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Ricercatrice di giustizia. Le dimissioni dalla Camera di Ilaria Capua

Montecitorio accetta le dimissioni della virologa e parlamentare con 238 voti a favore e 179 contrari. "Se questo mio passaggio di vita come rappresentante del popolo italiano lascerà un segno, non riguarderà la scienza o la ricerca. Riguarderà la giustizia. Quello che è successo a me accade a tanti innocenti accusati ingiustamente"

28 Settembre 2016 alle 17:50

Ricercatrice di giustizia. Le dimissioni dalla Camera di Ilaria Capua

Ilaria Capua

Roma. “Gentile presidente, cari colleghi, oggi rassegno le mie dimissioni da deputato della Repubblica italiana”. Così Ilaria Capua, virologa eletta con Scelta Civica, è intervenuta in aula per comunicare il suo addio alla Camera dopo il proscioglimento dall’assurda inchiesta che insieme all’infamante campagna stampa per anni l’ha inchiodata nel ruolo di untrice con accuse infondate. “E’ stata una decisione sofferta e ponderata, che ho maturato nel tempo e che si è articolata intorno alla parola ‘rispetto’ – ha detto la ricercatrice, ripercorrendo dall’inizio le tappe che l’hanno condotta a questa sofferta decisione –. Quando sono entrata alla Camera dei deputati ero una scienziata conosciuta e stimata per gli studi che avevo svolto in virologia, ero piena di buoni propositi e assolutamente determinata a sollecitare quei cambiamenti nel mondo della ricerca di cui l’Italia ha un disperato bisogno. Avevo una missione, avevo a cuore un obiettivo, uno solo”.

 

Tutto cambia quando l’Espresso, sulla base di una vecchia inchiesta della procura di Roma, impala la scienziata sul rogo dell’indignazione pubblica con una copertina dal titolo “Trafficanti di virus”. “Dopo un anno dalla mia elezione sono stata travolta da un’indagine giudiziaria risalente agli anni duemila che mi accusava di reati gravissimi, uno dei quali punibile con l’ergastolo. E’ stato per me un incubo senza confini e una violenza che non solo mi ha segnata per sempre, ma che ha coinvolto e stravolto anche la mia famiglia. L’effetto più devastante che queste accuse hanno avuto sul mio ruolo di parlamentare, è stato quello di aver minato la mia credibilità, ed è proprio in questo particolare della vicenda che entra in gioco la parola ‘rispetto’”. La gogna giustizialista ha impedito alla Capua di fare politica proprio sui temi che conosce meglio, quelli della ricerca. “Un parlamentare che non è credibile non è in grado di portare avanti con forza le istanze nelle quali crede. Nell’affrontare ogni giorno in questa Camera la mia nuova condizione di ‘persona non credibile’, e oltretutto accusata di crimini gravissimi, ho vissuto sulla mia pelle per oltre due anni,  come la mancanza di credibilità non mi stesse permettendo di  portare avanti quello per cui mi ero impegnata con i miei elettori”.

 

In un Parlamento in cui personaggi bizzarri parlano liberamente di scie chimiche e microchip sottopelle, fanno propaganda contro i vaccini e per pseudocure, il fango mediatico-giudiziario ha tolto la parola a una virologa conosciuta nel mondo per aver scoperto la sequenza genetica dell’aviaria. “La combinazione del rispetto per i miei elettori e per me stessa mi ha fatto comprendere che in quelle condizioni non stavo utilizzando al meglio il tempo che avevo a disposizione. [...] Ho sentito che fosse giunto il momento di tornare a usare il mio tempo al meglio, di tornare nel mondo scientifico, purtroppo non in quello italiano, ma in un ambiente nel quale non avessi mai perso la credibilità e nel quale fossi riconosciuta e apprezzata”. Da qui la decisone di lasciare la politica e l’Italia per proseguire il suo lavoro di ricerca in America. “Ho accettato un incarico di direttore di un centro di eccellenza all’Università della Florida. Ho deciso di trasferire la mia famiglia negli Stati Uniti per proteggerla dalle accuse senza senso ma nel contempo infamanti che mi portavo sulle spalle. Perché una mamma ed una moglie deve farsi carico anche di questo: proteggere”.

 

Ma a un certo punto tutte le accuse, come era prevedibile vista la completa carenza di prove, si sono sbriciolate. “Venti giorni dopo il trasferimento negli Stati Uniti la procura di Verona in sede di udienza preliminare ha smontato il castello accusatorio pezzo per pezzo, prosciogliendomi dai molteplici capi d’accusa perché ‘il fatto non sussiste’”. Dopo aver subìto in silenzio gli insulti degli avversari e il linciaggio dei giornali, alla Capua è stata restituita quell’innocenza che in un paese civile e garantista non avrebbe mai dovuto perdere. “Ora che è finita, potrei tornare indietro, ma non me la sento. Devo recuperare forze, lucidità e serenità, devo lenire la sofferenza che è stata provocata a mia figlia e a mio marito. Devo recuperare soprattutto fiducia in me stessa, appunto perché voglio usare al meglio il tempo che ho a disposizione. Lo devo ai miei genitori che mi hanno fatto studiare, ai miei maestri, ai miei amici e ai miei allievi di ieri e di domani”. Dopo il passaggio più personale, è arrivato quello più politico dell’intervento della ricercatrice: “Paradossalmente, penso che se questo mio passaggio di vita come rappresentante del popolo italiano lascerà un segno, non riguarderà la scienza o la ricerca. Riguarderà la giustizia. Quello che è successo a me accade troppo spesso in Italia, e potrebbe succedere a chiunque. In occasione di questo momento voglio dar voce a tutte le persone innocenti accusate ingiustamente, che attendono impotenti che la giustizia faccia il suo corso. Perché anche loro meritano rispetto”.

 

“Cari colleghi – ha concluso – ci sono molti cambiamenti all’orizzonte nel nostro paese, e sono certa che attraverso di voi e attraverso l’operato del governo l’Italia diventerà un paese più innovativo e più giusto. Ora, infatti, le questioni che più mi stanno a cuore sono due, e non più una sola”. La ricerca e la giustizia.

 

L’aula, con quella che appare una resa alla gogna mediatico-giudiziaria, ha accettato le dimissioni con 238 voti a favore e 179 contrari.

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