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De Magistris, Marino, Nogarin. Anche Raggi al battesimo della munnezza

Siccome all’emergenza spazzatura si lega l’“allarme roditori”, presenti per le strade il neosindaco Raggi, ancora alle prese con i ricaschi della complicata gestazione della Giunta, lunedì di buon mattino si recava a Tor Bella Monaca, quartiere di palazzoni, cassonetti e sterpaglie.

11 Luglio 2016 alle 19:52

De Magistris, Marino, Nogarin. Anche Raggi al battesimo della munnezza

Sopralluogo di Virginia Raggi a Tor Bella Monaca (foto LaPresse)

Roma. C’è munnezza e munnezza, ma c’è sempre una storia di munnezza lungo la strada di un sindaco, specie se neoeletto (vedi Luigi De Magistris, Ignazio Marino e Filippo Nogarin). Tutto dipende da come gestisci la munnezza, sì, ma anche da come racconti la gestione della medesima (e De Magistris fa scuola: il due volte sindaco di Napoli era solito autolodarsi, in polemica con il predecessore Antonio Bassolino, al grido di “ho vinto la madre di tutte le battaglie, ho tolto l’immondizia dalle strade della città”). E così, puntuale come il sole di luglio che rende l’emergenza spazzatura a Roma ancor più emergenziale, è arrivata la “storia di munnezza” anche per Virginia Raggi, neosindaco a Cinque stelle che senza posa gira, va e vede gente nelle poco ridenti periferie che in massa l’hanno votata.

 

E siccome all’emergenza spazzatura si lega l’“allarme roditori”, presenti per le strade (e non solo di notte) assieme a gabbiani, scarafaggi volanti e persino cinghiali, e visto che anche il Corriere della Sera, a firma Sergio Rizzo, ha sbattuto in prima pagina la Roma invasa dai topi, ecco che lo smaltimento rifiuti con annessa guerra al roditore diventa tema che un sindaco a Cinque Stelle, “cittadino come gli altri” per autodefinizione, non può permettersi di ignorare neppure per un giorno. E dunque il neosindaco Raggi, ancora alle prese con i ricaschi della complicata gestazione della Giunta, lunedì di buon mattino si recava a Tor Bella Monaca, quartiere di palazzoni, cassonetti e sterpaglie (“’na vorta qui c’erano i parchi”, dice una signora all’intervistatore del Corriere.it, raccontando la sua esperienza della nuova “peste”, così la chiama: topi, ovviamente, ma anche pulci e disinfestazioni condominiali rifiutate perché troppo care).

 

E, nelle sacche della visita del sindaco, Tor Bella Monaca pare un po’ la cittadina del “Pifferaio di Hamelin”, protagonista della favola nera in cui il suonatore con la sua musica li faceva sparire, i topi, ma non essendo stato pagato dal borgomastro (altro sindaco alle prese con i ratti?) poi rapiva con la sua musica pure i bambini, i quali lo seguivano chissà dove. Ma a Tor Bella Monaca i bambini li inseguono direttamente, i topi, come in un videogioco in cui vince chi ne vede di più – e il gioco è anche materia di j’accuse online: i ragazzini hanno messo in rete un filmato di denuncia dell’emergenza che ora gira per le vie del web, a partire da un sito che – ironia della sorte – si chiama “La Fiera dell’Est” come la canzone di Angelo Branduardi in cui sempre di un roditore si parlava (“Alla fiera dell’est / per due soldi / un topolino mio padre comprò / E venne il gatto / che si mangiò il topo / che al mercato mio padre comprò /…”).

 

 

E il sindaco Raggi, primo cittadino venuto dalla Rete, non solo ha visto quel video, ma ha scritto su Facebook che le sanzioni contro chi sporca verranno inasprite, e poi è comparsa lì, nello spiazzo antistante il palazzo-Hamelin, in mezzo a signore e signori che, oltre a parlare di topi, volevano già che c’erano pure “il selfie con Virginia”. Scena surreale o scena di ordinaria amministrazione? Chi può dirlo, fatto sta che le signore dicevano “sindaco la disturberemo ancora”, e il sindaco rispondeva “disturbate, siamo qui apposta”, e l’emergenza-munnezza, di fronte ai sacchi della spazzatura abbandonati in strada, diventava simbolicamente il perno dell’azione “dal basso”: l’espressione facciale di Raggi si faceva sempre più simpatetica (genere Laura Boldrini), via via che le pasionarie locali della lotta al roditore aggiungevano particolari orrorifici, ché c’è il topo che salta fuori dal cassonetto, ma pure quello che si infiltra in camera da letto, per non dire della blatta venuta dal cielo, e precisamente dagli alberi non potati.

 

E forse era già Nemesi, la sorte toccata al neosindaco ai primi giorni di mandato: essere catapultata subito al centro dello scenario che, nel 2015, era oggetto della profezia di sventura scagliata da Beppe Grillo contro Ignazio Marino: “Dimettiti prima che Roma venga sommersa dai topi, dalla spazzatura e dai campi dei clandestini gestiti dalla mafia…”, diceva il comico (peraltro di fatto coadiuvato, pur senza intento di alleanza, dagli esponenti della lista Marchini, che consegnavano all’allora sindaco Marino dei simbolici sacchetti di spazzatura).

 

Tempo tre mesi, e l’affare-munnezza si presentava sul tavolo altrove, e precisamente nella Livorno del Cinque stelle Filippo Nogarin, alle prese con i guai dell’Aamps, azienda locale di raccolta rifiuti (prima ancora il problema si era manifestato nella Parma di Federico Pizzarotti, sindaco di M5s non allineato, ma soprattutto investito da infinite polemiche sull’inceneritore). “Ripuliremo tutto”, dice intanto Raggi, mentre gli abitanti di Tor Bella Monaca intensificano l’operazione-selfie a margine del resoconto horror sulle bestiacce roditrici. Ed è già realismo magico, anche senza “Tropici” di Gabriel García Márquez.

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