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Cirinnà, si legga John Locke

Marchini? Un sindaco ha diritto all’obiezione di coscienza sulle nozze gay.

11 Maggio 2016 alle 06:20

Cirinnà, si legga John Locke

Alfio Marchini (foto LaPresse)

Monica Cirinnà, che ha dato il nome al ddl sulle unioni civili, ha detto ieri: “Se Marchini (candidato sindaco di Roma, ndr) non celebrerà le unioni civili tra persone dello stesso sesso, non soltanto andrà contro i diritti dei cittadini romani, ma anche contro una legge dello stato”. Dalla Francia agli Stati Uniti, non si discute d’altro che di libertà di coscienza per i funzionari pubblici. Come Sabrina Hout, ex vicesindaco socialista di Marsiglia, demonizzata dai “giustizieri Lgbt”, come si è autodefinita la rete omosessuale. Forse Cirinnà non sa che la libertà di coscienza non l’ha inventata Marchini, ma risale a John Locke; lui la definì “follia santa”.

 

Francesco Ruffini, protestando contro le leggi fasciste liberticide, disse: “Conta solo la coscienza”. E come ha spiegato Michael Novak, quella di coscienza è una delle “tre grandi libertà per cui lo spirito umano è stato creato”. La prima è quella dalla tirannia, garantita dalla democrazia. La seconda è quella di iniziativa economica garantita da una economia libera. La terza è, appunto, la libertà di coscienza. Ma forse ha ragione il vescovo cattolico francese Jean Laffitte quando scrive che “una società tollerante non può tollerare un diritto all’obiezione di coscienza”, poiché questa stessa società non è più nella posizione di accettare, onorandoli, “i valori superiori che si esprimono in essa”. La società si limita oramai a scegliere “valori consensuali”, per i quali non è ammesso dissenso, ma soltanto un ddl.

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