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Il Cav. con il partito del No e dello sfascio? No, grazie. A sportellate con Brunetta su forzareferendum@ilfoglio.it

Cambiare idea e stare con i professionisti del non cambiamento, ci può stare. Accettare però di combattere Renzi con le stesse persone che per anni hanno provato a far cadere Berlusconi soffiando sul fuoco della rivoluzione giudiziaria e con gli stessi metodi di delegittimazione, no. Claudio Cerasa risponde al capogruppo di Forza Italia alla Camera.

7 Maggio 2016 alle 10:59

Il Cav. con il partito del No e dello sfascio? No, grazie. A sportellate con Brunetta su forzareferendum@ilfoglio.it

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Al direttore - Parte da lontano, Renzi: ci porta sul suo alato carro fino all’alba della Repubblica, per esaltarsi come unico e infallibile riformatore, e catturare così il consenso di Claudio Cerasa. Il quale ammaliato dalla sirena, ne ripete la cantilena. Che tristezza, caro Direttore. Ci pensi. Il premier non eletto da nessuno, senza voti popolari neppure per sedere in Parlamento, dal suo pulpito di cartapesta, costringe a salire sulle sue spalle De Gasperi, Fanfani, Moro, Spadolini e Craxi, per portarli ad ammirare la sua Nuova Repubblica dove comanda chi deve comandare, lui stesso, là dove i predecessori non riuscirono, e dovettero – orrore – accettare di convivere con un Parlamento di eletti. A me pare che, limitandosi a sentirsi superiore e più provvido dei capi dei 63 precedenti governi della Repubblica, ponga ingiusti limiti ai suoi paragoni e agli antecedenti storici. Renzi merita senza dubbio di insediarsi ai tempi del primo Mussolini, della legge Acerbo, e della deriva autoritaria. E’ tornato lì. Non voglio seguirlo lì, e non conviene a nessuno che ami un po’ di libertà. Questa scelta è a prescindere da qualsiasi compagno di avventura. Che altri si oppongano, per ragioni anche diverse dalle mie, non elide minimamente la mia determinazione nel dire “no” a questa “schiforma”. So bene di non essere io l’oggetto delle sue attenzioni, signor Direttore. Lei si palesa al fianco dell’eroe fiorentino con un compito di ben altra portata: spingere Berlusconi a salire sul carro di Renzi. Per indurlo a questo dipinge come marmaglia inqualificabile, manettara e volgare, la compagnia con cui Berlusconi si starebbe mettendo costituendo anch’egli i Comitati del No, come  Travaglio e Davigo. Il Cav. dovrebbe così, per sfuggire ai forcaioli, correre  a rifugiarsi tra le braccia dello (pseudo) statista che un giorno fa lo ha definito “il pregiudicato”? Bella logica. E’ chiaro che in questo discorso non c’entra la logica, ma la suggestione. Cerasa si è a tal punto innamorato di Renzi da farsi infettare da quel razzismo che ha caratterizzato la sinistra antiberlusconiana. Infatti, invece di fornire argomenti per mostrare le meraviglie del nuovo mondo à la florentin, Cerasa esibisce il ribrezzo non per le idee in discussione, ma per le persone che sostennero e magari sostengono cause sbagliate. Ragiona proprio come i pm, che indagano non sulla base della realtà oggetto di indagine, ma sulle predisposizioni antropologiche individuate nella frequentazione del medesimo barbiere. Persino a seguire questo filo improprio, e in contraddizione con lo spirito liberale, che esamina la validità della scoperta scientifica e non il suo autore, si va a finire dove Cerasa non vorrebbe. Oggi mi preoccupa di più la compagnia internazionale dei favorevoli al sì: in perenne elogio delle riforme italiane, mi sbaglio o ci sono ad esempio la Merkel e più di rencente il  governatore della Bundesbank, i quali mi paiono in condizione di fare un tantino male all’Italia (e già l’hanno fatto) più di Pippo Civati e di Moni Ovadia. Non mi vergogno affatto di stare, per dire un nome, con Gustavo Zagrebelsky. Non condivido molti suoi giudizi politici, ma sono onorato di stare, per ragioni talora diverse e talaltra identiche, dalla stessa parte, costituendo un arco di difesa della Costituzione e del suo primato assegnato alla democrazia, così come, a suo tempo, dettero vita a un arco di costruzione della Costituzione repubblicana, De Gasperi e Togliatti. Quanto poi citare un Berlusconi di più di vent’anni fa contro il Berlusconi di oggi, è un’operazione di scarso acume, parlandone con il dovuto rispetto. Ricordo che una delle ragioni per cui il Cavaliere decise di costituire Forza Italia, vincendo le elezioni, fu per impedire un successo dei “comunisti” (definizione bene accolta dal suo predecessore Giuliano Ferrara)  di tali proporzioni, grazie al Mattarellum, che avrebbe consentito di cambiare la Costituzione togliendo voce alle opposizioni senza neppure la possibilità di referendum abrogativi. Oggi per fortuna, pur approvando questa riforma autoritaria (e la dimostrazione l’ho formulata molte volte) con una maggioranza abusiva, c’è la possibilità di dire di no con il referendum. E dovrei vergognarmi di stare al fianco in questa battaglia di Fassina e De Siervo? Via, mi ricordavo di ciliegie più buone nella sua cesta, caro Cerasa.
Renato Brunetta

 

 

Caro Brunetta. Se lei è contento di andare a braccetto con Susanna Camusso, sposando, sulla Costituzione, le idee dell’Altra Europa con Tsipras, dell’Associazione per la ricostruzione del Partito comunista, dell’Associazione per il rinnovamento della sinistra, dell’Azione civile di Antonio Ingroia, dei Comitati No Triv, del Comitato Marxista-Leninista d’Italia, del Comitato No Gelmini, del Coordinamento della sinistra contro l’euro, della Fiom, di Sel, del Movimento 5 stelle, di Magistratura democratica, del Partito di rifondazione comunista, del Partito comunista dei Lavoratori, del Partito comunista d’Italia, di Podemos, della Sinistra italiana, di Gustavo Zagrebelsky, di Sandra Bonsanti, di Moni Ovadia, di Stefano Rodotà e di Marco Travaglio, naturalmente è libero di farlo – chi siamo noi per giudicare che Forza Italia sia sulla stessa linea di Ingroia e di Magistratura democratica? Si figuri: non starò qui a ricordarle che la riforma costituzionale approvata da questo governo si ispira alle stesse riforme costituzionali a cui hanno lavorato i governi del centrodestra e non starò qui a ricordarle che la riforma para fascista di cui lei parla è stata scritta, incidentalmente, dal partito di cui lei è capogruppo, ovvero Forza Italia. Potrei allegarle l’elenco dei senatori del suo partito (47, per l’esattezza) che il 20 gennaio 2016 hanno votato “sì” alla stessa riforma alla quale oggi dicono “no” (c’era anche Maurizio Gasparri, per dire, e c’era anche Mariarosaria Rossi, per la cronaca) ma immagino che i tabulati del Senato saranno noti anche a lei. Cambiare idea ci sta, figuriamoci. Stare con i professionisti del no, per uno come lei che si è magnificamente distinto nel tempo per essere un grande avversario dell’Italia che dice sempre no, ricorda?, ci sta pure. Non ci sta, mi consenta, accettare il fatto di combattere il vostro avversario, Renzi, non solo con le stesse persone che per anni hanno provato a far cadere Berlusconi soffiando sul fuoco della rivoluzione giudiziaria ma anche con gli stessi metodi di delegittimazione, un po’ così, tipici delle armate Brancaleone – “E’ come Mussolini”, per bacco! La riforma costituzionale non è la riforma migliore del mondo ma è una riforma che, uso le parole del senatore Paolo Romani, di Forza Italia, partito che lei dovrebbe conoscere, “rappresenta una pagina storica, che porta l’Italia fuori dalle paludi ottocentesche di una rappresentatività estrema e irragionevole, dalla lentezza e dall’indecisione, dal diritto di veto di partiti irrilevanti e dalla impossibilità di governare, che permette di superare il bicameralismo, delineando un assetto parlamentare e un procedimento legislativo più snello, con una netta distinzione di ruoli e funzioni fra le due Camere e che porta due firme: quella di Renzi e quella di Berlusconi”. I professionisti del no e l’Italia sfascista a noi non piacciono. E sono certo che prima o poi anche lei ci manderà con discrezione una mail a questo indirizzo di posta elettronica: forzareferendum@ilfoglio.it. Un caro saluto.

