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“Se Renzi perde il referendum non deve dimettersi”, dice Beppe Sala al Foglio

“Serve un patto per l’Italia con l’opposizione. La legge elettorale? Va cambiata, anche il ballottaggio”. Sala, sindaco di Milano, ci spiega come può nascere la svolta renziana.

26 Luglio 2016 alle 06:15

“Se Renzi perde il referendum non deve dimettersi”, dice Beppe Sala al Foglio

Beppe Sala (foto LaPresse)

Non ho difficoltà a dirlo: condivido in pieno l’appello lanciato sul vostro giornale dal presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano. Credo anche io che serva un grande patto per l’Italia, ora più che mai. E a prescindere da quale sarà il risultato del referendum è necessario che maggioranza e opposizione costruiscano un percorso condiviso per approvare in fretta quelle riforme cruciali che permettano al nostro paese di fare un salto di qualità”. Giuseppe Sala, sindaco di Milano da poco più di un mese, simbolo di un Pd che vince in un contesto in cui il Pd ha cominciato a perdere, non ci gira attorno e chiacchierando con il Foglio accetta di entrare nella carne viva del dibattito politico su alcuni temi decisivi che lampeggiano come delle sirene sulla scrivania del presidente del Consiglio. Il referendum, la legge elettorale, il rapporto con l’opposizione, gli ingranaggi delle tasse, la percezione dell’Italia nel mondo, il dopo Brexit.

 

Sala parla da renziano sincero, ma soprattutto da uomo del centrosinistra, e partendo da questa prospettiva le sue parole sono ancora più significative. “Bisogna essere onesti e dire che c’è qualcosa che non funziona nella campagna di comunicazione sul referendum. Ho la netta impressione che i cittadini non stiano capendo bene di cosa stiamo parlando e che perdano nei vari tecnicismi la sostanza di una riforma rivoluzionaria. A me, ci mancherebbe, è chiarissima la ragione per cui occorre votare sì. E darò il mio voto positivo al referendum forte soprattutto di una consapevolezza: in un mondo moderno dove bisogna essere al passo con i tempi, velocizzare il sistema legislativo non è sufficiente per essere competitivi ma è certamente necessario per provare a esserlo. Mi sembra invece che la personalizzazione del referendum abbia portato gli elettori a concentrarsi più su un soggetto che sull’oggetto. Si può rimediare, ovvio, ma bisogna muoversi per tempo. E bisogna farlo a condizione che si capisca che le questioni costituzionali sono importanti, sì, ma non saranno i motori che faranno girare la macchina referendaria”.

 

Sala sviluppa il ragionamento toccando il cuore del problema legato al rapporto tra Renzi e il referendum. Il sindaco di Milano capisce le ragioni che hanno portato il premier a legare il suo destino personale all’esito delle riforme costituzionali, “ed è chiaro che un politico arrivato a Palazzo Chigi per portare a termine il percorso delle riforme costituzionali non può far finta di nulla in caso di interruzione di quel percorso”. Eppure, dice Sala, “a prescindere da quale sarà l’esito del voto è necessario che Renzi rimanga a Palazzo Chigi”. “Lo dico – continua il sindaco di Milano – sapendo che le dimissioni di Renzi sarebbero una sciagura, non solo perché bloccherebbero un serio progetto di riforma del paese ma anche perché sarebbero il preludio alla nascita di un governicchio che si limiterebbe a smantellare tutto quello che ha fatto di buono finora questo governo e che si andrebbe a impelagare in estenuanti discussioni su nuove riforme elettorali”.

