cerca

Non se ne può più della mala fede e dell'isteria attorno al referendum

Promosso Bob Dylan per il Nobel; bocciato il Fatto per aver usato la morte di Dario Fo per fare campagna elettorale per il No; bocciato il sindaco di Casole d’Elsa per aver evirato Pinocchio; bocciati Massimo D'Alema e Gaetano Quagliarello per il "intanto bocciamo questa poi si vedrà". Il Pagellone alla settimana politica di Lanfranco Pace.

16 Ottobre 2016 alle 06:15

Non se ne può più della mala fede e dell'isteria attorno al referendum

Matteo Renzi (foto LaPresse)

FO, SI, NI,  FORSE: E CINQUANTA ALL’ALBA

 

Bisogna arrivarci vivi al 4 dicembre e visto l’andazzo non è detto. Almeno ne approfittassero per fare un po’ di rammendi di storia, per raccontarci le ragioni politiche e ideologiche che portarono a redigere una Carta costituzionale paralizzante, legata alla divisione di Yalta, e poi a perdere quasi mezzo secolo nel vano tentativo di riformarla: ci sentiremmo nella scia di qualcosa, parte di una comunità che ha un passato su cui sa riflettere, insomma più vivi, meno rozzi, meno incarogniti sul costo di un senatore, sul consigliere regionale che è un mezzo ladro in cerca di immunità o sulla Raggi che non avrà il tempo per partecipare una volta al mese alle sedute del nuovo Senato, visto che solo questa  settimana, con la giunta di Roma che sta come sta, è andata a Bari alla riunione dell’Anci, a Milano al funerale di Dario Fo e alle riunioni con lo stato maggiore del Movimento (voto4) .

 

Non se ne può più della mala fede, di questa isteria attorno al nulla in cui anche i morti fanno da testimonial: ci hanno pensato i volponi del Fatto Quotidiano, strillando in prima pagina a caratteri cubitali VOTA FO e voto 0.  

 

Non è stata solo la settimana in cui è morto il grande giullare di un tempo (voto 10) e  l’immenso Dylan (voto 10 e lode) ha preso il Nobel: ma anche quella in cui si sono particolarmente illustrati i preposti a Fondazione, D’Alema e Quagliarello (voto 4, in solido), anima e mente rispettivamente di Italianieuropei e Magna Charta. Il primo tra le sue tante cariche fu anche presidente di una Bicamerale per le riforme costituzionali, il secondo fu tra i dieci saggi scelti dal presidente Napolitano per fargli proposte nella stessa materia. In momenti diversi della loro esistenza dunque entrambi hanno letto e sottoscritto una frase come questa: l'attuale modello di bicameralismo paritario e simmetrico rappresenta una delle cause delle difficoltà di funzionamento del nostro sistema istituzionale, a tal fine, si propone che ci sia una sola Camera politica e una seconda Camera rappresentativa delle autonomie regionali (dal documento conclusivo dei lavori rimesso nelle mani dell’allora capo dello stato).

 

Dunque i due compari voteranno Sì? Sarebbe troppo facile, non scherziamo. Per spiegare gli argomenti del No hanno fatto una conferenza stampa in presenza e con il silenzio assenso di Gianfranco Fini, Paolo Cirino Pomicino, Ciriaco De Mita, Mario Mauro, Giorgio La Malfa, Renato Brunetta, Bobo Craxi, ex democristiani ex socialisti ex comunisti accomunati per tornare alla legge elettorale proporzionale pura della loro giovinezza. Torna la Prima repubblica? si chiede per una volta con un filo d’ironia Aldo Cazzullo (voto 9) sul Corriere.

 

D’Alema e Quagliariello hanno presentato una loro proposta di riforma su cui discutere appena bocciata dal popolo il ddl Boschi-Renzi, ma non si sa con i voti di chi approvarla, come dire intanto bocciamo questa poi si vedrà. D’Alema ci ha pure aggiunto del suo: ha detto che quelli del Sì sono aggressivi e al soldo dei poteri forti. Cinquanta giorni così, sarà dura. 