 

 


Nei giorni scorsi, il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, ha invitato su queste colonne l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a cambiare idea, a sostenere il referendum costituzionale di ottobre e a non confondersi all’Italia degli Zagrebelsky, dei Grillo, dei Travaglio, degli Ingroia e dei professionisti del no. Questa riforma, come ha messo nero su bianco il capogruppo al Senato Paolo Romani un anno fa, “rappresenta una pagina storica, che porta l'Italia fuori dalle paludi ottocentesche di una rappresentatività estrema e irragionevole, dalla lentezza e dall’indecisione, dal diritto di veto di partiti irrilevanti e dalla impossibilità di governare, che permette di superare il bicameralismo, delineando un assetto parlamentare e un procedimento legislativo più snello, con una netta distinzione di ruoli e funzioni fra le due Camere e che porta due firme: quella di Renzi e quella di Berlusconi”. Caro Cav stavolta ha torto, non si può dire di no a una legge che non è perfetta, ovvio, ma che sterilizzerà il potere dei giudici, metterà in un cassetto i veti delle minoranze, rafforzerà i poteri del premier, darà più stabilità ai governi, metterà gli elettori nelle condizioni di scegliere da chi farsi governare, contribuirà a ricreare le basi, come si dice, per un bipolarismo maturo e renderà impossibile la formazione di esecutivi fragili come quelli avuti nel 1996, ai tempi del suo governo Ci ripensi, caro Cav., si guardi attorno, si chieda che ci fa lì con Moni Ovadia e Marco Travaglio, si domandi se non vale la pena sbarazzarsi una volta per tutte dell’Italia dello sfascio e alla fine siamo certi che ci ripenserà. Il nostro è un appello. Chi lo condivide ci scriva qui: forzareferendum@ilfoglio.it


 

 

 

In molti hanno già risposto. Alcune di queste sono state già pubblicate nel Foglio in settimana, altre sono pronte a essere pubblicate nei prossimi giorni. Continuate a scriverci a forzareferendum@ilfoglio.it

 


 

Caro Silvio, non tradiamo noi stessi. Firmato Claudio Scajola

 

Ecco la lettera dell'ex ministro al Cavaliere in vista del referendum costituzionale: “Ciò che ha reso grande il centro destra – penso alla nostra determinante posizione durante i governi della sinistra sulle missioni militari internazionali – è sempre stato l'andare oltre la convenienza spicciola e l’interesse di parte,  guardando lontano, davanti a noi. E’ vero, non c’è più modo di modificare una riforma che meriterebbe molti affinamenti. Per l’assetto definitivo del Senato, tuttavia, qualcosa si può forse aggiustare. Riflettiamo sul da farsi, caro presidente”. [continua a leggere]

 


 

Contro le arpie del partito del No, Renzi deve avere più coraggio su pensioni e giustizia

 

Italicum e riforme costituzionali hanno difetti, ma chi ora critica il presidente del Consiglio dimentica le aberrazioni sfornate dall'intellighenzia del centrosinistra. Consigli sul da farsi in vista del referendum. Ci scrive Michele Magno. [continua a leggere]

 


 

Per cambiare idea sul referendum costituzionale a Berlusconi basterebbe pensare al 2006

 

La riforma della Costituzione proposta dal Cav. fu vittima della sconsideratezza maligna della sinistra. Da allora sono passati dieci anni di immobilismo. E non ne abbiamo a disposizione altri dieci. Ci scrive Marco Taradash. [continua a leggere]

 


 

Ecco le lettere e le opinioni dei nostri lettori che hanno sostenuto l'appello

 

Che ci fa il Cav. con Md? Sfascisti, no grazie. Caro Berlusconi, ripensaci. Meglio Matteo Renzi o Marco Travaglio? Perché bisogna sostenere il referendum. Lettere e firme

 

No sfascisti! Caro Cav. ti scrivo: torna a combattere contro i professionisti del no. Che ci fa il Cav. con Travaglio? Un centrodestra di governo deve sostenere il referendum. Lettere

 

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