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Quella retorica dell’emergenza che trasforma Forza Italia in Forza Asor Rosa (Parisi, pensaci tu)

Dire che Renzi ha un’agenda economica che non funziona come dovrebbe è giusto e sacrosanto. Dire che Renzi è il Duce non conviene. Specie poi se sai che un giorno con quel Duce potrebbe persino capitare di rifare qualcosa insieme.

15 Agosto 2016 alle 06:22

Quella retorica dell’emergenza che trasforma Forza Italia in Forza Asor Rosa (Parisi, pensaci tu)

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Nel meraviglioso frullatore della politica agostana può capitare che la combinazione tra i vari gusti offerti dai partiti possa produrre degli effetti inebrianti. Prendete il Partito democratico di Matteo Renzi: una vita a spiegarci che la vecchia sinistra giustizialista è morta e sepolta e rottamata e che non basta un sms di Buzzi per considerare mafiosa una classe dirigente; e ora invece eccoli lì, carinissimi, i nuovi campioni del garantismo a dire che basta una telefonata con Buzzi a sputtanare una giunta e che se arrivasse un avviso di garanzia al comune di Roma sarebbe da organizzare un ottimo tsunami tour contro la Raggi. Prendete il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, poi: una vita a spiegarci che i politici vanno infangati fino a prova contraria e che non esistono politici innocenti ma esistono solo politici non ancora beccati con le mani nella marmellata; e ora invece eccoli lì, dolcissimi, i nuovi campioni del garantismo pronti a scendere in piazza contro le procure a orologeria, contro le intercettazioni che da sole non significano niente, contro gli avvisi di garanzia che non possono mai essere considerati come delle condanne preventive e che di per sé “non significano nulla” (da farsela addosso).

 

C’è tutto questo, ovviamente, ma c’è anche qualcosa di più, forse persino di più importante, che riguarda un mondo, quello del centrodestra, che in questa estate molto movimentata ha scelto di trasformarsi nello stesso mostro che ha sempre combattuto quando era al governo: il PED, il Partito dell’Emergenza Democratica. Ci sarebbe da sorridere se non ci fosse da piangere osservando ogni giorno i parlamentari e gli alti dirigenti di Forza Italia impegnati a rappresentare gli avversari (Renzi) con le stesse categorie linguistiche e politiche usate malamente dagli avversari di Berlusconi per provare a tirare giù il centrodestra dal governo. E così, ogni giorno, i nostri cari amici dell’internazionale degli urlatori della destra ci informano che in Italia è in corso un golpe, che il paese vive una deriva autoritaria, che non si può lasciare al potere un uomo solo al comando, che bisogna combattere i conflitti di interesse di Palazzo Chigi, che non si può chinare il capo contro gli editti bulgari del capo del governo, che non si possono maltrattare i sindacati, che non si possono mettere le mani sulla Costituzione, che non si può far governare un presidente del Consiglio che all’occorrenza somiglia un po’ a Mussolini, un po’ a Hitler, un po’ a Erdogan e che bisogna mettersi tutti insieme per salvare la democrazia da un nuovo e strisciante totalitarismo imperante portato avanti da un esecutivo che ovviamente ha vergognosamente il controllo dei principali mezzi di informazione del nostro paese (già sentito anche voi, vero?).

 

In uno scambio di battute su Twitter, qualche giorno fa, dopo un articolo del Foglio in cui venivano riportati i nomi dei nuovi compagni di viaggio del centrodestra nella partita del referendum costituzionale (Francesco Pardi detto Pancho, Carlin Petrini, Gustavo Zagrebelsky, Alessandro Pace, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Paolo Flores d’Arcais, Antonio Ingroia, Nadia Urbinati, Nichi Vendola, Luciano Canfora, Tomaso Montanari, Salvatore Settis, Moni Ovadia, Michele Prospero, Maurizio Landini, Massimo D’Alema, Ermanno Rea, Barbara Spinelli, Gianni Vattimo, Curzio Maltese), il bravo senatore Lucio Malan (Forza Italia) si è lasciato andare per un attimo e ha detto la verità: “Anche contro il fascismo c’era una coalizione eterogenea. E persino per la Costituzione” (“E il patto del Nazareno – ha risposto con un sorriso il senatore del Pd Giorgio Tonini – allora era come il Molotov-Ribbentrop?”). E forse il punto è proprio questo: per giustificare una posizione contro natura sul referendum costituzionale (caro Cav, ripensaci) il centrodestra è costretto a utilizzare la retorica del “al lupo al lupo” per descrivere non tanto un paese governato male quanto un’emergenza democratica inesorabile contro la quale non può che essere necessario costruire un comitato di liberazione nazionale, proprio come ai tempi del fascismo. 

 

Il vizio di rappresentare il nemico come se fosse Satana, come se fosse il diavolo in persona, come se fosse il caimano (ehm) è stato a lungo uno dei punti deboli del centrosinistra, una delle strategie (suicide) con cui i nemici di Berlusconi hanno a lungo nascosto la propria fragilità culturale. L’anti berlusconismo, come si è visto, ha distrutto gli anti berlusconiani (dal ’94 al 2013) e la fragilità del partito dell’emergenza democratica è risultata evidente, in modo plastico, nel momento in cui il centrosinistra è stato costretto ad allearsi con il partito del diavolo (2011, 2013). Allo stesso modo, l’anti renzismo, condito dalla retorica ridicola del fascismo al governo, può forse aiutare a indebolire Renzi ma non aiuterà a costruire quello che oggi serve urgentemente al paese: un centrodestra moderno capace di sostituire la retorica dell’emergenza con la retorica del governo. Dire che Renzi ha un’agenda economica che non funziona come dovrebbe è giusto e sacrosanto. Dire che Renzi è il Duce non conviene. Specie poi se sai che un giorno con quel Duce potrebbe persino capitare di rifare qualcosa insieme. Criticare il premier è giusto e su molti punti doveroso. Ma travestirsi da Asor Rosa no, davvero, grazie.
Caro Parisi, pensaci tu, prima che Moni Ovadia diventi il leader spirituale della Forza Italia dei valori. 

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