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Perché è un bene che Berlusconi e Renzi sfidino sul lavoro il neo qualunquismo populista

Claudio Cerasa

Sia nel centrodestra sia nel centrosinistra esiste un fronte trasversale che sembra avere le caratteristiche giuste per smascherare alcune balle sindacal-populiste. Come si va contro il ricatto di cittadinanza

Lo scontro è evidente, è appassionante, è persino illuminante e nei prossimi mesi è destinato a essere il vero punto di rottura tra le forze politiche che si interessano alle bandierine e le forze politiche che fottendosene delle bandierine cercano prima di tutto di ottenere un risultato. Mettete insieme lo scontro sui voucher alla Camera, le affermazioni di Draghi al Parlamento europeo e il modo in cui domenica scorsa sono state utilizzate le parole di Papa Francesco sul reddito di cittadinanza e avrete di fronte a voi il grande spartiacque della politica del futuro, che ancora una volta corrisponde alla parola lavoro.

 

Per svolgere il nostro ragionamento è necessario partire da una domanda semplice destinata a essere uno dei grandi temi della prossima campagna elettorale: ma nel nostro paese esiste davvero una classe politica sufficientemente attrezzata per sfidare con i fatti, e con i numeri, il partito del ricatto di cittadinanza, che a colpi di ipocrisia, di demagogia, di proposte farlocche sta cercando di dimostrare che l’Italia, nell’ambito delle politiche sul lavoro ma non solo, deve rassegnarsi a essere la nuova patria dell’assistenzialismo?

 

I segnali registrati negli ultimi giorni ci dicono che sia nel centrodestra sia nel centrosinistra esiste (evviva!) un fronte trasversale che sembra avere le caratteristiche giuste per smascherare alcune balle sindacal-populiste. E da questo punto di vista non può che essere positivo che oggi ci sia qualcuno (Pd e Forza Italia in primis) disposto a dire due cose importanti.

 

Primo: essere contro la regolamentazione del lavoro occasionale non aiuta a migliorare le condizioni di chi presta un lavoro occasionale, ma aiuta a far crescere le quote di lavoro nero occasionale.

 

Secondo: essere a favore del reddito di cittadinanza non è un modo per combattere la disoccupazione (persino Papa Francesco, parlando domenica scorsa di fronte agli operai dell’Ilva, ha ricordato che “deve essere chiaro che l’obiettivo vero da raggiungere non è il reddito per tutti ma il lavoro per tutti”), ma è un modo per rinunciare a occuparsi delle ragioni che si trovano alla base della disoccupazione.

 

La politica delle bandierine, sia sul reddito di cittadinanza sia sulla regolamentazione del lavoro occasionale, ha trasformato la difesa di un principio (no ai voucher, sì al reddito di cittadinanza) in un dogma che prescinde dalle conseguenze a cui può portare quel dogma (con il reddito di cittadinanza, come ha ricordato qualche giorno fa Maurizio Ferrara in un seminario alla Bocconi, il lavoro non è più il perno su cui si fonda l’appartenenza alla comunità). Ma per combattere il pensiero populista non è sufficiente fissare altre bandierine, dire no a tutto quello che propongono gli avversari e condividere con spensieratezza i video che ci tornano più comodi. Occorre guardare più in profondità. Occorre sfidare fino in fondo la piattaforma vetero sindacale (sostenuta non a caso da Grillo, dalla vecchia sinistra, da una parte della magistratura e da un pezzo irriducibile di Lega) dicendo senza paura quello che ha ripetuto ieri Draghi: l’Europa corre, i segnali positivi si moltiplicano, la disoccupazione è ai livelli più bassi dal 2009, ma per non perdere il treno della crescita occorre scommettere su una parola che almeno in Italia nessuna forza politica si è ancora intestata fino in fondo: produttività.

 

Scommettere sulla produttività significa difendere il lavoro che c’è, e non solo quello che si vorrebbe. Significa dimostrare che la disoccupazione non si combatte alimentando l’ozio di cittadinanza. Significa rimuovere gli ostacoli (burocrazia, fiscalità) che impediscono alle imprese di creare occupazione. In Parlamento il vecchio centrosinistra esploderà ancora una volta a causa di una rottura sul lavoro. Ma fuori dal Parlamento se Renzi e Berlusconi vorranno trovare un modo per essere macronianamente alternativi alle forze populiste non potranno che partire da qui: trasformare le parole di Draghi in un manifesto contro i professionisti del ricatto di cittadinanza e la politica neo qualunquista. Che aspettate?

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.