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Così Renzi cavalcherà il sentimento anti europeo per vincere il referendum

L’Europa gli chiede il 2,3 e lui ha risposto con il 2,4. Ma questa divergenza di vedute non preoccupa il presidente del Consiglio. Anzi. La sua campagna referendaria prevede uno scontro con la Ue.

18 Ottobre 2016 alle 10:21

Così Renzi cavalcherà il sentimento anti europeo per vincere il referendum

Matteo Renzi (foto LaPresse)

L’Europa gli chiede il 2,3 e lui ha risposto con il 2,4. Ma questa divergenza di vedute non preoccupa il presidente del Consiglio. Anzi. La sua campagna referendaria prevede uno scontro con la Ue. Matteo Renzi, infatti, si è convinto che il braccio di ferro con l’Europa serva a portargli i voti dei tanti italiani arrabbiati con i vincoli imposti dalla Ue. Per questa ragione, quando Moscovici, la settimana scorsa, fece un’apertura nei confronti delle richieste italiane di scorporare dal patto di stabilità i finanziamenti per la ricostruzione del dopo terremoto e per i migranti, invece di ringraziare continuò a polemizzare. Di una cosa il premier è certo: siglare la pace con la Ue in questa fase non gli conviene proprio. E non è per avere maggiore flessibilità, che quella non è prevista, ma solo per intercettare i voti dell’elettorato di Forza Italia, della Lega e anche dei grillini, che Renzi non deporrà l’ascia di guerra nemmeno al prossimo consiglio europeo. Anzi, per quell’appuntamento Renzi ha in mente di replicare l’exploit di Bratislava.

 

In questo contesto, Renzi non ha però ancora deciso fino a che punto spingere. Cosa fare? Assicurarsi di “porre il problema politico in sede di consiglio europeo”, oppure andare più in là e “fare una richiesta formale di sanzioni per quei paesi della Ue che non stanno ricollocando i migranti”? Spingersi oltre, certo, sarebbe rischioso, ma Renzi sa bene che il disagio per le ondate migratorie è uno dei temi non solo della propaganda anti-governativa: sondaggi riservati alla mano, è infatti uno dei problemi che preoccupano di più una fascia abbastanza larga della popolazione italiana.

 

Chi frequenta palazzo Chigi racconta che il premier in questi giorni oscilla tra alti e bassi. Renzi è convinto di vincere il referendum costituzionale, per quanto di misura, ma sa che c’è ancora molto da fare. E lo sanno che gli uomini che lavorano con lui. A cominciare da certi ministri che stanno cercando di convincerlo a non dimettersi in caso di sconfitta referendaria. In special modo sia Alfano sia Franceschini ritengono che se dovessero vincere i “No” il premier non dovrebbe andare da Sergio Mattarella a rassegnare le proprie dimissioni, ma dovrebbe andare avanti in nome della stabilità. Renzi però è tutt’altro che convinto di questa strategia e ai suoi più stretti collaboratori continua a ripetere che le dimissioni, in caso di sconfitta referendaria, sono un passo inevitabile.

 

Nella speranza che i “No” prevalgano e Renzi tolga il disturbo, lasciando prima palazzo Chigi e poi la segreteria del Pd, la gran parte della minoranza del Pd si è ricompattata e ha accettato il fatto che sia Massimo D’Alema e non Pier Lugi Bersani e, tanto meno, Roberto Speranza, a rivestire i panni di leader del fronte del No. Un ragionamento analogo è stato fatto dentro Sel, dove i dirigenti che prima erano diffidenti nei confronti dell’ex premier, ora sono pronti a seguirlo. Persino il Fatto, che ieri ha regalato a D’Alema un 7 in pagella per come sta affrontando la battaglia referendaria, è pronto a chiudere un occhio sui dissapori passati. Ma i grillini non sono della partita. Anzi, in questi giorni i vertici del cinque stelle hanno cercato di capire come sia possibile affrontare la battaglia senza farsi schiacciare sulle posizioni della sinistra classica. Grillo è stato chiaro in proposito: non deve essere fatta nessuna confusione tra il No dei 5 stelle e quello di D’Alema e soci. Ma come riuscire a non sovrapporre il no grillino è quello di D’Alema e soci? Tra i 5 stelle stanno ancora cercando di capire qual strada intraprendere, ma l’idea, per ora, è quella di evitare una campagna nazionale in grande stile, perché quella sì che schiaccerebbe le posizioni dei grillini su quelle di D’Alema e soci.

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