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In fondo a destra

Davvero il centrodestra deve affogare nella bolla salviniana? Parlano Orsina e Panebianco. Continua il casting di idee e persone per una destra alternativa a Renzi. Scriveteci a unleaderperladestra@ilfoglio.it.

29 Dicembre 2015 alle 10:47

In fondo a destra

Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini (foto LaPresse)

Roma. Incerto, asfissiato, confuso, il centrodestra della napoleonica vittoria del 1994 non esiste più e Silvio Berlusconi, federatore incandidabile, oscilla tra attrazione e ripulsa intorno a Matteo Salvini e alla sua grammatica molto di lotta e poco di governo, mentre da sinistra Matteo Renzi occupa una spazio riformista (“quello mi copia”) che forse riduce il campo di manovra della destra moderata. E allora ci vogliono un leader, un volto, una voce e delle parole d’orizzonte, “operazione non facile”, dice Giovanni Orsina, storico ed editorialista della Stampa, “un po’ perché Berlusconi sembra impedire questa ricerca ed è tentato dall’affidarsi alla grammatica di Salvini”, e un po’ perché “nessuno tra i piccoli leader della destra”, Meloni, Fitto, Alfano, Toti, “ha forza e capacità sufficienti”. “In Inghilterra – dice Orsina – è emerso un leader che all’inizio poteva sembrare inadeguato, debole, cioè Cameron. Ma Cameron è potuto crescere dentro la poltrona che occupava e l’ha potuto fare perché quello inglese è un sistema istituzionale solido. In Italia è tutto un altro paio di maniche. La nostra fragilità istituzionale impone che sia l’uomo a costruire l’istituzione, come ha fatto Renzi. Se le strutture mancano, si torna all’individuo”. Ma qual è allora l’identikit, per linee vaghe, di un leader possibile per la destra?

 

“Il leader della destra in potenza, oggi, dovrebbe avere enormi capacità politiche e comunicative”, risponde Orsina. “Insomma ci vorrebbe un altro Renzi, o un Craxi. Un talento spontaneo, sorgivo. E giovane. Giovanissimo. Magari uno che abbia anche meno di trent’anni. Una cosa completamente nuova”. Ma è possibile? Dice il professor Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della Sera, “un altro federatore al posto di Berlusconi non può emergere. Non finché c’è Berlusconi. Ma molto dipende da Renzi. Se Renzi perde smalto è possibile che succeda qualcosa. Altrimenti rimane tutto com’è”. E allora Orsina dice che lo spazio ci sarebbe, e che lo smalto si è già intaccato, “in linea teorica”. Cioè, il professore della Luiss: “La legge di Stabilità del governo, per esempio, è tutta spesa e mantenimento. Ma nessuno è liberale, la rivoluzione liberale è morta perché è impopolare. Si tratta di colpire lobby organizzate, si tratta di far arrabbiare un po’ di gente nel breve periodo per avere enormi vantaggi e popolarità nel lungo periodo. Ma non lo fa nessuno perché il consenso immediato è tutto. E se Renzi non fa politiche liberali perché teme il malcontento, perché dovrebbe farle la destra tentata dal più facile populismo? Ma una vera destra dovrebbe dire queste cose. Come dovrebbe, e potrebbe, senza urlare alla Salvini, mettere in evidenza tutte le pavidità politicamente corrette di Renzi: dall’immigrazione ai temi etici. Senza urlare e senza spararle grosse si può benissimo dire che l’immigrazione va governata. E lo stesso vale per l’Europa e i nostri rapporti con Bruxelles. Ma se vuoi rovesciare le parole d’ordine del politicamente corretto, ci devi mettere sostanza, non le ruspe e le felpe. Guardate Angela Merkel. Certo, in gran parte lei funziona perché è la Germania a funzionare, ma lei dimostra pure quanto questa possa essere l’epoca dei pragmatici e non degli ideologici urlatori”. Aggiunge Panebianco: “L’agenda liberale avrebbe ancora senso. Ma non la apre, e non l’ha aperta nessuno. Non lo fece Berlusconi, e non lo fa Renzi, che è a capo di un buon governo in stile Prima Repubblica. L’impopolarità spaventa, e c’è sempre uno iato, una discrasia, tra il cosiddetto storytelling, cioè la narrazione, e la policy”.

 

[**Video_box_2**]E per tutti Berlusconi è un problema, come sabbia nel motore. “Anche se”, conclude Orsina, “se ne avesse voglia – cosa di cui dubito – lui il leader lo potrebbe anche fabbricare in laboratorio”. Cioè? “Non ha gente di sostanza? Pazienza. Ne prende uno, il meno peggio. Uno che si presenta bene, come per esempio Mara Carfagna. La fa stare in tivù tutte le sere, le mette a disposizione i suoi tanti quattrini, e s’impegna nella costruzione artificiale di un sistema mediatico ed economico intorno a lei. Alla fine la cosa potrebbe anche funzionare e permettergli di dire a Salvini: ‘Caro mio, come vedi devi fare un passo indietro’. Ma non succede”. E se succede? “Renzi è venuto fuori soltanto perché il Pd a un certo punto, con le primarie, è diventato contendibile. Berlusconi invece non vede nient’altro che se stesso”.

 

 

 

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