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L’integrazione dell’Europa, la difesa di un mondo aperto. Si può perdere ma bisogna rischiare

Il punto non è elezioni sì o no (meglio sì) ma cosa può fare un leader riformista per prosciugare l’onda anti sistema senza cedere alle tentazioni trumpiste. Renzi, ma non solo. Un girotondo

1 Febbraio 2017 alle 17:08

Dalla politica affetta da ideologismo, alla politica quale dimensione della comunicazione e mero gioco di potere, sono enucleabili svariati gradi intermedi. Poiché la politica serve a governare la cosa pubblica, possibilmente bene, essa deve costituire disciplina a sé, seppur coordinata con le altre. Il contrario di quel che è successo di recente, con l’apoteosi della società civile che si fa politica (tendenzialmente male). Venendo al dunque. A questa domanda occorre rispondere: come si migliora il governo dell’Italia? Qui interviene il punto di vista politico: ad esempio, con una guida che miri alla crescita e alla coesione sociale, versus una guida che miri a proteggere le identità e a esaltare la propensione individuale. Altro che fine della politica. Si fa politica anche quando la si nega, posto che su eguaglianza, integrazione, sviluppo, esistono dati riscontrabili all’esito di qualsiasi azione di governo. Quindi resta da decidere come si individuano le idee forti e come (con quali strumenti e quali parole d’ordine) ci si appassiona attorno alla relativa promozione, se si intende combattere la deriva della subordinazione agli umori della gente, esaltata dal metodo sondaggistico/leaderistico/verticale (chi non la vuole combattere, ma la vuole capire, è fuori dal noistro campo). Credo a due battaglie politiche sopra le altre, coordinate tra loro. L’integrazione politica dell’Europa (con connesse politiche europee di sicurezza e difesa, anche in materia di flussi migratori e difesa delle regole di cittadinanza); la difesa di un mondo aperto, integrato, globalizzato, anche in materia di libero scambio commerciale (con connesse tutele dei diritti di libertà e sociali). Alla obiezione, “ma così si perde!”, la risposta deve essere: siamo consapevoli che quello potrà essere l’esito, ma siccome li troviamo giusti, ci batteremo per quegli obiettivi. Il riformismo deve anzitutto aggiornare la sua agenda, ma prima deve ritrovare una propria credibilità. Fatta di pensiero, principi, valori e azioni coerenti. E, poi, propositi e programmi. Prima o poi uno che vince così lo troviamo (in Francia, magari). E se non lo troviamo, staremo all’opposizione.

 

Carlo Cerami è avvocato. Consigliere di amministrazione di Fondazione Housing Sociale e di Polaris Investment sgr.

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