Vaccini e immigrazione. Lega e M5s si corteggiano in campagna elettorale

Redazione

In Veneto Zaia annuncia il ricorso contro il decreto Lorenzin. A Roma Raggi scrive al prefetto: “Basta migranti”. Così, in vista dei ballottaggi, i due partiti riscoprono la loro sintonia

Premessa: non è la prima volta che Lega e M5s si trovano a condividere posizioni simili su argomenti di attualità. E comunque, nel caso specifico non si tratta di un cambio netto di linea. Che il governatore del Veneto Luca Zaia non fosse a favore dell'obbligatorietà dei vaccini è cosa nota. Così come un certo spostamento a destra del Movimento 5 Stelle sull'immigrazione. Ma il fatto che oggi, dopo il primo turno delle amministrative di domenica, da una parte e dall'altra si senta la necessità di ribadire il concetto, appare tutt'altro che casuale. Anzi, l'impressione è Lega e M5s abbiano sentito la necessità di corteggiarsi a vicenda nella speranza di conquistare voti in vista dei ballottaggi.

 

 

Si comincia da Roma, dove Virginia Raggi, da molti indicata come la causa principale della débâcle grillina alle elezioni amministrative (“hanno visto come governano e hanno deciso di non votarli” è l'analisi più comune in questi giorni) ha scritto una lettera al prefetto, Paola Basilone, per chiedere “una moratoria sui nuovi arrivi” di migranti in città. “Questa amministrazione - si legge - , in considerazione degli elevati flussi di migranti non censiti, auspica che le valutazioni sulle
dislocazioni di nuovi insediamenti tengano conto della evidente pressione migratoria cui è sottoposta Roma Capitale”. Per la sindaca, infatti, occorre tener conto delle “possibili devastanti conseguenze in termini di costi sociali e di protezione degli stessi beneficiari” legate ai nuovi arrivi e invita ad evitare “di gravare ulteriormente sul territorio comunale”.

  

 

 

A dare man forte a Raggi arriva anche un post sul blog di Beppe Grillo a firma MoVimento 5 Stelle. Il tema è quello dei campi rom nella Capitale: “Grazie a noi è iniziata la fine dei campi, delle roulotte e dei caravan in mezzo alle strade della città, gli incendi occasionali, i "furti" di corrente agli edifici limitrofi. In breve: stop all’illegalità e al degrado”.

Per i grillini la soluzione è netta: “Smantellare i campi e creare le condizioni affinché l'emergenza non si ripresenti fra qualche anno. Il M5s ha fatto entrambe le cose, senza chiedere un solo euro ai romani. I fondi ottenuti grazie a un bando che abbiamo vinto, circa 3,8 milioni di euro, sono dell'Unione europea e sono vincolati. L’Ue ci mette a disposizione questi soldi a patto che siano destinati esclusivamente all’integrazione delle popolazioni Rom. Se non li usiamo per chiudere i campi rom, li perderemo”.

 

Ma non finisce qui, oltre alla chiusura dei campi rom, il M5s annuncia il “censimento di tutte le aree abusive e le tendopoli. Chi si dichiara senza reddito e gira con auto di lusso è fuori. Chi chiede soldi in metropolitana, magari con minorenni al seguito, è fuori. In più sarà aumentata la vigilanza nelle metro contro i borseggiatori. Nessuno prima d'ora aveva mai affrontato il problema in questo modo. Il servizio applicato è capillare e copre tutta la città. Iniziamo a chiudere i primi due di nove campi ancora presenti a Roma. Lo diciamo subito: ci vorrà tempo. Queste non sono operazioni che si fanno dall’oggi al domani. Qualsiasi tecnico specializzato vi dirà che serviranno mesi. Come per tutto quello che la vecchia politica ha lasciato a Roma, anche in questo caso il MoVimento 5 Stelle non ha la bacchetta magica. Ma ha la libertà di fare le cose che dovevano essere fatte 20 anni fa. E allora iniziamo: i campi della Monachina e La Barbuta verranno chiusi. Parliamo di 700 persone che risiedevano qui. Solo il buon senso, in assenza di un sistema mediatico oggettivo e imparziale, può aiutare a comprendere veramente come stanno le cose. E noi siamo certi che i romani sapranno distinguere tra le urla di un Salvini e il lavoro di un'amministrazione che per la prima volta, a Roma, ha iniziato a rimettere in ordine le cose”.

 

Nel frattempo, qualche centinaia di chilometri più a nord Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, annuncia che la Regione farà ricorso contro il decreto del ministero della Salute che prevede l'obbligatorietà dei vaccini. Già da tempo, sottolinea l'esponente leghista, il Veneto ha adottato sul tema un modello “basato sull'ascolto che funziona, come dimostra il 92,6 per cento di copertura che abbiamo”.

“La nostra scelta - precisa il governatore - non mette in dubbio l'importanza e l'utilità dei vaccini. La posizione della Regione è mettere in discussione alcuni aspetti del decreto. Non lo facciamo perché siamo contro i vaccini: non incontro mamme che mi dicono no senza se e senza ma, ma mamme che sono preoccupate dal numero dei vaccini e dall'impossibilità di scegliere un programma vaccinale. La nostra preoccupazione è che un decreto che va oltre l'obbligo ci crei un abbandono”. 

 

Quella di Zaia, a ben vedere, non sembra molto distante dalla posizione del M5s. Che nonostante al suo interno raccolga tutto e il contrario di tutto, nelle ultime uscite pubbliche ha più volte spiegato di non essere contro i vaccini, ma a favore del dialogo con le famiglie e di una “politica di raccomandazione dei vaccini capillare”. Insomma, non è da oggi che Lega e grillini sono in sintonia su questo argomento. Così come sulla necessità di uscire dall'euro. O sulle politiche migratorie (ricordate quando Grillo e Casaleggio sconfessarono pubblicamente i due senatori che, con un emendamento, proposero di abolire il reato di clandestinità?). Il fatto che però queste sintonie riemergano oggi, nel pieno di una campagna elettorale che potrebbe in qualche modo segnare il cammino verso le politiche, fa riflettere. A Verona, ad esempio, la Lega ha bisogno dei voti grillini per battere l'asse tra tosiani e Pd. Basterà un vaccino per ottenere l'obiettivo?