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De Dominicis, il giudice assessore che voleva servire ed è stato servito

Ha detto che la festa è finita e gli hanno fatto la festa, ha giurato che avrebbe vinto la legge e l’hanno defenestrato fuori dalla legge, ha annunciato la verità e si è ritrovato circondato dalla menzogna, voleva servire e non è servito.  

9 Settembre 2016 alle 18:47

 De Dominicis, il giudice assessore che voleva servire ed è stato servito

Beppe grillo alla tappa conclusiva di #CostituzioneCoastToCoast (foto LaPresse)

Roma. Ha detto che la festa è finita e gli hanno fatto la festa, ha giurato che avrebbe vinto la legge e l’hanno defenestrato fuori dalla legge, ha annunciato la verità e si è ritrovato circondato dalla menzogna, voleva servire e non è servito.

 

Eccolo qui, Raffaele De Dominicis, l’assessore più veloce della storia. Il viso rotondo, le ottuse sopracciglia triangolari, le labbra orizzontali, il mento quadrato, il naso piramidale, gli occhi ellittici, le orecchie sinusoidali, un volto uscito da un trattato di geometria classica, quello del già procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio. L’hanno fregato le varianti algebriche pentastellate, non poteva immaginare, lui, chiamato a correggere il bilancio della Capitale, di essere messo alla porta prima ancora di averla varcata. “La festa è finita”, disse nella sua prima intervista. Così è stato. Per lui. Virginia ha impietosamente girato il pollice e De Dominicis si è ritrovato indagato e sbeffeggiato, accusato e allontanato. Giammai, un uomo nato nel Cilento, accoglierebbe silente il manrovescio di gentile aspetto e tagliente effetto. Egli, l’Inquisitore, è inquisito, dicono. Era a cavallo, al fianco del Marco Aurelio del Campidoglio, e ora è a casa a ruminar pensieri, il disarcionato. Indagato? “Si tratta di una cosa di due anni fa, archiviata”, dice a Repubblica. Il Campidoglio giura il contrario. Che sfida tra titani.

 

“Quello non è un partito, è un asilo infantile”, tuona. Non la si fa sotto il naso all’ineffabile conducator di inchieste planetarie sulle agenzie di rating. Come sono lontani i bei tempi anglofoni dello “sprid” e del “grown down”, la lingua di Shakespeare reinventata, Gordon Gekko incastrato a Wall Street, perché se il denaro non dorme mai, De Dominicis è sempre sveglio. “Due stronzetti vogliono fottere Roma e la Raggi”, sentenzia. Cosa ne sanno, i Frongia e i Marra delle battaglie di Ascea, il paesello natìo del procuratore? Non immaginano, i parvenu pentastellati, di cosa sia capace il capo del Movimento per la Grande Lucania, l’uomo che ha in mente di riunire il Vallo di Diano e il Cilento alla provincia di Potenza. De Dominicis ha titanici progetti: Napoleone separò quelle terre nel 1806, egli le riunirà. E’ proprio vero, nei piccoli borghi nascono i grandi uomini.

 

“Non ho mai ricevuto alcun avviso di garanzia”, frusta. Non si spiega il diritto all’uomo che l’anno scorso aprì la sua relazione da procuratore della Corte dei Conti del Lazio con questa modesta frase: “Iniziando a scrivere queste brevi riflessioni sui fatti giudiziari del 2015 trovo ragionevole parlarvi dell’anno trascorso come di un ANNUS TERRIBILIS!”. Maiuscolo, mi raccomando. Dal Castiglioni-Mariotti al De Dominicis, il nuovo dizionario di latino, niente più annus horribilis e annus mirabilis, solo terribilis.

 

Una prosa retorica, allusiva, cospiratoria, incalzante: “L’affaire Metro C; il puzzle ATAC; le ombre sui DERIVATI del Tesoro; il default ALITALIA”. Tra Ken Follett e John Grisham, De Dominicis. E ora c’è solo polvere di stelle (cinque) che si posa sulla toga e gli avvocati, ah gli avvocati… “Mi difende un ragazzetto dello studio Sammarco”, svela. “Il sottoscritto non conosce né ha avuto rapporti di tipo personale e professionale con il dottor Raffaele De Dominicis”, risponde Pieremilio Sammarco. Non lo (ri)conosce più nessuno. E’ al centro del maelstrom, pencola tra la luce e il buio, solingo, immalinconito, medita la revanche, prepara memorie, agita esposti, erutta lava e lapilli: “E’ una situazione allucinante. Un giorno ti dicono quanto sei bravo e il giorno dopo quanto sei cattivo”. Benvenuto signor (ex) procuratore, non è la Grande Lucania, è Grilloland.

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