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Stacci tu, uomo dei No, con i Salvini e con i grillini, io sto con il non no, col nonno, con il presidente Giorgio Napolitano

Le ragioni del perché No sono conosciute e sono chiare e riguardano più il soggetto della riforma (Renzi) che l’oggetto della riforma (la Costituzione). Quelle del perché Sì sono meno evidenti, meno raccontate e per questo più interessanti. Cosa c’entra la generazione dei trenta-quarantenni con la riforma costituzionale? Girotondo fogliante

13 Ottobre 2016 alle 12:37

Stacci tu, uomo dei No, con i Salvini e con i grillini, io sto con il non no, col nonno, con il presidente Giorgio Napolitano

Come fantasmi o parenti giunti da lontano a reclamare la memoria del sangue, i mendicanti che assiepano le vie e le piazze ci conoscono. Ben pochi sguardi superano l’eloquenza dell’occhiata che si scambiano colui che chiede l’elemosina e chi la dà o rifiuta. Quale strana storia tra il giovane zingaro sdraiato a terra e la ragazza, di poco più giovane, che s’inchina a depositare la moneta nel bicchiere… Quali vivaci pensieri nella testa della signora che, imbastendo una gerarchia della pietà, non sa scegliere a chi dare l’euro e a chi no: “Se è insistente, non gli do un soldo. Se è inerme, glielo do. Se vende collanine, non gli do un soldo. Se non ha nemmeno denaro per comprarsi la merce, glielo do”. Parente prossimo del mendicante, dal vicolo emerge l’ambulante abusivo, che qui chiameremo ambusillante. L’arte del commercio un po’ l’ha imparata, fa il simpatico, ridacchia sbandierando il set d’accendini, il pacchetto di fazzoletti. Laddove il mendicante baratta l’euro con un “grazie”, una preghiera o il suono di una fisarmonica, l’ambusillante appare più moderno con le sue collanine, meno sacro, meno antico. Tra i mendicanti e gli ambusillanti c’è un cielo speciale, quello dei venditori di rose, spiriti scesi dall’harem dirimpettaio dell’Eden. I venditori di rose la sanno più lunga dei sociologi, infinitamente più lunga dei sessuologi; i tanti Rosario – splendido nome affibbiato ai venditori di rose – sono le cartine al tornasole del sentimento, le sentinelle di Parvati, dea dell’amore devoto. Attenzione, estrema attenzione al venditore di rose, al Rosario.

 

E’ qui che inizia la nostra storia, la storia di perché Sì al referendum costituzionale. Poche ore fa attraversavo piazza del Popolo in compagnia di un amico. C’eravamo fermati a discutere, ma mi distrassi presto perché avvistai un indiano seduto sui gradini dell’obelisco Flaminio; saldo nel pugno, un mazzo di rose rosse. Gli occhi del Rosario si erano aggrappati a una coppia tra le mille che quella sera calpestavano il selciato della piazza. La coppia: del quarantenne subito notai i Ray-Ban d’ordinanza, la camicia ben sistemata dentro i calzoni, le importanti stringate; la trentenne che lo accompagnava era una ragazza da jeans&maglietta. Lesto, il Rosario si alzò dal suo obelisco e corse incontro ai due. “Rosa?”. “No grazie”. “Una rosa?” ripeté il Rosario all’uomo. “No” rispose nuovamente alterando un poco la voce. Cercò di scostare il Rosario con una mano, ma il Rosario, per un’imperscrutabile ostinazione, insisteva, lasciando scorrere via le altre mille coppie della piazza. “Una rosa per la tua bella ragazza?”. “No, Cristo, no, No, No, No” sbraitò l’uomo spintonando il Rosario, schiacciandogli il piede. Improvvisamente il Rosario si cristallizzò, si piantonò di fronte alla ragazza, gli occhi spalancati; indicando con un dito il di lei avaro compagno, il Rosario le chiese: “Chi è?”. Chi è? Gentili lettori, avreste dovuto esserci, doveva essere registrato quel “chi è”, il tono con cui l’indiano chiese chi fosse quell’uomo indisposto a comprare alla fidanzata una rosa dopo che per due, tre, cinque minuti di arditissima questua l’indiano aveva danzato per loro. Chi era quel signore che pur di non trovare un euro nelle proprie tasche faceva la parte del meschino? Chi è? – aveva chiesto il Rosario con la voce del Padre. Per un intero minuto la ragazza fissò l’indiano spaurita, esterrefatta, incredula e poi, con voce che proveniva dalla buia caverna del dolore e dell’inaspettata coscienza, a denti stretti disse: “E’ il mio fidanzato”. Cazzo – dissi tra me e me. In un colpo solo l’uomo con i Ray-Ban aveva: avvilito la fidanzata, mostrato il proprio spregio al Rosario, trasformato un gesto di disprezzo in uno di disamore. Quanto costava quella rosa? Un euro, volendo anche cinquanta centesimi. Quanto gli era costata in realtà? Pensare che il fiore fosse solo un fiore gli costò l’amore. Di scatto l’indiano si girò. Ci avvistò, me e il mio amico. “Una rosa? Una rosa per la ragazza?”. In men che non si dica, il Rosario già danzava per il mio stordito compare che dal canto suo accampò la scusa: “No grazie, sono gay”; unico individuo al mondo capace di fare estemporanei coming out al Rosario che gli sorrise: “Compra la rosa per la tua ragazza”. Incerto, il mio amico mi guardò. “E comprami ’sta rosa, pirla!”. Ci allontanammo con sette rose che sbucavano dalla mia borsa. Sì. Sì. Sì. Sì allo sconosciuto, Sì allo straniero, Sì al Rosario, Sì alle rose. Stacci tu, uomo dei No, con i salvini e con i grillini, io sto con il non no, col nonno, con il presidente Giorgio Napolitano.

 

Sofia Silva è nata a Padova nel 1990. Dipinge, scrive e si occupa di storia dell’arte

 

 

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