Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Per chi tifa Renzi in Confindustria

Claudio Cerasa
La domanda è lecita nonostante la premessa possa trarre in inganno. La premessa la conoscete tutti: Renzi che dice che i vecchi corpi intermedi sono morti, Renzi che dice che la disintermediazione è il futuro dell’umanità, Renzi che dice che la concertazione non ha più ragione di essere perché il governo se ne frega di Cgil e Confindustria.

La domanda è lecita nonostante la premessa possa trarre in inganno. La premessa la conoscete tutti: Renzi che dice che i vecchi corpi intermedi sono morti, Renzi che dice che la disintermediazione è il futuro dell’umanità, Renzi che dice che la concertazione non ha più ragione di essere perché il governo se ne frega di Cgil e Confindustria e va avanti per la sua strada senza badare ai capricci dei sindacati. Se questa premessa fosse del tutto valida, la notizia che vi stiamo per dare avrebbe poco senso, sarebbe senza appeal e potrebbe essere archiviata facilmente sotto la voce varie ed eventuali. Gli anni trascorsi al governo da Renzi hanno però mostrato la complessiva fragilità della premessa. E’ vero che Renzi si è dato da fare per combattere in tutti i modi Cgil e Fiom, rendendole di fatto marginali. Lo stesso ragionamento, però, non vale per l’altra metà del cielo della concertazione, ovvero Confindustria. Renzi, da sempre, ancora prima di arrivare a Palazzo Chigi, ha mostrato una particolare sensibilità verso il mondo confindustriale e la disintermediazione renziana non si può dire che in questi anni sia stata applicata con i vertici di Viale dell’Astronomia (chiedete all’Ufficio studi di Confindustria quante email partono ogni giorno indirizzate agli uffici di Palazzo Chigi).

 

Renzi, dunque, a Confindustria ci tiene, eccome, e alla vigilia del rinnovo dei vertici del sindacato degli imprenditori è naturale chiedersi per chi faccia il tifo il presidente del Consiglio tra Vincenzo Boccia e Alberto Vacchi. Nonostante le apparenze, e nonostante nel dibattito mediatico sia certamente Vacchi il candidato che è riuscito a far passare con più efficacia un certo messaggio di discontinuità rispetto al passato (sponsor principali di Vacchi: Montezemolo e Rocca), il candidato che Palazzo Chigi osserva con più simpatia o forse con meno preoccupazione è certamente Vincenzo Boccia (sponsor principali: Abete e Marcegaglia). Renzi ha scelto di non entrare nella partita confindustriale per evitare di ritrovarsi con un presidente ostile a Viale dell’Astronomia e pubblicamente non dirà nulla sulla corsa al dopo Squinzi. Eppure, secondo quanto appreso dal Foglio, la ragione che porta Renzi a diffidare del presidente e amministratore delegato di Ima e a prediligere l’imprenditore salernitano è legata alle differenti posizioni dei due candidati rispetto a un tema che nei prossimi tempi sarà centrale per il governo Renzi: la riforma della contrattazione aziendale.

 

La non ostilità tra Landini e Vacchi (i due hanno un ottimo rapporto anche se Landini ha negato di fare il tifo per Vacchi) ha un suo riflesso diretto nella partita delle relazioni industriali per una ragione semplice. Renzi ha infatti bisogno di un presidente di Confindustria che sia più che disponibile a firmare contratti nazionali che lascino decidere gli aumenti dei salari alla contrattazione aziendale e che aiutino il governo a realizzare un modello di produttività che in un certo senso potremmo definire marchionniano (legare all’aumento della produttività l’aumento dei salari, valutando però ogni singolo contratto nell’ambito di una contrattazione di secondo livello e non più nazionale). Non è certo un caso che nel programma dell’imprenditore bolognese (Vacchi) alla contrattazione aziendale siano dedicate poche righe. E non è un caso che Boccia abbia scelto di occhieggiare a Renzi proprio puntando forte su questo punto (“Il cuore della questione è chiaro – scrive Boccia a pagina 3 del suo programma – Dobbiamo fare del livello aziendale di contrattazione la sede dove realizzare lo scambio cruciale tra miglioramenti organizzativi e di produttività e incrementi salariali, con facoltà di derogare al contratto nazionale”). Nell’ottica renziana serve dunque un presidente che sappia declinare la disintermediazione con i sindacati seguendo lo stesso spartito del presidente del Consiglio e anche se il segretario del Pd non interverrà direttamente nella partita confindustriale nei prossimi giorni non mancheranno occasioni per ragionare su un percorso condiviso. Senza esporsi, naturalmente, ma con la volontà di evitare che al duo Squinzi-Camusso si sostituisca il duo Landini-Vacchi. I tempi stringono. Si vota entro il 31 marzo.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.