La politica del complotto

Luciano Capone

Big Pharma, JP Morgan, Bilderberg, l’olio di palma, i frigoriferi, la trattativa, i vaccini. All’origine del grillismo, più che la post verità, c’è il complottismo. Come funziona la prevalenza del capro espiatorio sulle ideologie di governo

Roma. L’Emilia Romagna ha votato con una maggioranza trasversale una legge che permette l’accesso al nido solo ai bambini che hanno fatto le vaccinazioni obbligatorie. Unico voto contrario, quello del Movimento 5 stelle. La norma viene ritenuta necessaria a causa del preoccupante calo delle vaccinazioni, che mette a rischio la salute dei bambini e in particolare di quelli più deboli, ma in teoria è anche legittimo pensare che una pur minima coercizione sia ingiustificabile e che la libertà sia il valore supremo. Non è questo però l’imperativo etico dei grillini, che hanno un’agenda politica piena di obblighi e divieti e non si fanno scrupoli di sorta quando c’è ad esempio da proibire l’uso dell’olio di palma. Ritenere un cucchiaio di Nutella più pericoloso per la salute dei bambini della mancata vaccinazione da malattie mortali è in fondo l’essenza del M5s, questo scarto logico è figlio della mentalità complottista dei grillini, o meglio, della loro “visione cospirativa della società”, come la definiva Karl R. Popper. I vaccini sono inutili e dannosi, e come dicono Beppe Grillo e Paola Taverna “sono a totale vantaggio delle case farmaceutiche”: l’obbligo di vaccinazione è un complotto di Big Pharma. A parte il cortocircuito logico (i vaccini sono proprio una forma di medicina preventiva), la fede grillina nel complotto è incrollabile anche di fronte all’evidenza. Non conta che il fatturato dei vaccini sia risibile (78 milioni di euro, rispetto al miliardo e passa speso per i soli farmaci anti ulcera). Non conta che le istituzioni sanitarie, le agenzie regolatorie e la comunità scientifica dicano che i vaccini sono necessari, efficaci e sicuri, anzi, la loro unanimità dimostra il loro asservimento alle multinazionali.

Ogni aspetto della vita sociale e politica viene affrontato in questo modo, dietro ogni cosa c’è un complotto e dietro ogni complotto c’è un burattinaio, un potere forte, occulto o deviato. Non bisogna dimostrare nulla, basta evocare, collegare cose e persone nello spazio e nel tempo in un’ipotesi che sia verosimile. Dietro la riforma  della Costituzione c’è JP Morgan: nel 2012 il sindaco di Firenze Matteo Renzi incontra il capo di JP Morgan, nel 2013 la banca americana scrive due righe sulle riforme istituzionali in un report, nel 2014 Renzi diventa premier e riforma la Costituzione. E se non bastasse JP Morgan c’è sempre l’ombra di Licio Gelli: “Esattamente di 40 anni fa è il suo Piano di rinascita democratica, preparato dallo schema R di qualche anno prima, che ricalca pienamente la riforma di Renzi”. Schema R e riforma Renzi, stessa iniziale stesso progetto.

C’è un complotto per tutto: uno per far vincere il M5s a Roma e uno per farlo perdere al referendum (“sento odore di brogli”, dice Di Maio), uno per far dimettere gli assessori e un altro per riempire la città di frigoriferi. L’11 settembre è stato un auto-attentato, in America mettono i microchip sottopelle e l’uomo non è mai andato sulla Luna. Ogni evento o avvenimento spiacevole è causato da un potere forte o da un Grande vecchio: dietro la crisi mondiale c’è il Bilderberg, dietro la crisi europea c’è la Bce che è privata e ruba con il signoraggio, dietro la trattativa tra lo stato e la mafia c’è il Signor Franco. E non importa che le affermazioni non siano vere o non verificabili – se il Signor Franco non lo trovano è perché è potentissimo! – l’importante per queste teorie è offrire a una popolazione arrabbiata e risentita una spiegazione intuitiva e un capro espiatorio, una soluzione facile e un’assoluzione collettiva. Così si spiega anche il giustizialismo grillino e il rifiuto del principio della presunzione d’innocenza, che non è altro che un metodo per evitare di cadere negli errori a cui portano la logica induttivista e inquisitoria.

Questa forma di paranoia sociale già così avvelena il dibattito, produce danni e fa regredire la convivenza civile, ma è solo un assaggio rispetto a quando il complottismo diventa ideologia di governo perché “tutte le volte che pervengono al potere persone che credono nella teoria della cospirazione – avvertiva Popper – sono facili quant’altre mai a impegnarsi in una contro-cospirazione contro inesistenti cospiratori”.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali