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Lo stress test del Pd si chiama Verdini

Osservare le reazioni della sinistra all’avvicinamento progressivo tra Matteo Renzi e il leader di Ala è uno spasso quotidiano che ci auguriamo non ci venga mai sottratto. Il problema del centrosinistra con Verdini non è Verdini ma è l’identità del Pd - di Claudio Cerasa

4 Marzo 2016 alle 18:13

Lo stress test del Pd si chiama Verdini

foto LaPresse

Perdonateci la leggerezza e forse lo snobismo ma osservare le reazioni del Pd all’avvicinamento progressivo tra Matteo Renzi e Denis Verdini sono uno spasso quotidiano che ci auguriamo non ci venga mai sottratto. L’ultimo sorriso ce l’hanno strappato qualche giorno fa i Matteo Orfini, i Roberto Speranza e i Pier Luigi Bersani terrorizzati dall’idea che un qualche verdiniano potesse presentarsi ai gazebo del Pd per votare un qualche candidato alle primarie. Dubitiamo fortemente che il nostro amico Verdini sia interessato a entrare nella galassia del Pd. Ma anche questo piccolo caso, questa reazione sdegnata di una parte della sinistra all’idea che ci possa essere qualcuno “non di sinistra” che si avvicina alla sinistra, è la dimostrazione che il problema degli avversari di Renzi non riguarda Verdini ma riguarda da un lato il Pd e dall’altro Renzi. Prima o poi, e sorridiamo ancora, i simpatici Speranza, Orfini e Bersani dovranno riconoscere che per governare l’Italia e vincere le elezioni e forse vincere le primarie non si può fare gli schifiltosi e accettare solo i voti di chi ci assomiglia. Bisogna allargare il perimetro e accogliere, non rifiutare, chiunque si senta vicino al progetto di un partito a vocazione maggioritaria.

 

L’illusione del partito dei SOB (Speranza, Orfini, Bersani) è che sia possibile scegliere da che parte allargare il recinto del partito ma a tutti coloro che si augurano che un giorno i grillini verranno a votare Pd vorremmo ricordare che quel giorno probabilmente non arriverà mai. Il Pd oggi è un partito anti grillino che ha scelto di sacrificare la sua costola più a sinistra per conquistare i voti di centro e anche quelli di destra. Può piacere o no ma gli unici partiti che funzionano (e che poi di solito governano) sono quelli che ragionano così. Il centrosinistra è bene scriverlo tutto attaccato. Scriverlo staccato è un modo come un altro per tornare ai tempi in cui il partito del SOB governava la sinistra. Riuscirà davvero il Pd a fare questo passo in avanti? Vedremo. Ma da questo punto di vista, l’avvicinamento di Verdini a Renzi è per il Pd un perfetto stress test per capire che futuro avrà il centrosinistra italiano.

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