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L’illusione di Salvini, che festeggia una vittoria che non c'è

Il leader della Lega vanta un successo fragile dopo il primo turno delle comunali: fuori dal ballottaggio a Roma, dietro a Forza Italia a Milano, con pochi voti a Torino e a rischio sconfitta a Bologna. Non è sul terreno della protesta sgangherata che si ricostruirà un centrodestra credibile.

6 Giugno 2016 alle 15:03

L’illusione di Salvini, che festeggia una vittoria che non c'è

Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini (foto LaPresse)

Tra i commenti all’esito elettorale, quello di Matteo Salvini primeggia per autolesionismo fanfarone. Vanta una “vittoria” del centrodestra quando comprende la Lega, denuncia “l’errore” commesso da Forza Italia a Roma, trascurando il fatto decisivo, cioè che per trasformare la partecipazione al secondo turno in un successo reale è indispensabile coinvolgere l’elettorato moderato e centrista. Peraltro dove l’esito del centrodestra al primo turno lo rende davvero competitivo, cioè a Milano, l’apporto dei seguaci di Silvio Berlusconi e dei centristi è stato largamente prevalente su quello della Lega. D’altra parte se Giorgia Meloni a Roma non arriva al secondo turno, nonostante l’appoggio leghista, a Napoli Gianni Lettieri ci arriva, nonostante non godesse del sostegno dei seguaci della Meloni.

 

Se c’è un errore dal quale i dirigenti politici dovrebbero guardarsi, specialmente quando ci si deve preparare a confronti importanti nelle votazioni di ballottaggio, è quello di vantare vittorie di Pirro, che è un modo per concentrare l’attenzione sui risultati di partito, con un effetto respingente nei confronti degli elettori di altre formazioni ai quali ci si deve rivolgere per arrivare al risultato finale.

 

E’ proprio l’illusione di Salvini di competere sul terreno della protesta sgangherata e distruttiva con il Movimento 5 stelle il punto debole di un centrodestra che, nonostante tutto, mantiene anche in questa difficile prova elettorale un consenso rilevante. Un conto è presentarsi come opposizione intransigente, ma in grado di fornire risposte di governo alternative, un altro è apparire come la versione subalterna di una opposizione di sistema, terreno in cui l’egemonia dei grillini è indiscutibile.

 

L’elettorato centrale della Lega è costituito da ceto medio produttivo, che si lamenta degli effetti della crisi finanziaria anche in modo talora esasperato, ma che alla fine chiede soluzioni, non di finire nel circolo vizioso della protesta fine a se stessa. C’è da sperare che Salvini guardi con attenzione e realismo i dati elettorali e, dopo la sbornia delle prime esternazioni, recuperi la lucidità necessaria per aiutare i candidati moderati al ballottaggio invece di sabotarli involontariamente come sta facendo ora.

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