 

 

CUPERLO MA ANCHE NO

 

Il più educato – è mitteleuropeo – della minoranza Pd raccoglie l’apertura di Renzi ed entra a far parte della commissione incaricata di fare proposte di modifica della legge elettorale. Cuperlo è una persona seria, parla un italiano forbito, quasi di altri tempi, ma difende un pregiudizio che è ormai luogo comune: la paura dell’uomo solo al comando. Magari ce l’avessimo un monarca repubblicano con ampi poteri che eleggiamo e mandiamo a casa quando non ci convince più: meglio che infilarsi nel tunnel delle paure e intonare l’eterna litania sui contrappesi e delle mediazioni progressive tra opposti come fa Zagrebelsky: siamo soffocati dai contrappesi. C’eravamo abituati a votare per conoscere la sera stessa chi governa e chi va all’opposizione, così accade in tutte le democrazie avanzate, non ci stiamo più a votare partiti e partitini che dovrebbero poi mettersi d’accordo in Parlamento per formare il governo. Non volevamo morire democristiani, non vogliamo morire spagnoli che oggi stanno nelle pezze e se avessero un premio di maggioranza sarebbero più che contenti.  

 

 

IL NO SECCO

 

Continua il No secco delle Sorelle d’Italia, Ignazio La Russa ha pure coniato uno slogan nuovo fiammante da mettere su manifesti e volantini: Renxit. No secco anche dei leghisti ovviamente dei forzisti. Paolo Romani (voto 4) ha detto che non è per generica ostilità verso l’idea di riforma. Anzi, loro le riforme ce l’hanno nel dna. E lì è rimasto verrebbe da dire. Di riforme del centro destra non c’è traccia. Vero è che la sinistra ci ha messo del suo per cancellarne alcune ma far sì che le riforme attuate siano durevoli, sopravvivano al governo non dovrebbe essere il primo dovere di un riformatore serio?

 

No secco ovviamente dai tre governatori del centro destra, Liguria Lombardia e Veneto e dai Brunetta dai Gasparri dai Matteoli e simili: votano No per fare fuori Renzi ma anche Parisi che glieli sta trifolando trattandoli da inadeguati.  

 

Se vince il No non c’è più tempo per fare grandi piroette nel centrodestra e anche l’ultimo delfino del Cav. finirebbe in pescheria. 

 

 

IL NO COSTRUTTIVO

 

E chi poteva inventare questo ossimoro da vecchi dorotei se non il pirotecnico, spaziale Cav.? Suona bene ma non significa nulla. Vorrebbe dire prima si vota No e si distrugge e poi si costruisce. Non si distingue dunque dal No secco dei suoi. Ma il Cav. come si sa è molto sensibile a quello che gli suggeriscono gli intimi, Fedele e la figlia Marina, per necessità aziendali – ma anche per convincimento – filo governativi. Il punto di mediazione potrebbe stare a guardare a lungo, fiutare il vento, limitarsi alle prese di posizione, entrare in campagna il più tardi possibile e con toni civili, d’altronde lui non ha mai colpito nessuno sotto la cintura. Nel suo disegno la cosa importante è non ritrovarsi il 5 dicembre muro contro muro. Ma ogni tanto una cosa chiara no?

 

 

PINOCCHIO

 

Il sindaco di Casole d’Elsa, nel senese, ha avuto la buona idea di disseminare nel borgo una serie di opere d’arte. Fra queste una statua di Pinocchio realizzata da un artista locale da collocare in un parco pubblico. L’artista ha raffigurato il Pinocchio con il lungo naso che punta verso il basso come tendesse a congiungersi con il pispolino presentato in bella erezione. Vicino al parco c’è una scuola: ovviamente scandalo, polemiche, gli alunni non possono vedere un burattino sessuato, magari il Davide sì. Di comune accordo sindaco e artista fanno zac. Il Pinocchio evirato, bisognava pensarci. Senza voto. (E senza parole). 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi