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Non solo il pil. Renzi ha un problemino al sud

Sicilia, Napoli e Puglia: il triangolo della morte in cui il riformismo istituzionale rischia di naufragare. Perché si va espandendo un nuovo “meridionalismo” che si illude di risolvere tutto con il turismo (per il quale però non si apprestano le infrastrutture moderne) e con l’assistenzialismo.

12 Agosto 2016 alle 15:02

Non solo il pil. Renzi ha un problemino al sud

Matteo Renzi alla Festa dell'Unità di Bosco Albergati (foto LaPresse)

Al referendum si voterà nel merito o per ragioni politiche e di schieramento? Si tratta di una domanda in realtà un po’ superficiale. Naturalmente non ci sono decine di milioni di esperti di diritto costituzionale e gli elettori che leggeranno il testo degli articoli che vengono modificati saranno un’infima minoranza. Però questo non significa che l’elettorato non farà una scelta di merito: sceglierà tra un ammodernamento dell’architettura dello stato che lo renda più efficiente e governabile e il mantenimento di una situazione confusa che rende sempre contestabile l’autorità statuale. Indipendentemente dalle specifiche norme e dai singoli articoli, questo è il senso della scelta, che è compresa abbastanza bene dall’elettorato e sulla quale si esprimeranno una maggioranza e una minoranza.

 

Quindi quello che sarà decisivo è l’atteggiamento verso lo stato, le attese e le delusioni che serpeggiano nella comunità nazionale su questo versante, sempre controverso. Da questo punto di vista sembra di capire che conteranno più gli orientamenti territoriali che quelli legati a uno schieramento politico. Si può prevedere, naturalmente rischiando di sbagliare, che nel centro-nord, dove la critica allo stato è fondata sulla constatazione delle inefficienze e delle lungaggini, lo spirito pubblico sia favorevole alla riforma. Si pensa, in queste zone, che ci sia una naturale vivacità della società e dell’economia che non trova un sufficiente appoggio nell’azione dei poteri pubblici. In sostanza si crede a una possibilità di crescita basata sull’innovazione e si punta a una trasformazione dello stato che ne agevoli il pieno dispiegamento. Nonostante la campagna leghista (che attacca la riforma perché giudicata insufficiente e legata al successo dell’odiato governo Renzi) a nord di Roma il clima è nettamente favorevole alla riforma.

 

Da Roma in giù, invece, il panorama cambia radicalmente. Anche se il Pd siciliano vanta una gran quantità di comitati locali per il "sì", che forse esprime una tradizionale tendenza a partecipare ad aggregazioni che si presentano come pre-politiche, i vari fenomeni di mobilitazione popolare e gli esiti delle elezioni locali fanno pensare che l’orientamento prevalente sia contrario alla riforma. Si va espandendo un nuovo “meridionalismo” che ha abbandonato le antiche convinzioni produttivistiche, che rifiuta gasdotti e termovalorizzatori, che si scaglia contro la ricerca petrolifera ma impedisce anche di impiantare le pale eoliche, mentre si illude di risolvere tutto con il turismo (per il quale però non si apprestano le infrastrutture moderne) e con l’assistenzialismo. Anche le manifestazioni dei docenti che rifiutano i trasferimenti, che conseguono alla riduzione del precariato, che godono di largo consenso nelle popolazioni meridionali, sono un segnale del rifiuto della razionalizzazione, che è l’elemento centrale di ogni iniziativa tesa a elevare il livello di efficienza dei poteri pubblici. La Sicilia, che mantiene al governo una giunta rabberciata e spendacciona, in attesa di passare la mano a un'altra assistenzialista dei 5 stelle; Napoli, che contrasta la razionalizzazione dell’area di Bagnoli in base a una patetica rivendicazione di autogoverno, cioè di non governo; la Puglia, che si oppone a tutte le strutture energetiche e innovative in base a una strana concezione arcadica e giustizialista. Sono una specie di triangolo della morte in cui il riformismo istituzionale rischia di naufragare. Naturalmente si può dare battaglia nel merito, ma in realtà l’unica speranza è che prevalga l’assenteismo, cioè che da Roma in giù la partecipazione al voto torni a essere assai più bassa di quella che si registra da Roma in su. Ma nelle ultime tornate elettorali non si è confermata questa tendenza, che fino a pochi anni fa era sostanzialmente stabile.

 

Lo stato maggiore della campagna per il "sì" forse dovrebbe concentrare gli sforzi dove il pericolo di sconfitta è maggiore, lasciando perdere la polemica con la sinistra del Pd, che non penetra nemmeno nei circoli di partito e tiene banco solo nei talk show. Non basteranno un paio di mesi per recuperare il sud a una visione dello sviluppo di tipo produttivo, visto che anche quando il meridionalismo aveva questo segno, rischiava sempre di essere massacrato dalla demagogia di Achille Lauro o dall’assistenzialismo, ma in ogni caso si tratta di combattere per una giusta causa.

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