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Il patto del Nazareno segreto

Perché nel centrodestra non è più tabù riparlare di un patto tra Renzi e Berlusconi? I punti di un nuovo patto, l’interesse di Renzi e un disegno originale che spiega cosa intendeva nel 2014 il Cav. con la parola “fusione”.

29 Marzo 2016 alle 06:18

Il patto del Nazareno segreto

Silvio Berlusconi e Matteo Renzi (foto LaPresse)

Lo rifarà oppure no? Ci farà un pensierino oppure no? Ci riproverà oppure niente? Riavvolgiamo il nastro e proviamo a raccontare questa storia con calma, partendo da quello che doveva essere, tempo fa, e arrivando a quello che dovrebbe essere oggi ma chissà se sarà. Siamo sempre lì. Berlusconi e Renzi. Renzi e Berlusconi. I percorsi paralleli e le convergenze inevitabili. Gli intrecci e gli scazzi. I progetti e il futuro. Tutto sintetizzato magnificamente in questo schemino che trovate qui sotto.

 



 

Lo stesso, identico schemino che per mesi, mesi e mesi Silvio Berlusconi ha offerto ad Arcore e a Palazzo Grazioli ai suoi commensali durante i giorni in cui il patto del Nazareno era solido e i percorsi di Renzi e Berlusconi erano più che sovrapponibili. Ma cosa era quel disegno? Cosa voleva dire? E soprattutto, oggi, con la sinistra del Pd lontana dal Pd e i volti sinistri del centrodestra lontani dal centrodestra, è possibile che quello schema venga nuovamente e clamorosamente replicato? Ed è possibile che la politica sentimentale di Silvio Berlusconi, dopo essere stata ferita a morte dal Matteo di Firenze, consideri l’affronto del Matteo di Milano così grave dall’essere pronto a ritornare tra le braccia del presidente del Consiglio? Fosse solo il Foglio a porsi questa domanda potremmo anche dire che la notizia non c’è. Ma la notizia, invece, c’è; e non si può non registrare come la pressione su Silvio Berlusconi da parte della sua famiglia, della sua azienda e ora anche di un pezzo significativo del suo entourage – torna con Renzi, provaci – sia tornata a essere piuttosto alta. E molte delle persone che vogliono bene a Berlusconi (e che non riescono a vedere un centrodestra futuro spinto dal carrozzone salviniano) suggeriscono oggi di farlo un tentativo, di riprovarci e di costruire, prima del prossimo referendum costituzionale, un nuovo patto con il centrosinistra renziano. In primo luogo per una questione di sopravvivenza politica, perché, come è evidente, se Forza Italia insegue Salvini regala voti a Salvini, mentre se Forza Italia gioca sullo stesso terreno di Renzi diventa improvvisamente credibile e persino competitiva (modello Milano, modello Parisi) e in prospettiva potrebbe svuotare persino quel che resta del partito alfaniano. In secondo luogo, senza considerare il fatto che Berlusconi farebbe di tutto per far durare il più a lungo possibile questa legislatura (più si va avanti e più ci sono possibilità che i due Matteo si logorino), per una questione legata a una semplice e lineare opportunità politica: se Renzi, dal governo, sta mettendo a segno molte riforme che avrebbe potuto fare Berlusconi, non avrebbe senso cercare di raccogliere i dividendi provando ad assumere un ruolo più di governo e meno di opposizione su alcuni temi sui quali non si capisce come il centrodestra possa essere all’opposizione?

 

Per dirne una: con che faccia il partito di Berlusconi (che a Palazzo Madama ha 40 senatori) potrà votare contro la prossima riforma sulla contrattazione aziendale che sarà un passo in avanti per legare, come chiede da anni Berlusconi, il salario dei lavoratori alla produttività? L’intenzione di convincere Berlusconi a tornare con il Matteo senza felpa non è mai stata così forte dai tempi di quel disegnino (ora ci arriviamo a quel disegno). Ma ciò che invece è tutto da valutare è se Renzi avrebbe interesse o no a costruire un nuovo percorso con il Cav.

 

Apparentemente si potrebbe dire che il problema non sussiste perché i numeri Renzi ce li ha, in Senato non c’è Berlusconi ma c’è Verdini, nei momenti di difficoltà a Palazzo Madama Forza Italia fa avanti e indietro per garantire il numero legale e in fondo per Renzi, una volta incassata la legge elettorale, non ci sarebbe più interesse a ridare spazio all’ex Cav. Eppure, nella testa di Renzi, anche in vista dell’appuntamento referendario, tra una grande coalizione risicata allargata ad Alfano e Verdini e una grande coalizione ufficiale, sul modello Cdu-Spd, allargata anche al partito più importante del centrodestra e al suo leader in esilio dai palazzi della politica, la seconda ipotesi avrebbe un suo appeal, una sua dignità, e permetterebbe al presidente del Consiglio non solo di avere più peso in Europa ma anche di avvicinarsi ancora di più ai cuori e ai cervelli degli elettori di centrodestra – e Renzi in fondo non ha mai dimenticato che il 41 per cento delle elezioni europee arrivò anche grazie agli effetti benefici del patto del Nazareno.

