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Il disastro di Roma, punto d’arrivo della cialtronaggine 5 stelle, e le mosse di D’Alema

Fatta esclusione per l’abnegazione dei soccorritori e la composta dignità delle popolazioni colpite dal sisma, tutti bocciati questa settimana. Bocciato il vescovo di Rieti; bocciata la gestione romana dei grillini, Bocciata la Lorenzin (ma Saviano peggio ancora); bocciato il ritorno di Max. Il Pagellone di Lanfranco Pace alla settimana politica

4 Settembre 2016 alle 06:00

Il disastro di Roma, punto d’arrivo della cialtronaggine 5 stelle, e le mosse di D’Alema

Virginia Raggi (foto LaPresse)

RAGGI NELL’IMBUTO, LA MINISTRA NEL PALLONE E LA DIAGONALE DU FOU DI D’ALEMA

 

Questa settimana da promuovere c’è solo l’abnegazione dei soccorritori, la composta dignità delle popolazioni colpite dal sisma, la dolce forza del labrador nero Leo (per tutti voto 10 e lode), la nomina di Vasco Errani a capo della ricostruzione, uomo assai capace (voto 10): per il resto una sessione di bocciature. A cominciare da un prelato alto e da uno medio-basso.
Il vescovo di Rieti ha tenuto omelia durante il funerale di stato delle vittime: ha detto che a uccidere non è il terremoto ma l’uomo. Tra le righe, il capitalismo cioè il neoliberismo cioè la cupidigia. Un giovane prete di Amatrice ha deciso che nel luogo della cerimonia non ci dovevano essere corone di fiori dei rappresentanti delle istituzioni, presidenza della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio dei ministri e le ha fatte portare via.

 

Di anime sofferenti ce n’è tante e tutte bisognose di cure: facciano il loro mestiere  anziché predicare fesserie (voto 4).

 

ROMA: ÇA PASSE OU ÇA CASSE

 

Due mesi e a Roma è subito caos. Il sindaco ritiene di non dover dare una spiegazione politica (cioè pubblica e contraddittoria) di dimissioni di tanti pezzi importanti della sua amministrazione. E’ un caso evidente di cialtronaggine, di negazione di forme elementari di democrazia e dello stesso spirito originario dei 5 stelle: lo dice il prof Becchi che un tempo passò per loro ideologo e fa altresì notare come nel banner che dal blog di Grillo lancia la festa nazionale dei 5 stelle in Sicilia ci sia il volto di Chiara Appendino e non della Raggi.

 

Il comportamento di Grillo sembra in effetti ambiguo: prima dice che sarebbe sceso lunedì a Roma per mediare e ricompattare, poi smentisce e non si capisce se ritiene che la Raggi non abbia bisogno di aiuto oppure se l’abbia scaricata.

 

La Raggi non ha né peso né statura per governare la città, chi le sta intorno nemmeno, la cuoca di Grillo ha fallito, tuttavia pensare di prenderne le distanze e farne un nuovo caso Pizzarotti sarebbe il suicidio dei 5 stelle.

 

Infatti si stanno allineando volere o volare sul furbacchione Di Maio che ha chiamato in causa i  poteri forti cui a suo dire stanno pestando i piedi. E’ una bufala che può stare in piedi: in fondo il Pci con le fandonie e le accuse all’imperialismo americano ci ha campato settanta anni. 

 

FERTILITA’ MINISTERIALE

 

Beatrice Lorenzin (voto 5) è un bravo ministro ma sulla campagna per la fertilità ha fatto un clamoroso autogol: fertility day non è chissà quale capolavoro di inventiva, creatività ed efficacia del messaggio, ma da questo a piegarsi alla reazione di un pugno di indignati speciali ce ne corre. La campagna non è andata giù allo scrittore di opera prima Roberto Saviano e alla signora Michela Murgia (voto 3), è offensiva delle donne che soffrono la condizione di infertilità, hanno detto. E la ministra in ventiquattro ore ha fatto marcia indietro: ripenserà la campagna. Cose da pazzi, nemmeno in Francia intellettuali così così hanno tanto potere. 

 

DIBBA IL CENTAURO

 

Ha cavalcato per migliaia di chilometri sullo scooter per fare campagna per il no al referendum, Alessandro Di Battista, detto Dibba, in due giorni ha battuto mezza Calabria, parlava sulla piazza centrale di Schiavonea, costa ionica, casualmente cenavo in un ristorante vicino e l’ho ascoltato: argomenti insensati e fuori persino da quel mondo che di sussidi europei campa, ma ho ammirato molto la sua indifferenza all’orchite.

 

LE MOSSE PERICOLOSE DI MAX

 

E’ tornato il D’Alema aggressivo, cattivo, a dire il vero l’unico che conosciamo. Non è come gli altri oppositori interni di Renzi, non fa lagne e lasagne come Bersani, Gotor, Speranza, Cuperlo. Lui si muove per uccidere, ha palle per farlo e cervello per costruire una strategia di gioco che abbia un minimo di efficacia.

 

Il mio direttore ci ha raccontato del duello con Gentiloni alla festa dell’Unità di Catania, per l’ex premier Renzi è una parentesi che si sta richiudendo, il capo di un partito che ha perso alle amministrative diciannove ballottaggi su venti contro i 5 stelle, che poi fino ad ora sarebbe lo stesso di D’Alema e quando ai comandi c’erano lui e i suoi non è che le cose siano andate molto meglio. Renzi poi è destinato a perdere perché è svanito l’effetto Gian Burrasca e ora è pappa e ciccia con tutti i poteri forti dell’universo.

 

Forse è un flash imperioso dal passato, dagli anni in cui palazzo Chigi era ben frequentato da banchieri e uomini d’affari e si diceva che fosse la sola merchant-bank dove non si parlava inglese. D’Alema sta anche approntando una mini riforma costituzionale, una paginetta appena che però metterebbe tutte le cose a posto.

 

Insomma D’Alema fa sul serio, il figlio  coccolato di un’antica nomenclatura muove arditamente i suoi pezzi contro il campioncino che sta fuori dalla tradizione, dalla cultura, da tutto.  Mosse pericolose: il vecchio campione Akiva Liebskind sfida il giovane e irruente Pavius Fromm, russo anche lui ma fuggito in occidente. Basa la sua strategia sulla diagonale di alfiere, sta quasi per vincere la partita decisiva ma al momento topico viene terrazzato da un infarto. Beh è solo un film, miglior film straniero agli Oscar del 1985.

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