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Il giusto bavaglio alle intercettazioni

Il punto, secondo Nordio, è che “le telefonate non devono essere considerate prove, ma mezzi di ricerca della prova”. Anche Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm, ha detto che “i colloqui personali irrilevanti” non dovrebbero finire sulla stampa.

19 Aprile 2016 alle 06:14

Il giusto bavaglio alle intercettazioni

Manifestazione contro il ddl Alfano sulle intercettazioni organizzata dalla FNSI (foto LaPresse)

C’è chi dice “no” alla gogna mediatica delle intercettazioni pubblicate sui giornali. Carlo Nordio, procuratore aggiunto di Venezia, in un’intervista al quotidiano Libero l’ha definita “una porcheria indegna di un paese civile”. Si riferiva anche a quanto accaduto con le conversazioni tra l’ex ministro dello Sviluppo Federica Guidi e il suo fidanzato che – spiega Nordio – rappresentano “un fatto privato, che avrebbe dovuto rimanere tale”.

 

Per il pm di Venezia non basta “limitare la diffusione delle intercettazioni a ciò che il magistrato ritiene rilevante per l’accusa”, perché in questo modo si lasciano “troppi poteri al gip e al pm, che restano gli arbitri unici delle conversazioni che possono essere divulgate e di quelle da tenere riservate”. Il punto invece, secondo Nordio, è che “le telefonate non devono essere considerate prove, ma mezzi di ricerca della prova” e per questo motivo “dovrebbero restare nel cassetto del giudice”, utili come strumento investigativo “ma estranee al fascicolo processuale, e quindi non pubblicabili sui giornali”. La legge, insomma, “va cambiata”.

 


     

Carlo Nordio, procuratore aggiunto di Venezia, e Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm


 

Nell’attesa, prova a muoversi il Consiglio superiore della magistratura. Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm, ha detto al Corriere della Sera che “i colloqui personali irrilevanti” non dovrebbero finire sulla stampa, e in tal senso il Csm sta elaborando linee guida – seppur non vincolanti – per tutte le procure d’Italia. C’è da sperare che finalmente si torni a riflettere sul tema, tenendo a mente queste considerazioni che arrivano dal mondo della giustizia. E ricordando, come fa intendere Nordio, che un giusto bavaglio esiste anche per i giornali. Non si può spacciare lo sputtanamento per libertà di stampa.

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