 

Futuro, presente e passato. E se vogliamo partire da questo ragionamento è possibile tornare indietro nel tempo, alla primavera del 2014, per spiegare la ragione per cui, nelle sue conversazioni private, Berlusconi, prima di prendere una rapida sbandata per Salvini, per inquadrare il suo rapporto con Renzi era solito utilizzare questo disegno. Un disegno che dice molto di quello che poteva essere il patto del Nazareno e di quello che a certe condizioni potrebbe tornare a essere un domani lo stesso patto.

 

Lo schema funziona così: Forza Silvio e Forza Matteo al centro, in un unico cerchio, e fuori dal cerchio centrale, come tanti asteroidi impazziti, Grillo, Salvini, Meloni e la sinistra alla Vendola e alla Fassina. Racconta chi ha riprodotto il disegno per noi, una persona molto vicina a Berlusconi che ha visto più volte con i suoi occhi il Cav. riprodurre quello schema, che nella testa dell’ex premier il piano era questo: verificare attraverso il patto del Nazareno la possibilità di trasformare l’abbraccio con Renzi in qualcosa che andasse ben al di là della semplice alleanza nel corso di una legislatura e lavorare per creare una creatura politica di governo che potesse portare avanti alcune vecchie battaglie del primo Berlusconi.

 

Nell’idea originaria del Cav., il patto del Nazareno avrebbe dovuto insomma contribuire a creare due schemi di gioco: nel primo ci sono le forze di governo, destinate a governare insieme a lungo; nel secondo ci sono le forze di non governo, destinate a muoversi a lungo in una galassia più di opposizione che di governo. “Fusione” era la parola che Berlusconi in quel periodo usava con maggiore frequenza e la fusione non era intesa come una giustapposizione tra partiti ma come uno scenario inevitabile da mettere in pratica nel caso in cui Berlusconi e Renzi si fossero ritrovati al voto anticipato con il sistema elettorale ancora attualmente in vigore: l’Italicum alla Camera, il Consultellum al Senato.

 

Nel partito del Cav. qualcuno era arrivato a sostenere (Romani, Gelmini) che il patto del Nazareno dovesse contribuire a dar vita a un nuovo amalgama sullo stesso schema che verosimilmente seguiranno i parlamentari che gravitano attorno a Denis Verdini. Ma lo strappo successivo al passaggio dell’elezione del capo dello stato, come è noto, ha fatto saltare tutto e nell’ultimo anno e mezzo, nell’entourage berlusconiano, richiamarsi a quel disegno era semplicemente un tabù. Oggi, anche sotto la spinta cordiale, amichevole ma decisa, dei Fedele Confalonieri, dei Gianni Letta e della stessa famiglia berlusconiana se ne riparla invece con insistenza e lo stesso Berlusconi si ritrova di fronte a un dato di fatto: le persone di cui si fida di più e a cui è più legato politicamente (e sentimentalmente) suggeriscono di riavvicinarsi a Renzi; le persone di cui Berlusconi si fida di meno e a cui è meno legato politicamente (e sentimentalmente) suggeriscono di trasformare il centrodestra in una sorta di movimento a trazione lepenista. Conviene? E se fosse tutta una mossa, dice Berlusconi, per usare il brand del Cavaliere per recuperare qualche voto ma senza voler pensare davvero a come costruire una destra moderna e competitiva? In questo quadro Berlusconi sa che le amministrative non potranno spostare più di tanto il baricentro del centrodestra e in virtù del premio alla lista previsto dalla nuova legge elettorale (che entrerà in vigore il primo luglio) alla fine l’ultima parola sulla coalizione, prima delle prossime elezioni, verosimilmente spetterà ancora a Berlusconi. Il punto è: cosa fare, in questa fase, da qui alle elezioni politiche, per non farsi travolgere dal salvinismo e non regalare per sempre i propri elettori a Renzi? E come evitare che Renzi decida di andare al voto già il prossimo anno, sfruttando il disordine interno al centrodestra? Un nuovo patto, un nuovo Nazareno, permetterebbe a Berlusconi di ritornare centrale e darebbe la possibilità a Renzi di costruire con più credibilità e più forza attorno al referendum costituzionale il futuro partito della nazione. Nello schema del Cav., come abbiamo detto, il partito della nazione avrebbe dovuto essere formato, in un futuro non definitivo, da un Forza Silvio e un Forza Renzi. Nel nuovo schema di un nuovo ipotetico Nazareno bis, l’abbraccio tra un Forza Silvio (partito di centrodestra depurato dal salvinismo) e un Forza Renzi (Pd depurato dai conservatorismi di sinistra) potrebbe avere un senso solo a una condizione: un accordo tacito e non scritto per far convergere su Forza Renzi i voti del centrodestra in presenza di un ballottaggio. Le elezioni comunali valgono quello che valgono ma a Roma e a Torino, se al ballottaggio dovessero arrivare un candidato del Forza Renzi contro un candidato del Forza Grillo, il disegno di Berlusconi potrebbe tornare più attuale che mai. Per ora con una convergenza sui voti. Un domani, magari, con una convergenza politica. Berlusconi, anche se al momento questa non è la sua prima opzione, ci penserà. Renzi, sempre con cautela, ci penserà. Gli ambasciatori sono al lavoro e un Nazareno bis, oggi, incredibilmente, non sembra più essere un’eresia. Chissà.

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