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Come Di Maio ti smonta la fuffa della democrazia diretta, o yeah

Il Movimento 5 stelle ora riconosce che il popolo, la rete, in pratica la si consulta non quando è giusto ma quando è conveniente.

13 Gennaio 2016 alle 18:11

Come Di Maio ti smonta la fuffa della democrazia diretta, o yeah

Luigi Di Maio (foto LaPresse)

Al direttore - Leggo sulla Stampa una intervista a mio modo di vedere molto significativa dell’onorevole Luigi Di Maio. Di Maio fa parte del direttorio del Movimento 5 stelle e dopo averci raccontato i danni che possono causare intercettazioni telefoniche decontestualizzate spiattellate sui giornali ora ci delizia con un’altra affermazione mica male. Domanda il giornalista della Stampa: “Perché non avete messo in votazionesul blog l’espulsione di Rosa Capuozzo?”. Risposta: “Cosa avremmo dovuto mettere in votazione? Se è giusto o sbagliato prendere i voti della camorra?”. Domanda ulteriore del cronista (Maesano): “Se è giusto o sbagliato espellere un sindaco non indagato, ad esempio”. Risposta, fantastica: “Certo, se avessimo avuto un sindaco coinvolto nelle indagini, allora sarebbe stata una decisione più semplice. Il nostro però è un punto di principio. E i principi non si discutono né si mettono in votazione”. Che dire? Come diceva ieri un vostro lettore: uno non vale uno, almeno non sempre, qualche volta vale un Quarto.
Luca Martini

 

E’ una storia fantastica. E’ la Caporetto della democrazia diretta e di chi ha spacciato come se fosse una droga un’illusione clamorosa e semplicemente ridicola: che i rappresentanti debbano sempre valere come i rappresentati. Il Movimento 5 stelle, che inizialmente aveva promesso che avrebbe fatto votare il suo popolo, er web, anche per scegliere le mutande da mettere la mattina, ora riconosce dunque che il popolo, la rete, in pratica la si consulta non quando è giusto ma quando è conveniente. Dove il conveniente di solito coincide con un concetto semplice: chiediamo un aiuto da casa, gentili elettori, solo per ratificare le nostre scelte. D’altronde lo stesso magnifico e spassoso direttorio del Movimento 5 stelle – simbolo del non partito che diventa partito – è nato così: amici elettori da casa, non vi chiediamo di scegliere chi guiderà il partito, vi chiediamo solo di dire se vi va bene chi abbiamo scelto noi. Uno vale un Quarto, appunto.

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