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Il sonno della politica genera magistrati

Lanfranco Pace
La gran settimana di Renzi e il no che si allunga dei vecchi presidenti del Consiglio, bocciati tutti tra quesiti non spacchettati e le questioni di lana mortaccina di Onida. Disastri della magistratura tra il caso Alpi, il “coronicidio”, il ritorno del processo Ruby, l'assoluzione di Incalza e Paita prosciolta. La bocciatura di Salvini, ficcanaso internazionale. Il Pagellone della settimana politica di Lanfranco Pace

PREMIER IN PALLA ED EX CHE PRENDONO D’ACETO

 

Non gli andrà sempre così, fino al 4 dicembre mangerà anche dure nespole, ma per ora fragole e panna: questa appena conclusa è stata una buona settimana, anzi ottima, per il presidente del Consiglio e il governo, premiati anche dall’aumento di qualche punto nei sondaggi di popolarità.

 

E’ cominciata con la visita ufficiale negli Stati Uniti, una cena fiabesca e molto glamour alla Casa Bianca, l’appoggio interessato ma convinto (o se preferite convinto ma interessato) di Obama in favore delle riforme e della crescita: il buon Barack (voto 6) non sposterà nemmeno un voto al referendum in Italia però va detto che nessun capo di governo italiano era stato ricevuto con tanto calore. Qualcosa di serendipitoso che piace al grande pubblico.

 

E’ finita venerdì con il summit dei capi di stato e di governo dell’Unione a 28, Gran Bretagna inclusa e votante, il che dice molto sullo stato dell’Europa. Renzi ha difeso con argomenti ragionevoli la legge di bilancio e si è opposto a nuove sanzioni contro la Russia. La sua frase “è l’Europa il problema del mondo e non un decimo di punto di deficit in più” è slogan che ha forza auto propulsiva, facilmente declinabile sia in politica estera che in politica economica. I nostri grandi quotidiani dedicano molto spazio alle resistenze dei partner e di Bruxelles e le enfatizzano ad arte ma l’Italia ha abbastanza forza per vincerle o, per meglio dire, gli altri sono talmente inguaiati che faticano a imporre l’occhiuto rispetto di trattati violati da molti e non da oggi.

 

Un’altra seppur minima buona notizia per il premier è stata la decisione del Tar del Lazio di respingere il ricorso di 5 stelle e Sinistra italiana sulla formulazione del quesito referendario. Pendono ancora i ricorsi dell’ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida (voto 5) ma sarebbe surreale se per la prima volta si procedesse allo spacchettamento dei quesiti: sulla riforma del centrodestra nel 2006 si votò con un sì o un no all’intero pacchetto e non sui singoli punti. L’argomento che votando in blocco si lede la libertà di voto degli elettori è di lana mortaccina, Onida è notoriamente vicino a D’Alema (anche lui voto 5).

 

IL NO DEI VECCHI PRESIDENTI

 

Si allunga la lista di ex presidenti del Consiglio schierati per il no: a Lamberto Dini, Silvio Berlusconi, Ciriaco De Mita e Massimo D’Alema ora si è aggiunto anche Mario Monti. E’ probabile che questo porti fortuna a Renzi.

 

In un’intervista al Corriere Monti parla di “costituzione nuova e politica vecchia”, se la prende con metodi di governo sbagliati, mance e mancette e sussidi allo scopo di ricercare il consenso, sarebbe questa a suo dire la vera causa delle difficoltà in cui si dibatte il paese. Metodi che il suo governo aveva provato a cambiare.

 

Monti (voto 4) non ama la politica che serve interessi particolari, dovrebbe servire solo ed esclusivamente l’interesse generale ma non si sa cosa sia l’interesse generale se non la somma di migliaia di interessi particolari: persino la guerra è questo, figurarsi la politica.

 

L’ex premier mise su e non certo per interesse generale il partito Scelta Civica e in solido con Pier Ferdinando Casini si presentò agli elettori, fu un successo particolare.

 

Di Monti parla dal suo buen retiro l’ex dirigente del Pci e presidente della Rai Claudio Petruccioli, in un’intervista a Goffredo Pistelli di Italia Oggi. Monti vuole una repubblica giudiziario-tecnocratica, dice, è l’aria del tempo e lo si capisce dall’alto numero di magistrati reclutati dalla politica in panne di idee, tecnocrati e magistrati sono i poteri che restano una volta che la politica rinuncia al proprio.

 

Sempre sullo stesso giornale e per mano dello stesso giornalista, si può leggere un’altra intervista utile, ad Arturo Parisi, uno dei padri dell’Ulivo e della Margherita, nonché ex braccio destro di Romano Prodi, la sua opinione può essere rivelatrice dell’animus del professore anche se i rapporti tra i due sembra che non siano più così idilliaci. Arturillo, così lo chiamava Cossiga (voto 10 e lode in memoria), vede due democrazie in lotta, una consociativa da prima Repubblica, Zagrebelsky e D’Alema e Brunetta e Camusso e una pletora di ex che soprattutto non vogliono che le elezioni designino vincitori e vinti: tutti insieme appassionatamente abbarbicati alla repubblica dei cespugli e del debito pubblico. L’altra è la democrazia di tipo competitivo, in cui si sa chi vince e chi perde un’elezione. In fondo sì, Parisi ha ragione, questa è la vera posta in gioco del referendum.

 

BRUTTA GIUSTIZIA

 

Hassan, cittadino somalo accusato di essere uno degli esecutori materiali dei delitti Alpi e Horvatin e condannato, è stato riconosciuto innocente e assolto. Una buona cosa, c’è però un piccolo problema: è rimasto in carcere quasi sedici anni.

 

Un giudice delle udienze preliminari deve avercela con Fabrizio Corona, caso unico negli annali giudiziari di detenuto in custodia cautelare per reati fiscali dopo aver subìto un’altra legnata, la condanna a nove anni per ricatto a vip. Questo è coronicidio bello e buono.

 

Ruby e le olgettine di nuovo a processo, con loro avvocati e collaboratori del Cav. che avrebbe pagato in tutto una decina di milioni per ottenere deposizioni a lui favorevoli.

 

Ministro Orlando (voto 5) a quando la vera riforma della Giustizia ovvero l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale?

 

SALVINI

Difende la sovranità del popolo italiano contro l’ingerenza straniera proprio lui (voto 4) che è andato a ingerirsi in tutte le battaglie in corso negli altri paesi, in Gran Bretagna, Scozia e Brexit, in Francia, in Austria. Poi siccome oggi la Lega raccoglie più voti di Forza Italia, con uno scarto che però è minimo e sta dentro l’errore statistico, lui grida che il centrodestra è casa sua e comanda lui. Maschio padrone, un tempo per farlo ci volevano braghe bianche.

 

UN PIRLA

 

Marco Rizzo, simpatico ex pugile nonché segretario di non so più quale partito comunista, ha detto via il governo della guerra, che ha fatto la scelta scellerata di mandare un centinaio di soldati in Lituania, vicino la frontiera con la Russia, nell’ambito delle esercitazioni Nato. Contro la provocazione chiama alla mobilitazione tutti gli antimperialisti, non saprei dire però né dove né quando ma forse c’è già stata. Rizzo è lo stesso che alla domanda se Grillo fosse temuto dai poteri forti, ha risposto che no i poteri forti non temono Grillo, temono lui. E’ proprio vero meno mordono e più abbaiano (voto 3).

 

DUE PIRLA

Uno, va da sé, è Di Battista (voto 3): ha detto che le banche d’affari telefonano ai capi di governo per dare istruzioni. L’idea che ha della politica - e delle banche d’affari- è all’evidenza assai complessa.

 

L’altro, a sorpresa, è Marco Travaglio (voto 3): nei suoi focosi concioni contro la riforma gli è sfuggito che gli italiani una cosa sola vogliono, votare i propri senatori. Ma dai.

  • Lanfranco Pace
  • Giornalista da tempo e per caso, crede che gli animali abbiano un'anima. Per proteggere i suoi, potrebbe anche chiedere un'ordinanza restrittiva contro Camillo Langone.