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Nuova Rai? Ridateci le segreterie di partito

“No, dai non lo fare”, mi dice il mio collega facendomi riappoggiare la cornetta che avevo già sollevato. “Ho capito che vivi questo… come chiamarlo… senso di smarrimento, però non smettere, dai, ti seguiamo in tanti…”. E’ che io non ce la faccio più e stavo per chiamare Cerasa.

22 Aprile 2016 alle 09:54

Nuova Rai? Ridateci le segreterie di partito

Francesco Merlo, nuovo vice di Carlo Verdelli, direttore editoriale per l'offerta informativa Rai

Roma. “No, dai non lo fare”, mi dice il mio collega facendomi riappoggiare la cornetta che avevo già sollevato. “Ho capito che vivi questo… come chiamarlo… senso di smarrimento, però non smettere, dai, ti seguiamo in tanti…”. E’ che io non ce la faccio più e stavo per chiamare Cerasa: “A Cla’, io smetto. Non sono io la persona che fa per te, trova un altro Anonimo Rai, uno di quelli di adesso, un quarantenne, uno che capisca i tempi che corrono perché io davvero non sono in grado, non lo so, boh”. Cioè: io sono uno della vecchia guardia, vengo da altre epoche, ero abituato ad altre cose, ad altre dinamiche. Ai tempi miei mettiamo che a un certo punto arrivasse un nuovo dirigente, posizionato lì da qualcuno. Me ne ricordo uno di Frosinone che tempo un mese aveva riempito il piano di nuovi assunti, tutti di lì, di Pescosolido, di Anagni, di Roccasecca: gente che insomma si dava una mano, c’era aria di famiglia, con quel bell’accento ciociaro allegramente ostentato, si portavano specialità ai colleghi, il peperone a cornetto, cose così. La linea era: il politico assume e poi tutti giù a cascata, ma stavano tutti dalla stessa parte: il politico è di Frosinone? E quello assumeva tutti gli amici suoi di lì. Ma erano amici, per la miseria, erano amici di quelli che governavano in quel momento. C’era un ordine, una linearità, direi addirittura una disciplina.

 

Ora no. Ora comanda Renzi e si assume chi? Francesco Merlo. Bravissimo. Un talento. Un signore. Però. “No, dai, scusa, come Francesco Merlo? Ma è Lercio.it?”, ha detto una segretaria giovane, e poi hanno spiegato anche a me cos’è Lercio.it e mi sono messo a dirlo anch’io: “Ma è Lercio.it?!?”. Io capisco che Rondolino in effetti fosse troppo (anche se qui da noi in Rai il concetto di troppo è labile: è liquido, diciamo così). Però allora vale tutto, allora liberi tutti. No, ma Travaglio? Era impegnato? Peter Gomez al sito? Pino Corrias? Sì, Pino Corrias l’hanno preso. Ma a mandarmi in tilt è stato soprattutto Merlo. Perché, scusa: stiamo parlando dello stesso Merlo che parlava di “culto di Matteo” quando gli hanno organizzato quella simpatica e dolce canzoncina innocente in quella scuola? Quello che qualche giorno fa parlava di “Ciaone” come sottocorrente di partito, l’avanguardia social dei monellacci renziani sopra le righe: Carbone appunto, e poi, come Ciaone alla carriera c’è Davide Faraone che è il sottosegretario all’Istruzione, miss Ciaone è la Picierno, e ça va sans dire è ciaone Michele Anzaldi, e chissà quanti altri…”?  Ma che mo(n)do è mai questo? Ma si attaccano così i dirigenti in carica? Ma cosa è diventata questa azienda? E pure Michelone! M’ha perculato pure Anza! E poi lo assumono a fare il vice del direttore dei direttori? Lui che scriveva che “per gli italiani non c’è nulla di più esecrabile della Rai, con tutto il suo cortile, il suo odiatissimo canone, i dibattiti addomesticati, i pollai, i varietà di bambini e padelle, le salaci sconcezze, le pessime fiction ideologizzate: faziosità commissionata, educazione zero”?

 

Non capisco. Allora andate a fare le riunioni direttamente a casa di Gad Lerner, no? Ma che è? La Repubblica della Rai? Vabbè: allora mettete la Angeli al posto della Sciarelli e Stefano Folli al posto di Bruno Vespa. Renzi al governo e Merlo alla Rai è come dire Spalletti allenatore e Totti in campo dal primo minuto con contratto biennale rinnovato: non si può. Solo che ora viviamo in monarchia, decide tutto Campo Dall’Orto nostro, iddio lo abbia in gloria. Gli altri niente, non contano più nulla. Non si può manco più chiamare un consigliere d’amministrazione; se uno fa il giornalista non può manco più chiamarsi un capocorrente come Dio comanda, un peone amico suo, che tanto non conta più niente.

 

Nella nuova Rai assumono quegli altri, io non capisco più, non so. Aridatece le segreterie di partito, le indicazioni ai funzionari, quei miti “consigli” che suonavano come ordini. Per favore, ridatemi un sottosegretario che non mi risponda più al telefono perché si è arrabbiato… quanto mi manca… Nel dubbio comunque sono andato a comprarmi quel noir che ha scritto Merlo due anni fa. Oh, ma sai che non è mica male? E com’era quella ricetta delle sarde a beccafico alla catanese? Don Francesco, ma lo sa che a Parigi ci sono stato anch’io in viaggio di nozze?

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