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Roma tesse tra Mosca e Bruxelles

Renzi, unico leader di un paese occidentale a partecipare in questi giorni al Forum economico internazionale di San Pietroburgo,  ha detto che l’espressione “Guerra fredda” “non può stare nel vocabolario di questo secolo”. Il presidente del Consiglio fa bene a dialogare con Putin, ma poi l’intendance suivra?

17 Giugno 2016 alle 20:38

Roma tesse tra Mosca e Bruxelles

Matteo Renzi con Vladimir Putin al Forum di San Pietroburgo (foto LaPresse)

Matteo Renzi, unico leader di un paese occidentale a partecipare in questi giorni al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, in Russia, ha detto che l’espressione “Guerra fredda” “non può stare nel vocabolario di questo secolo”. Intervenendo subito prima di lui, il presidente russo Vladimir Putin aveva sottolineato come nessuno voglia un ritorno alla Guera fredda e che per  scongiurarla bisogna evitare di spaventarsi a vicenda. Fuor di retorica, è stato positivo il tentativo del presidente del Consiglio italiano di confrontarsi con il leader russo sui principali temi dell’agenda internazionale: non solo energia e affari, che non guastano, ma anche crisi in Ucraina, in Medio oriente e in Libia. Mosca d’altronde, nell’ultimo anno, si era già riconquistata un posto a tutti i tavoli in cui si decide, quindi ora è meglio coinvolgerla apertamente.

 

Sfruttando implicitamente la presenza a San Pietroburgo del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, Renzi ha detto la sua sulle sanzioni economiche che l’Europa ha comminato alla Russia nel 2014: “Nella prossima riunione del Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti a Bruxelles, chiederemo che delle sanzioni si discuta in sede di Consiglio Ue e chiederemo anche che là si discuta dello stato dell’arte dell’attuazione degli accordi di Minsk”. L’Italia, saldamente ancorata nell’alleanza occidentale, può ben permettersi queste plateali aperture verso un paese che non ha mancato di generare attriti con Stati Uniti e Unione europea. A patto però di non lasciar cadere il tutto quando si tratterà di gestire i pourparler diplomatici a Bruxelles, come altre volte è accaduto.

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