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Valide ragioni per dire "No" alla truffa del referendum

Una società basata sulla divisione del lavoro si fonda sull’astensione

Dalla truffa mediatico giudiziaria alle risorse da garantire per le future generazioni, dalla pericolosa ideologia anti industrialista alla Costituzione brandita contro gli astensionisti. Girotondo fogliante.

15 Aprile 2016 alle 10:05

Una società basata sulla divisione del lavoro si fonda sull’astensione

La “piattaforma” lasciata in eredità da Gianroberto Casaleggio al Movimento Cinquestelle si chiama “Rousseau”. L’idea della volontà generale, la magia per cui ciascuno, unendosi a tutti, non obbedisce che a se stesso, e resta libero come prima, ha bisogno di una fantasia dell’uomo naturale: quello al quale le catene le avrebbe messe il progresso, la civiltà, la divisione del lavoro.

 

A Casaleggio va riconosciuto d’aver coltivato una democrazia coerente: che si voti su tutto. Peccato che di questo tutto (che per inciso coincide con la vita e la borsa degli altri) non ne sappiamo granché. I fenomeni sociali sono complessi, perimetrarne le cause è difficile, più complesso ancora identificare le singole azioni che possano cambiarne il corso. La democrazia moderna si basa sulla finzione per cui un elettore dovrebbe essere “rappresentato” da signori che ha contribuito a scegliere, ma nella serena ignoranza di ciò che pensano sulla gestione del servizio idrico integrato, sul bail in o la banda larga nelle aree “grigie”. Una piattaforma per la democrazia diretta, che interroga l’elettore di continuo, elimina le ipocrisie: che si voti di continuo, abituando il cittadino a informarsi su ciò che va a deliberare. Utilizzerà pure un sito Internet: ma è un sistema che può funzionare soltanto in un mondo più semplice, in cui gli uomini naturali non conoscono il giogo del progresso o, referendum dopo referendum, se ne siano liberati. Una società basata sulla divisione del lavoro si fonda sull’astensione. Io rinuncio a provare a improvvisarmi competente quando non lo sono, non voglio fare l’ortopedico la mattina e il costituzionalista la sera. Se rifiutiamo di sapere tutto tutti, riusciamo a vivere tutti un po’ meglio. Specializzandoci, diventiamo ciascuno padrone di uno spicchio delle conoscenze di cui la società ha bisogno.

 

Dipendiamo l’uno dagli altri. Ci asteniamo, continuamente, dal pretendere di decidere come quelle conoscenze che non possediamo debbano essere impiegate. Anche la democrazia per procura immagina un elettore straordinariamente più informato, e un parlamentare straordinariamente più informato, di quanti se ne conoscano nella realtà. Ma il continuo esercizio del voto richiede una drastica semplificazione della materia su cui si vota, per avere un senso. Ecco perché chi ha in uggia il progresso tecnico è probabile disprezzi pure l’astensione. Non concepisce che ci sia qualcosa che decidiamo di non voler neppure provare comprendere, e per il nostro bene.

 

Alberto Mingardi è il direttore generale dell' Istituto Bruno Leoni

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