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Michele Emiliano, Nato sbagliato

Ripetizioni atlantiste per il governatore e aspirante leader del Pd

26 Gennaio 2017 alle 06:29

Michele Emiliano

Michele Emiliano (foto LaPresse)

Michele Emiliano ha iniziato la scalata al Partito democratico per poi conquistare il governo del paese, è un’aspirazione legittima per un governatore popolare anche fuori dalla propria regione. Per questo motivo nel “faccia a faccia” con Giovanni Minoli, durante il quale ha annunciato l’intenzione di sfidare Matteo Renzi per la leadership del partito, ha illustrato la sua visione del mondo. C’è la connessione sentimentale con il sud, la difesa dei deboli e dei ceti popolari, l’elenco dei buoni risultati da amministratore locale, l’ambientalismo e la lotta ai cambiamenti climatici, la ricostruzione del campo della sinistra fuori dalle vecchie categorie, il fascino per il Movimento 5 stelle (“mi rivedo in loro, potrei fare il leader del M5s”). Ma, parlando da statista, Emiliano ha dovuto spingersi fuori dai confini della Puglia e avventurarsi in territori a lui abbastanza ignoti come la politica estera. Quando Minoli gli chiede un’opinione sul neo presidente americano Donald Trump, che allenta i rapporti con l’Europa e mette in discussione il ruolo e l’esistenza stessa della Nato (“la Nato sembra morta, finita” dice Minoli), Emiliano risponde che potrebbe essere una cosa positiva perché “abbiamo dei trattati di pace, dopo la Seconda guerra mondiale, molto penalizzanti per l’Italia, che potremmo rinegoziare in modo interessante”.

Politico attivo e magistrato in aspettativa, non solo Michele Emiliano

Il presidente della Puglia davanti al Csm, ma così fan tutti

Siamo nella post storia. Con il Trattato di Parigi l’Italia, che era stata sconfitta, perse alcuni territori ma agli altri paesi dell’Asse andò leggermente peggio: la Germania fu occupata e smembrata, sul Giappone vennero sganciate un paio di bombe atomiche e altri paesi finirono sotto l’occupazione comunista. Nel Dopoguerra l’Italia ha ricevuto dagli americani burro e cannoni: una pioggia di miliardi di aiuti attraverso il piano Marshall (il primo beneficiario dopo Regno Unito e Francia, che però la guerra l’avevano vinta), che ha posto le basi del boom economico e, insieme alla difesa militare dell’Alleanza atlantica, garantito sviluppo, pace e democrazia. Ora, a parte l’idiota ondata anti Nato che negli ultimi tempi va tanto di moda tra grillini e leghisti, si può sapere di preciso cosa vuole rinegoziare Emiliano? Vuole indietro l’Istria e Zara? Il Dodecaneso? L’Abissinia? O rivuole l’Albania per unire sotto la stessa corona le due sponde dell’Adriatico?

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    26 Gennaio 2017 - 10:10

    A parte che i primi beneficiari del Piano Marshall sono stati gli Stati Uniti Emiliano, che vuol rinegoziare i Trattati, si è rifiutato di scegliere tra Gargano e Salento, a domanda di Minoli. "Emiliano non parla, Emiliano non tradisce" (Lo chiamano Trinità).

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  • cimic

    26 Gennaio 2017 - 09:09

    Complimenti al giornalista che dimostra di aver capito tutto della NATO e delle sue logiche (ie impedire rivendicazioni revansciste su questioni del passato ormai del tutto anacronistiche, mentre non parla della questione molto piu attuale del Kossovo tolto alla Serbia). Parlo della NATO che schiera ancora le sue truppe ai confini con la Russia, la NATO che ha attaccato l’Iraq senza risoluzione dell’ONU, la NATO che ha un egemonia assoluta degli USA nelle catena di comando, etc. Se vuole posso continuare visto che nei comandi della NATO ai massimi livelli ci ho lavorato per oltre 15 anni. Col.ris. Enzo Maccarelli

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