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Virginia non gioca più

Dalle slot ai parchi per bambini, esempi obliqui di dirigismo M5s.

10 Novembre 2016 alle 06:15

Virginia non gioca più

Virginia Raggi (foto LaPresse)

La sindaca di Roma Virginia Raggi annuncia la chiusura di 60 parchi giochi perché vigili e spazzini non sono in grado di controllarli e pulirli, e quindi “vanno sottratti al degrado”. E’ come se si abolissero del tutto i bus per l’impossibilità di manutenzione (cosa che in parte già accade), o i bidoni della spazzatura per i disastri dell’Ama. L’idea di coinvolgere i privati – nei parchi di New York, Londra e Berlino le panchine sono spesso frutto di donazioni; a Milano le banche sponsorizzano le attrezzature per i bambini e i cittadini se ne prendono cura – non sfiora l’amministrazione grillina, che intende il bene comune solo come imposizione scaturita dal sommo tribunale del web a 5 stelle. Egualmente Raggi annuncia il bando dal centro delle slot machine: “Roma dichiara guerra al gioco d’azzardo”, scrive sul blog di Beppe Grillo.

 

“Un’importante iniziativa targata M5s con l’obiettivo di tutelare la salute con effetti sulla sicurezza della città, la viabilità, l’inquinamento acustico, il decoro urbano e la quiete pubblica”. Pensavamo che la viabilità dipendesse dai mezzi pubblici; e salute, inquinamento e decoro dai servizi municipali che la giunta non riesce proprio a far funzionare nonostante i suoi 62 mila dipendenti. Ma una “dichiarazione di guerra” serve sempre a sviare l’attenzione. Intanto a Roma, Padova e Firenze i sindaci, grazie a un decreto governativo, emanano circolari per imporre ai ristoranti “prodotti del territorio”. E il presidente dell’Inps Tito Boeri, con i problemi che ha, propone il congedo parentale obbligatorio di 15 giorni, con sanzioni per i genitori che non lo rispettano, in nome della tutela delle donne e della “genitorialità”: perfetto esempio secondo Emma Bonino di “dirigismo che si spinge fin dentro le scelte di chi vuole vivere libero”. Il punto è proprio questo. Siccome i comuni e lo stato non sanno amministrare i servizi pagati con le tasse, né intendono aprire ai privati, aggirano il problema dicendoci dove andare, cosa mangiare, se sputtanarci o meno i soldi in scommesse, dichiarando guerra ai “modelli Las Vegas e McDonald’s”. Un’educazione del popolo che sta tra Orwell e il sabato del Ventennio. E certo fa ridere (per ora). 

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