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Lo sciopero sulla monnezza ha un che d'intimidatorio

Battagliare per un rinnovo contrattuale si può. Ma sabotare la raccolta dei rifiuti col pretesto dell'intoccabilità dei distacchi sindacali e della cogestione anomala di troppe società municipalizzate è un segnale (agghiacciante) ai sindaci in arrivo. Con buona pace degli utenti-cittadini.

30 Maggio 2016 alle 15:16

Lo sciopero sulla monnezza ha un che d'intimidatorio

Foto LaPresse

L’agitazione sindacale degli addetti all'igiene ambientale e quindi alla raccolta dei rifiuti, realizzata con forme particolarmente aspre alla vigilia delle elezioni nelle maggiori città, ha un carattere apertamente intimidatorio. Il rinnovo del contratto nazionale di lavoro non giustifica la scelta di lasciare le città coperte di rifiuti, specialmente di fronte a una disponibilità dell’associazione delle aziende di affrontare in un negoziato le questioni salariali e quelle della copertura sanitaria dei lavoratori.

 

Quello che ha scatenato la jacquerie sindacale è la contestazione da parte delle aziende della colossale disponibilità di distacchi sindacali, cioè il numero di persone pagate dalla aziende e che lavorano per i sindacati. Si tratta di una situazione anomala, quantitativamente assai maggiore di quella prevista per le altre categorie, comprese quelle del pubblico impiego. Si è arrivati a questa situazione per errori di gestione da parte delle società municipalizzate, anche per contiguità politiche e sindacali e persino per compiacenze elettorali. Ora, però, si è arrivati a una situazione intollerabile, a una sorta di cogestione paralizzante che produce servizi pessimi a costi elevati. La protesta dei cittadini, particolarmente diffusa nella capitale, rende indispensabile un’opera di risanamento, alla quale più o meno tutti i candidati si sono detti sensibili. Così i sindacati hanno deciso di far capire che chiunque punti a mettere in atto misure di risanamento delle municipalizzate dovrà fare i conti con loro, con le loro prebende e con i loro distacchi. I lavoratori vengono usati, messi contro gli interessi degli utenti e della cittadinanza per proteggere un indebito potere sindacale, il più delle volte intrecciato con altri poteri. Così è maturata la scelta di adottare forme di lotta irresponsabili, che l’autorità di controllo dovrebbe sanzionare.

 

La dialettica sociale, la libertà di sciopero, sono valori democratici da salvaguardare, ma abusarne, per giunta in difesa di interessi dei rappresentanti e non dei rappresentati, è un modo sicuro per mettere in discussione quei valori e quelle libertà. Sarebbe bene che le confederazioni, invece di gioire del successo dell’agitazione, si rendessero conto del danno che producono proprio all’immagine del sindacato.

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