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A Parma c’è un Pizzarotti buono e uno cattivo, ossessionato dagli spazzini

Le follie del sindaco anti-inceneritore, simbolo del M5s locale. Nell’ormai remoto 2012 molti parmigiani hanno creduto che questo bancario sponsorizzato nel piazzale della Pilotta da un tracimante e divertente (io c’ero) Beppe Grillo, avrebbe bloccato, come da promesse solenni, l’inceneritore al centro della campagna elettorale. Hanno creduto e hanno votato. Sbagliando due volte.

29 Dicembre 2015 alle 13:12

A Parma c’è un Pizzarotti buono e uno cattivo, ossessionato dagli spazzini

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti (foto LaPresse)

Il Pizzarotti buono, a Parma, si chiama Paolo ed è colui che produce il miglior Lambrusco Maestri di sempre, ossia il Lambrusco I Calanchi. Di questa affermazione sono certo come del mio essere vivo in questo momento: bevo Lambrusco Maestri, la varietà parmigiana di Lambrusco, ormai da decenni e ogni anno, mentre Parma e l’Italia declinavano, il Lambrusco (non solo il Maestri ovviamente, ma anche il Sorbara e il Grasparossa) grazie soprattutto alle nuove tecniche di cantina instancabilmente ascendeva, diventando via via più pulito, più fresco, più fragrante. Il Pizzarotti buono è anche il Pizzarotti davvero importante perché in qualità di titolare dell’omonima impresa di costruzioni fattura 1.150 milioni di euri e dà lavoro a più di 3.000 persone.

 

Poi c’è il Pizzarotti cattivo che si chiama Federico. Non è parente di quello buono. Non dà lavoro a nessuno: i dipendenti comunali sono dipendenti comunali a prescindere, vengono pagati dal contribuente, mica dal sindaco. Ed è cattivo perché ce l’ha con me, con le mie tasche (tasse dei rifiuti) e con le mie orecchie (camioncini della raccolta porta a porta che giorno e notte assordano chi vive negli stretti borghi del centro). Essendo diventato un politico, e tale volendo rimanere, ha imparato a scaricare le colpe sempre sugli altri, così l’aumento delle tasse dei rifiuti sarebbe dovuto al governo centrale che certamente è colpevole di molto ma non di tutto e di sicuro non della costosissima, ideologica e inefficiente raccolta differenziata spinta, inflitta a una cittadinanza che stavo per definire incolpevole mentre invece incolpevole non è.

 

Non l’ho mica votato io Pizzarotti Federico.

 

Nell’ormai remoto 2012 molti parmigiani hanno creduto che questo bancario sponsorizzato nel piazzale della Pilotta da un tracimante e divertente (io c’ero) Beppe Grillo, avrebbe bloccato, come da promesse solenni, l’inceneritore al centro della campagna elettorale. Hanno creduto e hanno votato. Sbagliando due volte: primo perché le promesse non sono state mantenute e l’inceneritore non è stato bloccato; secondo perché l’inceneritore, buona soluzione al problema dei rifiuti, bloccato non andava. E così questi non troppo scaltri miei concittadini si sono ritrovati l’inceneritore in funzione e il sindaco anti-inceneritore in funzione, contemporaneamente. Inceneritore che fra l’altro è bello, oltre che utile. Pur non essendo firmato da un archistar ricorda l’iconica Battersea Power Station, la centrale elettrica celeberrima per la copertina dei Pink Floyd, disegnata negli anni Trenta da Giles Gilbert Scott, architetto le cui centrali elettriche si ispiravano alle cattedrali (non come oggi che le cattedrali si ispirano alle centrali elettriche). E se sotto non scorre il Tamigi bensì l’autostrada il progettista non ha colpa: Parma è città idrologicamente scarsa, il torrente omonimo è quasi sempre in secca e quando non è in secca sta per esondare, meglio starci lontano. Questa fantastica centrale, molto più bella delle fabbriche e degli autogrill circostanti, produrrebbe ancora più energia se il Pizzarotti cattivo la piantasse con la differenziata spinta e ripristinasse i cassonetti: ma questo finché sarà sindaco non avverrà siccome per lui è una questione di principio. La spazzatura è il suo chiodo fisso, ritiene che sia l’alfa e l’omega del suo mandato e così l’elegante città che fu della violetta e della Duchessa si trova invasa dai sacchetti, d’estate dalle puzze e tutto l’anno dalle bollette (un ristorante di medie dimensioni paga 1.000 euri di rifiuti al mese, poi ci si domanda perché a Parma sia ormai più facile mangiare kebab che anolini in brodo).

 

[**Video_box_2**]“Fin da piccolo ho voluto cambiare il mondo” ha impunemente dichiarato, e bisogna essere davvero maligni per concepire simili progetti di dominio planetario, robe da Napoleone, da Stalin, da “Grande dittatore” di Chaplin. “C’è della gente che sembra che sia condannata tutta la vita a vivere come se fosse a scuola: come se il mondo fosse un’enorme caserma a forma di scuola dove c’è un modo giusto, di fare le cose, e un modo sbagliato” ha scritto il parmigiano Paolo Nori in un libro scagliato per conto di tutti i parmigiani liberi contro il caporalmaggiore della Caserma Parma, un sadico che ride (ride sempre, come vittima di un permanente rictus tetanico) anche quando minaccia di applicare metodi da nuova Stasi ossia delazioni, multe, telecamere, ai residenti che non eseguono alla perfezione gli ordini del servizio ambiente e magari il martedì espongono il sacco giallo anziché quello bianco. Ossessionato dall’utopia decrescista del rifiuto zero, tutto concentrato sui processi della decomposizione, con la produzione di reddito e/o di bellezza che ha reso famosa Parma un simile personaggio evidentemente non c’entra nulla: appartengono a un passato sepolto le grandi mostre del Correggio e del Parmigianino mentre semidimenticato, semichiuso, giace il glorioso Teatro Regio. Perfino a Novara (ripeto: Novara) sono riusciti a rivitalizzare il locale teatro inserendovi il ristorante dell’illustre chef Cannavacciuolo. Mentre nella città che si vorrebbe capitale della gastronomia e della musica il Regio sta facendo le ragnatele perché per la lirica non ci sono i soldi e per qualsiasi altra iniziativa non c’è la testa, e così architetture di avvenenza mondiale, ma purtroppo di proprietà comunale, languono per colpa di una gestione bigia o di nessuna gestione. La Cittadella, meraviglia segreta di Parma, la fortezza più pedalabile d’Italia grazie alla pista alberata e sopraelevata, ha i ponti d’accesso marci (due su tre chiusi), i portoni marci (idem), i muraglioni marci, e pure i lampioni marci dunque nella presente stagione già a metà pomeriggio vi regnano il buio e la paura e nessuna donna osa metterci piede.

 

Peggio ancora in Pilotta, vergogna palese di Parma, caso da manuale di no-go area, come una banlieue parigina però nel centro del centro della città, dominio degli spacciatori africani che da anni costringe gli indigeni a fare il giro largo e in questo mese ha partorito il Mohammed che ha ammazzato di botte una povera Alessia. Nell’occasione il Pizzarotti cattivo ha avuto il cattivissimo gusto di parlare di femminicidio, come se la responsabilità di quel sangue dovesse ascriversi alla categoria dei maschi e non invece alla categoria dei Mohammed e a quella dei sindaci la cui attenzione è dedicata tutta agli spazzini e niente ai vigili urbani.

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