Virginia Raggi (foto LaPresse)

Sì, è stato un complotto farla vincere

Redazione
Due mesi di guai del sindaco Raggi a Roma, anche i grillini sbuffano

Le scie chimiche, si è appurato essere una bufala. L’incendio di Monte Mario, non pare essere stato un gesto di boicottaggio ordito dalle opposizioni. L’unico complotto contro i seguaci di Beppe Grillo che ancora resta in piedi, a questo punto, è quello geniale “per farci vincere a Roma” denunciato da Paola Taverna durante la campagna elettorale. Anzi, dopo due mesi di sindacatura di Virginia Raggi, i militanti che ne sono convinti sono in netta crescita. Tanto che la sorella di Marcello De Vito, presidente grillino dell’Assemblea capitolina (l’M5s è un partito familista) ha scritto su Facebook critiche di fuoco: “Dovevano dimostrare la differenza e non la continuità col passato”, e invece “Virginia” è lì alle prese con “gli amichetti di merende”. Gira voce che gli scontenti della base vogliano addirittura organizzare una riunione cittadina per esprimere il proprio dissenso (lo Statuto lo consentirà?).

 

Il problema del governo a cinque stelle di Roma non sono soltanto le nomine non condivise o gli emolumenti golosi che, a tutt’oggi, la Giunta non sembra intenzionata a tagliare (una bestemmia, per i grillini). Ci sono il disastro di fatto e di immagine dell’Ama, c’è il caos dell’Atac, c’è la candidatura olimpica lasciata cadere ma senza nemmeno dirlo, senza dibattito né prese di posizione ufficiali. Il Programma latita, ma soprattutto manca la mitica Trasparenza, ed è questo che indigna la base. Domenica Virginia Raggi parteciperà alla festa del Fatto, al Testaccio. Doveva essere l’occasione per esibire davanti ai fan gli scalpi del vecchio malaffare debellato. Invece dovrà limitarsi a denunciare qualche nuovo complotto.

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