Il sindaco di Roma Virginia Raggi (foto LaPresse)

Perché non è vero che Roma è ingovernabile

Claudio Cerasa

Le responsabilità della retorica anti casta nell’ascesa del Movimento 5 stelle. C’è un filo che unisce il Corriere e Virginia Raggi

In un illuminante editoriale pubblicato ieri sul Corriere della Sera, il professor Ernesto Galli Della Loggia ha offerto ai lettori una tesi interessante sulla vera origine dei problemi di Roma. “L’interminabile odissea della sindaca grillina di Roma – scrive Galli Della Loggia – almeno un merito l’ha avuto: quello di mostrare all’opinione pubblica gli aspetti patologici che, al di là degli eventuali reati penali di questo e di quello, rendono di fatto ingovernabile da chiunque il comune di Roma”.

 

In sostanza, sostiene l’editorialista del Corriere, utilizzando una chiave di lettura vagamente grillina, è inutile andarsi ad accanire sulle responsabilità della Raggi: i politici sono tutti uguali (tutti casta) e di fronte a una città ingovernabile il punto non è la Raggi che non è capace a governare ma il punto è che nessuno è e può essere davvero in grado di governare. Tesi interessante – variante dell’uno vale uno: un sindaco grillino vale come un sindaco piddino, un sindaco piddino vale come un sindaco di destra, è tutto un magna magna, qui una volta era tutta campagna – ma che presenta due punti di debolezza che ci permettiamo di far notare al professore. Virginia Raggi, così come prima di lei Ignazio Marino – entrambi sindaci marziani – non riesce a governare Roma non perché sia impossibile (nell’èra della post verità l’essere incapaci di fare qualcosa viene spesso sostituito con il non essere messi nelle condizioni di fare qualcosa) ma perché i politici che costruiscono il proprio profilo concentrandosi di più sulla retorica vuota dell’onestà che sulla logica cruciale dell’efficienza funzionano bene quando postano una foto su Instagram, funzionano meno bene quando sono costretti a fare i conti con i problemi di una città. E’ colpa di Roma se Roma ha un sindaco che forse conosce persino i problemi di Roma ma che finora in poco più di sei mesi di giunta non è riuscita ancora a scegliere neppure il suo capo di gabinetto?

I casi di incapacità nel governare Roma che si potrebbero citare sono infiniti e ci sarebbero tante lacrime da versare per segnalare le molte fragilità (eufemismo) mostrate dalla giunta grillina (le Olimpiadi non si fanno perché far girare troppi soldi rischia di alimentare la corruzione, l’Atac non si privatizza perché i trasporti sono un bene comune da non mettere nelle mani dei liberisti selvaggi, i dipendenti delle municipalizzate possono permettersi di lavorare di meno dei propri colleghi di Milano e di Napoli perché la produttività è una parola che va superata e va possibilmente sostituita con la parola sussidio, nell’attesa di offrire a tutti i cittadini della Capitale un reddito di cittadinanza che permetta di non perdere tempo ad andare a lavorare). Ma se c’è un giornale che, lo diciamo con simpatia e rispetto, non può permettersi di descrivere il disastro romano come se fosse la catastrofe di una città irriformabile (battuta epica di Suburra: “Chi è stato? E’ stata Roma”) quel giornale, forse, è proprio il Corriere dell’amico Galli Della Loggia. Se orchestri una grande campagna contro la casta (ovvero contro i politici di professione) sostenendo il necessario avvento di una nuova classe dirigente che sappia interpretare prioritariamente i valori dell’anti casta (che cos’è il Movimento 5 stelle?); e se poi ti ritrovi con un amministratore pubblico che interpreta magnificamente i valori dell’anti casta (onestà, onestà, onestà) ma è incapace di governare la città; forse andrebbe fatta una riflessione più complessa rispetto a dire che è stata Roma. Forse, lo diciamo con molto rispetto, dovresti chiederti se hai o no una parte di responsabilità nell’aver contribuito a far emergere una nuova classe dirigente (onestà, onestà, onestà) bravissima a farsi i selfie con gli strumenti dell’anti casta ma incapace a governare qualcosa di diverso da un profilo Instagram. Non è Roma a essere ingovernabile: è chi prova a governare con le parole vuote della propaganda anti casta che è destinato purtroppo a far piangere una intera città.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.