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Unioni civili che dividono

La fronda interna al Pd. Per Di Giorgi è aprire all’utero in affitto. Fioroni e la biopolitica necessaria

9 Gennaio 2016 alle 06:16

Unioni civili che dividono

Roma. Il 26 gennaio arriva in Aula a Palazzo Madama il disegno di legge Cirinnà, le cui norme riguardano le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze. Il “fronte del no” si sta attrezzando. Le Sentinelle in piedi annunciano manifestazioni in tutta Italia, da Verbania a Catania, per il 23 e 24 gennaio. Qualche giorno dopo – la data ancora non è stata ufficializzata – ci sarà a Roma un nuovo Family day, dopo quello del 2007 contro i Dico. Ai tempi, Matteo Renzi era presidente della provincia di Firenze. Non mandò il gonfalone, ma aderì a titolo personale all’iniziativa: “Si riunirà tutto il mio mondo – disse il futuro premier – dagli scout ai focolarini alle imprese cattoliche, insomma io ci sarò comunque, anche se solo idealmente”. Questa volta è più complicato partecipare: mentre Renzi insiste per chiudere sulle unioni, Ncd chiude a qualsiasi tipo di mediazione. “La nostra idea – dice al Foglio Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione, Ncd, vicino a Maurizio Lupi – è sempre la stessa del 2007: se si tratta di diritti, come la pensione, il lascito dell’eredità, l’accudimento in ospedale, siamo d’accordo e bisogna fare un passo in avanti. Se si tratta invece di un surrogato di famiglia, di matrimonio, di adozioni e di utero in affitto siamo contrarissimi. Vogliamo una legge che tuteli le unioni di fatto, ma che non apra ad altro; parliamo pure di diritti, ma non di matrimonio né di adozioni”. Il no di Ncd è totale, così come quello della Lega, che nelle settimane scorse si è espressa contro le unioni civili. Secondo il capogruppo leghista al Senato Gian Marco Centinaio, “spalancano le porte all’adozione da parte della coppie gay dei bambini. Il nostro futuro può essere garantito solo se i nostri figli saranno educati e protetti all’interno dalla famiglia naturale così come dettato non solo dalla Costituzione ma anche dal buon senso”.

 

La situazione dentro il Pd è più articolata: una trentina di senatori sono favorevoli alle unioni ma contrari alla “step-child adoption”, l’adozione del figliastro anche per le unioni civili tra omosessuali, prevista dall’articolo 5 della legge. Il rischio, secondo i senatori, tra cui la renziana Rosa Maria Di Giorgi, ex assessore della giunta fiorentina, è il ricorso all’utero in affitto. Una pratica illegale in Italia, ma non in altri paesi. “Se è ritenuta, come qualcuno dice, una pratica aberrante, non si capisce perché cambiare giudizio morale nel momento in cui viene fatta fuori dai nostri confini”, dice al Foglio Di Giorgi, che insieme agli altri senatori, tra cui Stefano Lepri, firmatario dell’emendamento, propone l’istituto dell’“affido rafforzato”, una norma “che faccia da deterrente alla pratica dell’utero in affitto” e più blanda sulle adozioni. Ncd però è contraria anche a queste “mediazioni da azzeccagarbugli”, dice Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro al Senato, per il quale il minore ha diritto “a crescere in un contesto di differenza di genere. E ovviamente il diritto del minore, che deve prevalere su ogni desiderio degli adulti, porta con sé la conferma della famiglia naturale cui fanno riferimento tanto la tradizione quanto la Costituzione”. E, sempre per restare al Pd, l’onorevole Beppe Fioroni non voterà un testo che contiene il matrimonio gay e le adozioni. “Un testo che contemplasse questi due aspetti – dice al Foglio – non è sostenibile. Il Pd ha dato giustamente libertà di coscienza. Io mi sono fatto promotore di una battaglia che non è stata accolta, cioè un referendum d’indirizzo. Vede, questo è il primo di una lunga serie di temi bioetici e biopolitici – come l’eutanasia – sui quali la politica non può essere così arrogante da volersi sostituire alle coscienze degli italiani”. Un errore, aggiunge Fioroni, anche le “mediazioni all’infinito, con le virgole e le parole: questa non è una contrattazione decentrata o una trattativa sul salario accessorio”. No, senza se e senza ma, dalle Sentinelle in piedi: “Istituire un’unione tra due uomini o due donne ed equipararla al matrimonio non significa estendere un diritto a chi non ce l’ha, significa invece ridefinire il matrimonio che, a questo punto, non sarebbe più fondato sulla complementarietà sessuale e la potenzialità generativa bensì su una ‘preferenza’ sessuale o, come va di moda dire ultimamente, ‘sull’amore’ inteso unicamente come sentimento ed emozione”. 

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