 

“Lo dico – aggiunge il sindaco di Milano – da amministratore di una grande città, consapevole del fatto che un sindaco deve realizzare progetti  importanti solo a condizione che ci sia un governo nel pieno dell’esercizio delle sue funzioni: dal mio punto di vista, il no al referendum bloccherebbe il paese, ma le dimissioni di Renzi lo bloccherebbero ancora di più. Per questo, mi auguro che il segretario del Pd, in caso di sconfitta, torni sui suoi passi”. Sala dice di essere comunque ottimista sul risultato del referendum ma ammette che in vista di quell’appuntamento occorre aggiustare il tiro non solo sulla comunicazione ma anche su due questioni centrali. Punto numero uno: la riforma elettorale. “Sono convinto che sia necessario rivedere la legge elettorale. Lo dico partendo dalla mia esperienza a Milano: un Pd inclusivo, che allarga la sua coalizione, è un Pd che può vincere; un Pd che rinuncia a cercare una strada per allearsi con altri partiti è invece un Pd che rinuncia a essere competitivo. Da questo punto di vista, mi auguro che il premio alla lista, previsto oggi dall’Italicum, venga rivisto e sostituito con il premio alla coalizione. Ma le confesso che sarei anche favorevole alla revisione del sistema del ballottaggio. E’ vero: un doppio turno, le città lo dimostrano, permette di evitare soluzioni di ingovernabilità simili a quelle che vediamo ormai da mesi in Spagna; ma allo stesso tempo, in un contesto tripolare, è indubbio che il doppio turno droghi il sistema, mettendo tutti noi nella condizione di essere governati, un giorno, da una forza non sufficientemente rappresentativa. Mi auguro che si intervenga al più presto. Non per il bene del Pd, per carità, ma per il bene del paese, e di riflesso per il bene di noi amministratori”. Il secondo punto cruciale per Sala riguarda invece l’idea lanciata da Giorgio Napolitano di creare un percorso condiviso tra maggioranza e opposizione per unificare il paese su alcuni temi fondamentali.

 

“Non penso a un allargamento della maggioranza. Penso, semplicemente, alla luce del momento delicato che stiamo vivendo in occidente, tra immigrazione, Brexit, deflazione, rischio terrorismo, Europa in crisi, a una svolta necessaria che porti le forze di governo a costruire un grande patto per l’Italia. Ci sono molti punti che si potrebbero mettere all’ordine del giorno ma quello sul quale credo sia urgente intervenire riguarda il fisco. A Milano nell’area di Expo, autonomamente, porteremo avanti l’idea di creare una grande free tax zone per attrarre investimenti e investitori: lo confermo. Ma io credo che il modo migliore per far viaggiare il nostro paese a una velocità diversa rispetto a quella di oggi sia di favorire chi vuole investire in Italia, e attrarre capitali nel nostro paese attraverso una robusta riduzione delle tasse sul lavoro. La Brexit è un problema gigantesco, si sa, ma è anche un’opportunità straordinaria per essere più competitivi. Gli inglesi l’hanno fatta grossa ma stanno agendo con grande rapidità per trattenere coloro che potrebbero essere tentati di uscire fuori dai confini del Regno Unito. L’Italia si muove bene ma dobbiamo procedere con maggiore decisione. Sulle tasse, poi, ci sarebbe una mossa facile che creerebbe un grande scossone: andrebbe sospesa la Tobin Tax, subito, e bisognerebbe abbassare con risoluzione, un attimo dopo, le imposte sul lavoro”.

 

I due passaggi, dice Sala, sono importanti e urgenti per dare un nuovo sprint al governo e provare a migliorare una percezione del nostro paese che in questo momento ci mette di fronte a un rischio. “Da sindaco di Milano ho la possibilità di accedere con facilità a un mondo importante, come quello della finanza, e mi capita periodicamente di dialogare con i rappresentanti dei fondi di investimento. Il referendum preoccupa, naturalmente, e l’idea che ci sia una grande incertezza sull’esito del voto e anche sul dopo voto non vorrei che diventasse un elemento capace di bloccare alcune attività e alcuni investimenti anche per i prossimi mesi. Bisogna rassicurare e spiegare. E sono sicuro che Renzi troverà il modo per farlo. Con un po’ di chiarezza in più il referendum autunnale tornerà a essere quello che era in partenza: una svolta positiva per il paese, non il rischio di un ritorno al passato”.

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