Programma energia M5s: numeri falsi, conflitto d'interessi vero

Luciano Capone

Non è che il M5s – come gli altri partiti – parla con le lobby: in questo caso sono le lobby che parlano direttamente per conto della Casaleggio attraverso il Sacro blog

Il Movimento 5 stelle prosegue nella stesura del programma di governo via Sacro Blog. L’ultimo punto all’ordine del giorno, sempre nel capitolo “energia”, su cui gli iscritti sono chiamati a votare è: “Incentivi statali ai fossili o alle rinnovabili?”. Ovviamente il riferimento non è ai reperti paleontologici ma alle fonti fossili di energia e ovviamente, come per altro punto del programma, il punto interrogativo ha solo una funzione retorica perché in realtà la scelta è suggerita e indicata nella scheda di presentazione. Il popolo sovrano è chiamato a ratificare ciò che l’esperto espone sul blog: “Le fonti fossili beneficiano d’incentivi molto importanti, maggiori rispetto alle fonti rinnovabili, incolpate del costo elevato dell’energia in bolletta. Scarsa attenzione è data invece ai sussidi di cui beneficiano le fonti fossili. Parliamo di cifre importanti che riteniamo sia corretto trasferire allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, per perseguire quello che è l’obiettivo del Movimento 5 Stelle: 100 per cento energia rinnovabile il prima possibile”.


La direzione è indicata. Ma ciò che è più interessante è il nome dell’esperto chiamato a esporre la visione dei 5 stelle: Paolo Rocco Viscontini, presentato come “presidente di Italia solare”. In realtà Viscontini è il fondatore e presidente di Enerpoint, un’azienda specializzata nella progettazione, vendita e installazione di pannelli e impianti fotovoltaici. C’è insomma un gigantesco conflitto d’interessi non dichiarato: chi viene chiamato a presentare in maniera neutrale le scelte di politica energetica del M5s, presentato come presidente di una specie di ong ambientalista, in realtà è un imprenditore impegnato nel business delle rinnovabili e sarebbe uno dei diretti e massimi beneficiari delle politiche proposte. Appaltare il programma energetico a un’azienda privata rientrerebbe anche nella filosofia di un Movimento gestito da remoto dai server di una società privata come la Casaleggio Associati, ma cozza con la retorica dell’unica forza politica slegata dalle “lobby”. Non è che il M5s – come gli altri partiti – parla con le lobby, in questo caso sono le lobby che parlano direttamente per conto della Casaleggio attraverso il Sacro blog.


Conflitto d’interessi a parte, i militanti sono chiamati a votare su dati fortemente travisati. Il blog infatti dice che in Italia i sussidi alle fonti fossili sono “maggiori” rispetto a quelli riservati alle rinnovabili e ammontano “secondo Legambiente in quasi 15 miliardi di euro”. Il dato, apparentemente, è superiore ai circa 13 miliardi di euro di sussidi diretti alle rinnovabili, ma le cose non stanno proprio così. Innanzitutto perché Legambiente conta nei 15 miliardi di sussidi “diretti e indiretti” alle fonti fossili “esoneri dall’accisa, sconti e finanziamenti per opere, agevolazioni alle imprese energivore”. Tutte cose che non sono proprio aiuti alle fonti fossili, perché ad esempio le royalties petrolifere ritenute basse sono una minore tassa rispetto a un optimum ritenuto giusto da Legambiente, ma non un sussidio. Ma, anche prendendo per buoni i numeri di Legambiente, bisogna considerare che i sussidi alle rinnovabili sono molto più concentrati. In Italia nel 2014 sono stati consumati in tutto 151 milioni di Tep (tonnellate equivalenti di petrolio) di energia, di cui 26,5 milioni di Tep da rinnovabili. Assumendo che tutto il resto sia fossile e usando i dati esagerati di Legambiente, vuol dire che le fonti fossili avrebbero ricevuto circa 120 euro/Tep mentre le rinnovabili hanno ricevuto almeno 480 euro/tep, il quadruplo. In ogni caso, considerando che la quota di energia da rinnovabili vale circa il 17 per cento, per raggiungere l’obiettivo grillino “100 per cento rinnovabili” servono altri 65 miliardi di sussidi (senza considerare tutti i problemi tecnici, tecnologici, paesaggistici e di consumo di suolo). In sintesi: i numeri e le affermazioni del M5s sono falsi, di vero c’è solo il conflitto d’interessi (ma è tenuto) nascosto.

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali