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Ncd avrà ancora un senso se da “governista” diventerà “movimentista”

Dopo l’articolo di Salvatore Merlo sul partito di Angelino Alfano ci scrive Fabrizio Cicchitto: “Per esorcizzare gli oscuri bisogna fare un salto di qualità e riprendere in modo incisivo l'iniziativa politica”.

2 Febbraio 2016 alle 17:55

Ncd avrà ancora un senso se da “governista” diventerà “movimentista”

Angelino Alfano (foto LaPresse)

Al direttore - Sul Foglio di venerdì la penna affilata di Salvatore Merlo ha fatto a fettine l'Ncd. Nella sua requisitoria Merlo omette un elemento fondamentale: senza l'atto di coraggio compiuto da Angelino Alfano e da circa sessanta parlamentari fra deputati e senatori che non condivisero la scelta del Cavaliere di ritirare la fiducia al governo Letta, la stessa linea politica del Foglio di questi mesi sarebbe stata impraticabile.

 

Infatti qualora il governo Letta fosse caduto adesso non parleremmo di Renzi, della legge elettorale, dell’Europa, del patto del Nazareno, di Verdini e di molto altro. Tutto sarebbe stato spazzato via e saremmo andati dritti ad elezioni anticipate dall'esito imprevedibile. Allora se non si dà ad Alfano e all'Ncd l'onore delle armi rispetto al nodo fondamentale costituito dalla governabilità, a mio avviso si fa una analisi dimezzata a rischio di faziosità. Ciò detto, come ricorda anche Merlo, al suo decollo l'Ncd incise in modo profondo sulla struttura politica di Forza Italia. Cosa è successo dopo? Di fronte all'Ncd c'erano due possibili linee politiche di fondo. Secondo l'ipotesi "movimentista" l'Ncd avrebbe dovuto mantenere la sua presenza al governo, ma concentrare la sua iniziativa nel marcare la propria autonomia politica e programmatica nei confronti del Pd e dello stesso Renzi e anche nello sviluppare una polemica serrata nei confronti di Forza Italia. Per far questo però Alfano, che è di gran lunga la personalità di maggior spicco dell'Ncd, avrebbe dovuto scegliere di fare fino in fondo il leader del partito collocandosi fuori dal governo. Secondo la linea "governista" invece l'Ncd doveva concentrare tutte le sue energie migliori nel governo a partire dal suo leader. Ha prevalso nettamente questa seconda scelta. Ora questa linea ha avuto le sue luci, ma anche le sue ombre. Le luci sono costituite dall'aver assicurato una governabilità di alto profilo qual è quella del governo Renzi e indubbie conquiste programmatiche (dal jobs act, alla responsabilità civile dei giudici, alla riforma costituzionale, all’abolizione dell’Imu, ad altro).

 

[**Video_box_2**]Sennonché queste positive conquiste hanno avuto solo flebilmente il segno dell'Ncd perché se Renzi non ha dato vita al partito della nazione preferendo tenersi stretto un recalcitrante Pd certamente ha fatto sinora fino in fondo il "governo della nazione" realizzando provvedimenti in due direzioni: l’area di centro della società italiana (imprenditori e lavoratori autonomi) e le fasce sociali più disagiate (vedi gli 80 euro). Questo snodo fondamentale ha appannato l'immagine dell'Ncd con due complicazioni ulteriori: Alfano ha svolto benissimo il ruolo di ministro degli Interni, ma lo ha fatto in una fase difficilissima. La vicenda dell'immigrazione ha nuociuto sul piano del consenso politico-elettorale all'Ncd almeno fino a quando non è stato evidente che l'attuale immigrazione non ha nulla a che fare con quella precedente perché essa è frutto di una crisi epocale, di guerre e di terrorismo. L'altro punto che ha indebolito l'Ncd è stato il fatto che mentre la tematica sul lavoro, e quindi sul jobs act, è stata egregiamente elaborata e sostenuta da Maurizio Sacconi (io condivido quasi tutto quello che Sacconi sostiene sul piano lavoristico e quasi niente di quello che sostiene sulla bioetica), sul piano più propriamente economico l’ Ncd è stato spesso silenzioso, eppure c'era e ci sarebbe molto da dire perché Renzi per dare forza e credibilità alla sua giusta iniziativa sull'Europa dovrebbe intervenire in modo molto più incisivo sul taglio della spesa pubblica. Ma qui veniamo al nodo politico di fondo. Troppo a lungo l’Ncd ha accarezzato una missione impossibile: quella di costruire un centrodestra nuovo e diverso stando al governo con Renzi ma di lì preparando una alternativa proprio a lui. Questa ipotesi già di per sé assai difficile è totalmente saltata quando Berlusconi ha rotto il patto del Nazareno. Per l'Ncd e per tutta l'Area Popolare è venuto quindi il tempo di prendere il toro per le corna e di porsi un diverso obiettivo politico che è quello di aggregare una area di centro, distante dall'attuale centrodestra, distinto nettamente da un Pd assai contraddittorio, alleato lealmente con Renzi al governo, ma proteso ad avere una propria autonomia politica e programmatica. In questo quadro penso che l'ultimo atto dell'Ncd "governista" sia stato proprio quello costituito dal rimpasto di governo. Ma non c'è un automatismo fra gli incarichi di governo e il ruolo politico. Di conseguenza per evitare l'esito nefasto previsto da Merlo occorre una ripresa piena della iniziativa politica perché nessuno regala niente, specie in termini di spazio politico, anzi la minoranza dem vorrebbe i centristi “morti” per riuscire così a far fuori anche Renzi. Il centinaio di deputati e la sessantina di senatori che si richiamano alle varie sigle del centro che appoggiano il governo dovrebbero dare vita a un soggetto politico davvero nuovo, organizzato in forme democratiche con le primarie per eleggere i suoi gruppi dirigenti e che come leader scelga una personalità al di fuori dei vertici attuali. Un partito di cattolici e laici, senza concessioni all’integralismo apocalittico di Gandolfini. In sostanza proprio perché l'Ncd ha realizzato tutto quello che poteva realizzare sul terreno del “governismo”, adesso deve riprendere una fase movimentista. Tutto ciò è possibile? Francamente me lo auguro avendo la convinzione che per esorcizzare gli oscuri presagi vaticinati da Merlo bisogna fare un salto di qualità e riprendere in modo incisivo l'iniziativa politica.

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