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Giochetti di tortura

Non siamo il paese del waterboarding, in Italia i “trattamenti crudeli” sono altri. Ma non è “umiliante”, per uno stato di diritto, introdurre il reato. E’ umiliante rinviare una legge sine die, per piccoli conti politici.

20 Luglio 2016 alle 15:30

Giochetti di tortura

L'aula del Senato (foto LaPresse)

Perfino un fiero anti-garantista come Gian Marco Centinaio, capogruppo della Lega in Senato, potrebbe convenire che l’Italia non è un paese votato al waterboarding, non pratica la tortura sistematica per estorcere informazioni agli islamisti, ha chiuso da decenni le “ville tristi” di saloina memoria. Quando Centinaio (e con lui i senatori del centrodestra) dichiara che “non ci sarà alcuna umiliazione per le forze dell’ordine che potranno continuare a lavorare con onestà e tranquillità così come hanno fatto finora”, dovrebbe sapere di che cosa parla. Esiste una convenzione delle Nazioni Unite contro “la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti” che il nostro paese ha ratificato nel 1988. E’ una questione di civiltà, non di umiliazione delle forze dell’ordine. Ma l’Italia non si è mai dotata di una legge specifica in materia.

 

Martedì 19 luglio il Senato ha deciso di sospendere, al momento sine die, il ddl che introduce il reato di tortura e che era già stato approvato dalla Camera nel 2015. Poiché l’Italia è uno stato di diritto, formalizzare un reato di questo genere pertiene alla civiltà giuridica. Ma ha anche un altro significato, simbolico e pratico. Significa riconoscere che, in quanto stato di diritto, l’Italia, le sue forze dell’ordine e i suoi pubblici ufficiali non sottopongono in nessun caso e per nessun motivo i propri cittadini a trattamenti “inumani”. Né in modo episodico né in modo “reiterato”, per usare il termine che il ministro dell’Interno Alfano e Forza Italia hanno chiesto venga introdotto nel testo.. E’ chiaro, e lo sappiamo, che i deputati votarono il ddl lo scorso anno anche sotto la pressione emotiva della condanna da parte della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per i fatti della scuola Diaz di Genova. E che la contrarietà di un parte delle forze dell’ordine e del mondo politico alla legge prende spunto da quelle arcinote polemiche. Ma sappiamo anche che casi di “trattamenti crudeli” avvengono e sono avvenuti, in Italia. E questa è la vera umiliazione per lo stato. C’è poi un’aggravante. Il pasticcio di martedì – cui è sperabile si trovi rimedio, anche perché il governo e il Pd si erano fortemente impegnati a varare la legge – nasce da infimi giochi di convenienza politica. Tra i quali l’interesse del ministro dell’Interno Angelino Alfano a non scontentare le forze di polizia, che ha fatto cambiare idea a qualche senatore centrista, mettendo in difficoltà il governo. Non meritiamo la tortura, e nemmeno questi giochetti.

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