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Uno, cento, mille Dibba

Dopo l’intervista a Vanity Fair dell’aspirante leader del M5s non ci sono più dubbi: Di Battista è pronto per “Pechino Express”

Marianna Rizzini

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rizzini@ilfoglio.it

16 Novembre 2016 alle 21:29

Di Battista

Alessandro Di Battista (foto LaPresse)

Ci si alza una mattina e ci si trova di fronte non all’ultimo sondaggio sul Sì e sul No, ma alla nuova puntata della telenovela informale “uno, cento, mille Dibba” (alias Alessandro Di Battista, deputato e mattatore nelle piazze a Cinque Stelle). Ci si era abituati, infatti, a non considerarlo più un movimentista post-andino errante, il Dibba, uno con mito di Che Guevara e avventure guatemalteche sempre nel cuore. Ci si era abituati a vederlo girare in moto come il Che, sì, ma in veste non terzomondista (anzi: in tour estivo per il No). Lo si pensava alle prese con gli attivisti inferociti con la Casaleggio Associati in qualche meet-up locale (come sempre accadeva alle feste di M5s) o magari intento a discettare di terrorismo (nel 2014 aveva creato scandalo con tesi del genere “se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato, io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana” – ma poi Dibba si è autoedulcorato e corretto).

 

 

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E c’era chi, guardando i talk-show, si dilungava nella disamina delle analogie e differenze tra il Dibba polemista (e battutaro) e il Luigi Di Maio che studiava da “Alfano di Grillo” (e da futuro candidato premier per il M5s), e chi ricordava il Dibba apparentemente mansueto che a “Porta a Porta”, durante un faccia a faccia con Bruno Vespa, si lasciava scappare, in un riflesso da dottor Stranamore della trattativa stato-mafia, a giudizi non proprio istituzionali sul presidente emerito Giorgio Napolitano. E insomma il Dibba tutto pareva, tranne che uno avviato a una carriera introspettiva di intervistato nostalgico sui principali settimanali.

E invece ieri, su Vanity Fair, ecco le parole che non ti aspetti, con ritorno (col pensiero) dagli Appennini alle Ande (Dibba si autodefinisce un viaggiatore dai “piedi che scottano” ) e con amarcord sul suo primo incontro live con Massimo D’Alema: Dibba e il padre erano in gommone a Corfù, e il “panfilo” dalemiano a un certo punto apparve. Quella volta fu il padre a urlare a D’Alema “hai tradito i valori della sinistra”, ma poi sarà il Dibba, dice Dibba, a ripetere pari pari quelle accuse in Parlamento. Seguono dettagli sparsi: ha fumato canne, faceva impazzire Casaleggio al telefono ed è tornato single (ma se gli arriva una ragazza “con i piedi che scottano” ci ripensa). E a questo punto, più che avversario sotterraneo di Di Maio nella corsa per ma leadership a Cinque Stelle, non si riesce a non vederlo prossimo concorrente vip di “Pechino Express”.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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