Delio Napoleone

Il Cnel è vivo e lotta insieme a noi: arriva il ricorso per ripristinare le indennità

David Allegranti

La saga di House of Cnel s’arricchisce ogni settimana che passa di una nuova puntata

Roma. Gli ultimi giapponesi del Cnel – ormai sono rimasti 12 consiglieri sui 64 previsti – sono in piena attività. Rinvigorito dal voto del 4 dicembre, attraverso il quale gli italiani hanno deciso di lasciarlo intatto, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro sta lavorando da mesi a una propria autoriforma. Non solo. L’assemblea, riunita mercoledì 26 aprile, ha deciso di presentare ricorso contro il governo per il blocco delle indennità stabilito da una norma del dicembre 2014.

 

  

Inaccettabile, insomma, che i consiglieri del Cnel restino senza un “diritto al rimborso delle spese per la partecipazione alle riunioni e all’indennità”. Sicché, il presidente del Cnel, Delio Napoleone, si è adoperato non poco affinché venga ripristinato quel diritto, in assenza del quale – ha spiegato – “molti colleghi Consiglieri” sono stati “costretti a dimettersi”. A tal riguardo, si legge nel verbale dell’ultima assemblea, il presidente “informa di aver preso contatti con un primario Studio legale, qualificato nei profili costituzionali, per valutare la possibilità di esperire un ricorso in forma collettiva da parte dei Consiglieri (anche eventualmente in nome del Cnel) con l’obiettivo di richiedere anche il riconoscimento di tutti gli arretrati non erogati dall’Amministrazione”, bloccati dopo l’entrata in vigore della norma anti-indennità. Nel verbale si fa anche cenno alla seduta precedente, nel corso della quale l’assemblea ha delegato l’ufficio di presidenza di “porre allo studio una proposta equilibrata in materia di indennità e di rimborsi e spese di partecipazione alle riunioni secondo specifici principi di base e linee guida”.

 

La saga di House of Cnel s’arricchisce ogni settimana che passa di una nuova puntata, proprio come una serie tv che si rispetti. Da quando è stato salvato dagli italiani il 4 dicembre scorso, a Villa Lubin è successo di tutto. Dall’esplosione del duello fra il segretario generale Franco Massi, magistrato della Corte dei Conti, e il presidente Napoleone, alla presentazione al governo del disegno di legge di autoriforma, accompagnata già da tentativi di ripristino delle indennità che sembravano essere stati accantonati (in tempi di “lotta alla casta”, non pareva una grande idea per far pubblicità al Cnel). La bozza iniziale peraltro prevedeva la riduzione dei consiglieri a 40 e la conferma di tutte le rappresentanze già previste, ma nel testo finale inviato al presidente del Consiglio c’è scritto, invece, che resta “l’attuale numero dei consiglieri (64) e tutte le attuali rappresentanze”. Il disegno di legge prevede una valorizzazione del Cnel: “Oltre alla conferma di tutte le attuali attribuzioni del Cnel, sono previsti pareri del Cnel obbligatori, ma non vincolanti, per i maggiori atti di finanza pubblica (Def, nota di aggiornamento al Def e legge di bilancio)”.

 

E insomma, dopo il duello istituzionale al vertice e l’autoriforma, adesso arriva il ricorso contro le norme volute dal governo sulle indennità. Altro che storie: il Cnel è vivo e lotta insieme a noi.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.