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L’osceno no alle Olimpiadi figlio dell’epoca del rischio zero

Niente circenses, pensate a risparmiare e soprattutto non prendiamo rischi, non ce lo possiamo e non ce lo dobbiamo permettere, dicono i grillini

10 Settembre 2016 alle 06:02

L’osceno no alle Olimpiadi figlio dell’epoca del rischio zero

Beppe Grillo (foto LaPresse)

Il “no” alle Olimpiadi di Mario Monti fu occasionale, tattico, commisurato alla durata limitata del suo mandato politico. Il “no” grillino è ideologico. Non è pronunciato contro questa specifica edizione di cui Roma potrebbe essere organizzatrice, ma, attingendo alla prosa dell'Adusbef, travalica il singolo evento e, in definitiva, si scaglia contro ogni attività umana non finalizzata, sembrerebbe di capire, alla soddisfazione di immediati bisogni materiali. Una regressione rispetto all'Unione Sovietica, materialista sì ma almeno, per la via traversa dell'elevazione della salute delle masse e per competitività internazionale, favorevole alla diffusione dell'attività sportiva. Nel mondo da incubo di Adusbef e 5Stelle tutto ciò che appare superfluo deve sparire: i Giochi sono giochi e quindi non servono a niente. “Le olimpiadi o i mondiali – scrivono i puri dell'Adusbef – possono essere funzionali alle classi politiche ed economiche per appagare il delirio di onnipotenza di immarcescibili saltimbanchi e molti affari per gli imprenditori”.

 

Ora, sugli immarcescibili saltimbanchi, usando il loro lessico, qualche idea la avremmo. Mentre sugli affari degli imprenditori, non qualificati come malaffare o come qualcosa di losco, non si capisce cosa ci sarebbe da eccepire: un imprenditore cerca di fare affari e dovremmo preoccuparci e criticarlo, proprio a volersi occupare dei fatti degli altri, se di affari non ne facesse. Nel rimasticamento della critica sociale d'antan gli intellettuali dell'Adusbef, ripresi pari pari nel blog che dà la linea a 5Stelle, non potevano dimenticarsi delle condizioni del proletariato. “I Giochi – si legge – spesso vengono utilizzati per ipotecare il futuro dei giovani gonfiati di debiti e come potenti armi di distrazione di massa, con la finalità di offrire con lo spettacol effimeri sollievi a condizioni economiche e sociali delle famiglie, che potrebbero essere momentaneamente appagate con le medaglie, prima di finanziare con le loro fatiche i costosi apparati pubblici”.

 

Siamo al nocciolo ideologico: niente circenses, pensate a risparmiare e soprattutto non prendiamo rischi, non ce lo possiamo e non ce lo dobbiamo permettere. Persino gli economisti liberali e liberisti (la gran parte di essi) hanno capito da tempo che tante attività apparentemente inutili entrano in pieno negli scambi commerciali, nelle scelte degli investitori e in quelle dei consumatori, servono a costruire la connessione sociale senza la quale il mercato non potrebbe funzionare. I Giochi sono giochi e perciò servono. La scadenza  dell'appuntamento olimpico e paralimpico è il punto di arrivo di attività che non si fermano mai, dalla palestra del quartiere, ai primi corsi sportivi per bambini. Lasciate stare la ricaduta economica di un’edizione. Il calcolo complessivo è impossibile: dovrebbe considerare tutto il movimento sportivo mondiale. Può davvero un paese tra i primi dieci nella classifica olimpica chiamarsi fuori? Può fare il free rider e dire voi organizzate e noi ci divertiamo? Benvenuti nella società del rischio zero.

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