente viaggiare con il pilota automatico. Per questo, ma non solo per questo, Renzi ha bisogno di avversari veri. Ed è possibile che in questa fase storica in cui si trova il nostro paese esista solo un modo per chiarire quali sono tutte le alternative in campo: tornare a parlare con Berlusconi e scommettere sull’unica legge elettorale – il tedesco, niente alleanze, niente liste, niente pasticci – che può generare competizione, facendo emergere le leadership per quello che sono. Per avere proposte alternative definite, l’andare tutti da soli alle elezioni può essere di aiuto. Prima Renzi lo capirà e prima sarà possibile spostare il terreno della lotta politica su un fronte diverso rispetto a quello di oggi, in cui i deputati della Repubblica, in nome dell’anticasta, scelgono di competere non per migliorare le condizioni di un paese ma solo per mostrarsi più credibili di Rocco Casalino e di Carlo Sibilia. Forse conviene finirla qui, o no?

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.