Milano e la guerra per procura
La nomina del capo della procura più importante svela una partita cruciale. Renzi, Napolitano, il Csm, la borghesia, il circo mediatico giudiziario e una domanda chiave: sarà Milano la capitale del compromesso con i giudici?
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21 AUG 20

Il punto è semplice ed è inutile girarci attorno: ci sarà o non ci sarà un patto con gli ayatollah delle procure? C’è una nomina importante che vale forse quanto un’elezione di un sindaco o quanto un voto a un referendum costituzionale e che dopo cento ottantadue giorni di attesa è lì pronta a essere presentata dall’organo di auto governo dei magistrati: il Csm. La nomina, lo sappiamo, riguarda la guida strategica della procura di Milano e intorno alla scelta del successore di Bruti Liberati si sta giocando una partita importante e molto delicata che sta avendo riflessi anche lontani dalla procura di Milano e nei quali sono coinvolte non solo varie correnti della magistratura ma anche diverse anime del mondo della politica.
Milano, come si sa, non è una procura come tutte le altre e in una fase in cui, per usare un eufemismo, esiste una frattura profonda tra un pezzo di classe politica e un pezzo di magistratura politicizzata è evidente che intorno alla nomina del procuratore capo si intersecano umori ed equilibri trasversali che si sintetizzano all’interno di due grandi blocchi contrapposti che da mesi si stanno sfidando per decidere il destino della procura più importante d’Italia. La partita si gioca tra un blocco consolidato che chiede una sostanziale continuità rispetto al passato e che individua nel volto di Francesco Greco, attuale procuratore aggiunto di Milano, o in subordine di Alberto Nobili, bracco destro di Bruti Liberati, un buon punto di mediazione tra la borghesia finanziaria e l’establishment giudiziario; e un altro blocco meno strutturato che chiede una sostanziale discontinuità rispetto al passato e che individua nel volto di Giovanni Melillo, attuale capo di gabinetto del ministro della Giustizia ed ex procuratore aggiunto della procura di Napoli, un buon punto di mediazione per determinare un nuovo equilibrio nella procura milanese e per far segnare una rottura rispetto alla gestione di Bruti Liberati.
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Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.