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I veri grillini oggi sono gli editorialisti

Premessa: qui da ieri abbiamo tirato fuori i popcorn per raccontarvi con ancora più gusto la caduta degli dèi grillini a Roma. Allo stesso tempo, però, abbiamo ricordato che il caso Raggi-Muraro-Minenna-Raineri-eccetera è soltanto l’ennesima dimostrazione che “la grammatica di governo è incompatibile con la grammatica grillina”.

6 Settembre 2016 alle 18:22

I veri grillini oggi sono gli editorialisti

Alessandro Di Battista a Termoli (foto LaPresse)

Premessa: qui da ieri abbiamo tirato fuori i popcorn per raccontarvi con ancora più gusto la caduta degli dèi grillini a Roma. Allo stesso tempo, però, abbiamo ricordato che il caso Raggi-Muraro-Minenna-Raineri-eccetera è soltanto l’ennesima dimostrazione che “la grammatica di governo è incompatibile con la grammatica grillina”. Non per fare gli snob, ma il nostro divertimento non vorremmo fosse scambiato con la cura certosina che i giornaloni stanno dedicando al dàgli alla Raggi. Lasciamo per un attimo da parte Marco Travaglio, direttore del Fatto quotidiano, di cui lodiamo l’ennesimo sussulto garantista: martedì ha parlato di inchiesta “tutt’altro che infamante” per l’assessore Muraro, aggiungeva che “non è roba da dimissioni”, e che comunque l’“onestà non in discussione fino a prova del contrario”. Sfogliamo i giornaloni del cosiddetto establishment. Fatta salva la Stampa, con l’editorialista Giovanni Orsina che argomenta – come noi – l’incompatibilità tra i princìpi del grillismo e il principio di realtà politica, ecco per esempio cosa scrive il Corriere della Sera attraverso la firma del suo Mauro Magatti. Titolo: “Il Movimento 5 stelle ritrovi l’ispirazione perduta”. Non è un post di Dibba, è piuttosto l’auspicio del giornale della borghesia italiana per eccellenza, dove ci sono alcuni dei capofila dell’Editorialista collettivo che oggi rimbrotta i grillini per scarso grillismo.

 

Continua infatti Magatti: “E’ vero. La realtà è stata molto diversa da quanto Casaleggio aveva prefigurato. (…) Il fallimento sta tutto nell’incapacità di tradurre l’intuizione iniziale in soluzioni innovative adeguate. Per esempio, nei processi di decisione e di trasparenza interna. (…) Il caos del Campidoglio esprime limpidamente l’involuzione a cui, in queste condizioni, il movimento è destinato”. Facendo la parafrasi: il grillismo in purezza era geniale, sono gli uomini e le condizioni che lo hanno corrotto. Il quotidiano di Via Solferino insiste, e se tutti ci divertiamo a notare le inadempienze grilline rispetto a quanto scritto nel Sacro blog, l’editorialista Sergio Rizzo ci aggiunge un pizzico di visibile compianto: “In questa gestione del Campidoglio non è rispettato uno solo dei princìpi che dovrebbero fare del Movimento 5 stelle qualcosa di diverso dal decrepito mondo della vecchia politica”. Su Repubblica, che pure non è il giornale-partito di un tempo, Liana Milella usa lo stesso metodo da guru grillino e dedica un corsivo a quella che sarebbe la vera colpa dei grillini di governo: non essere stati coerenti con i bei tempi antichi in cui “bloccavano l’elezione di un candidato [alla Corte costituzionale] proprio per via del suo passato ‘previtiano’”, salvo oggi “non provare imbarazzo se a scegliere l’assessore al Bilancio del Comune di Roma è uno dei fratelli Sammarco, famiglia di avvocati nota per i suoi rapporti decennali con Cesare Previti. Sì, proprio lui, l’amico di Silvio Berlusconi”. Ecco come la stampa che ha provato a inculcare per anni in milioni di italiani i virus del giustizialismo e dell’anticastismo tratta ora i giovani grillini scapestrati. L’Editorialista collettivo veste i panni di Casaleggio.

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